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RELIGIONE E PLAGIO: QUALE LINEA DI CONFINE?

La religione secondo Marx sarebbe l’“oppio dei popoli”, Sigmund Freud la definì in qualche modo un’“illusione”: davvero a noi moderni uomini dell’occidente non è concesso alcun sentimento religioso pena la perdita della nostra tanto decantata autonomia di giudizio e capacità critica? Il confine tra religione, o meglio religiosità, e plagio in realtà poco ha a che vedere con la contrapposizione fra spiritualità e individualismo che tanto animano il dibattito psicologico contemporaneo. L’emergenza di nuovi culti e movimenti religiosi riflette un bisogno di spiritualità umano che cerca altre vie per esprimersi; il plagio è un abuso che può avvenire o meno in un contesto religioso e va distinto dalla religione tout court.

L’individualismo dell’uomo moderno e post-moderno che tutto può essere, fare e reinventare ha in gran parte alimentato il mito dell’uomo di successo completamente artefice della propria fortuna, sganciato da istituzioni collettive come la chiesa che in passato tanta parte avevano nella definizione – certamente più stabile – delle identità personali. Accanto a questo assistiamo oggi all’emergere di nuovi movimenti religiosi che, tra revival di stampo new age e culti non convenzionali, suscitano fascino o diffidenza adombrando a volte lo spettro del plagio e delle sette religiose. Ma religione e plagio non sono la stessa cosa anche se la manipolazione mentale promossa da certi gruppi si maschera spesso dietro valori pseudo - religiosi.

 

Vedi anche cos'è il plagio in psicologia

Psicologia Analitica e religione moderna

Fra le correnti teoriche della psicologia moderna, la psicologia analitica è quella che con Carl Gustav Jung ha dato maggior legittimazione e diritto di cittadinanza al sentimento religioso e al bisogno di spiritualità non contrapponendoli né escludendoli dall’indagine psicologica e dalla salute mentale. Se istituzioni tradizionali come la stessa chiesa cattolica sembrano aver perso mordente, questo non basterebbe a relegare la religione a semplice illusione di cui, uomini moderni e consapevoli di sé stessi, si possa automaticamente fare e meno. Il bisogno di spiritualità è connaturato nell’animo umano e l’interesse moderno per culti esotici e estranei alle nostre tradizioni come il buddhismo zen, la meditazione e i nuovi movimenti religiosi sono conseguenza di questo bisogno che cercherebbe altre vie per esprimersi.

 

Plagio e psicosette

La religione e le sue variegate e attuali sincretiche declinazioni si distingue dal plagio nei fini con i quali vengono promulgati o offerti i valori e l’appartenenza ad un determinato gruppo o movimento. Il plagio e la manipolazione mentale che sostanziano quelle che Margaret Singer definì psicosette prendono solo in prestito l’apparenza di movimenti religiosi, spirituali, meditativi o di non meglio specificata crescita spirituale allo scopo di reclutare adepti da ridurre in uno stato di soggiogamento psicologico e controllo mentale intorno alla figura carismatica di un leader.

 

Le sette, i Nuovi Movimenti Religiosi e la libertà di culto

Nonostante il plagio sia una realtà che può insidiarsi dietro la religione o una qualche pratica di culto spirituale, questo non rende di per sé pericolosi o sanzionabili tali realtà, bensì la distorsione e falsificazione che alcuni ne fanno strumentalizzandole a fini e scopi differenti da quelli che gli sarebbero propri. E’ per questo che la Raccomandazione su Sette e Nuovi Movimenti Religiosi del Consiglio d’Europa del 1999 non ha ritenuto opportuno emanare una legislazione specifica in materia di sette e culti religiosi al fine di salvaguardare la libertà di espressione e di culto che è diritto fondamentale della persona. In materia di plagio lo stesso termine “setta” è inesatto e pregiudiziale là dove un movimento di culto non convenzionale non è pericoloso tout court e ciò che distingue religione e plagio non è l’esteriorità del culto ma la sua finalità: la crescita e l’evoluzione spirituale dell’individuo contro la manipolazione e la spersonalizzazione della sua mente.

 

Da dove nasce la spinta ad associarsi a una setta religiosa?

 

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