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PSICOTERAPEUTA, INTERVISTA A MICHAELA FANTONI E CHIARA RAFFOGNATO

Lo psicoterapeuta è una figura professionale che opera per il benessere dell'individuo e del gruppo, mettendo a disposizione competenze, strumenti e una relazione empatica e supportiva

Sulla figura dello psicoterapeuta c’è ancora a livello sociale un velo di mistero e scarsa conoscenza. Infatti pochi sanno che esistono diversi approcci e scuole di terapia, che è una figura diversa per alcune competenze dallo psicologo e tanto altro.

Per fare un po’ di chiarezza abbiamo intervistato le psicologhe e psicoterapeute cognitivo-comportamentali Michaela Fantoni e Chiara Raffognato di Centro Elpis.

 

Chi è lo psicoterapeuta e qual è la sua formazione?

Lo psicoterapeuta è un professionista laureato in psicologia o medicina, iscritto al relativo ordine professionale (medico o psicologo) che prosegue la sua formazione con un corso di specializzazione in psicoterapia riconosciuto dallo stato.

La formazione è di 4 anni in cui, oltre alla formazione in aula è affiancato un tirocinio pratico al termine del quale vi è la discussione di una tesi. Non in tutte le scuole, ma la maggior parte prevede anche un percorso di terapia personale, finalizzata a migliorare l’acquisizione di più competenze professionali e in alcuni casi risolvere anche qualche problematica personale o percorsi di supervisione sui casi trattati.

La formazione rimane costante anche dopo la specialistica, tramite congressi, convegni, master, corsi e studio personale.

 

Quanti approcci esistono e quali sono le macro differenze?

Dal comune fondamento epistemologico prendono vita numerosi orientamenti psicoterapici legati alle diverse teorie, che sviluppano anche metodologie diverse.

In Italia sono presenti circa 300 orientamenti diversi che si pongono come finalità il benessere e il trattamento dei disagi portati dal paziente con modalità, tempi e strumenti differenti, a volte anche fortemente distanti tra loro.

Ad esempio la psicoterapia breve strategica è lontana da quella psicoanalitica per tempi, modalità e visione generale; l’approccio cognitivo comportamentale è lontano dallo junghiano per scelte operative, strategie, tempistica, ecc.

Per ogni approccio esistono poi diverse scuole, con modi di agire, insegnare ed operare differenti che seguono i principi della teoria di riferimento. Per esempio tutte le scuole AIAMC (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva) si rifanno alle teorie cognitive e comportamentali.

 

Nell’approccio cognitivo comportamentale qual è il focus della terapia?

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale è un tipo di psicoterapia che si basa su un metodo di studio clinico e scientifico, evidence based, che da anni sta assumendo il ruolo di trattamento di elezione per la stragrande maggioranza di problemi emotivi e comportamentali.

Essa infatti è stata riconosciuta come efficace per il trattamento e la cura di disturbi d’ansia, depressione, disturbi alimentari e dipendenze, disturbi del comportamento in età dello sviluppo (es. ADHD), difficoltà negli apprendimenti scolastici, disturbi dello spettro autistico e tanti altri. 

È una terapia molto specifica, focalizzata sugli aspetti cognitivi e comportamentali, derivanti da due forme di terapia in essa integrate, quella comportamentale e quella cognitiva appunto, generando un approccio globale a 360 gradi sulle aree di funzionamento della persona.

Nello specifico possiamo dire che la terapia comportamentale insegna alle persone a reagire in modo differente alle situazioni problematiche.

Si focalizza sul cambiamento di specifiche azioni utilizzando diverse tecniche per diminuire o eliminare comportamenti che creano disagio e incrementare o acquisire comportamenti che favoriscono una migliore qualità di vita. Aiuta inoltre a rilassare mente e corpo, così da sentirsi meglio, poter riflettere e prendere decisioni in maniera più lucida e consapevole. 

La terapia Cognitiva aiuta le persone ad apprendere come pensieri, convinzioni e credenze contribuiscano spesso a creare una visione distorta di ciò che sta accadendo nella nostra vita e di come questo possa farci sentire ansiosi, depressi, arrabbiati.

Individuare i pensieri ricorrenti, gli schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, quindi credenze cognitive disfunzionali o convinzioni, concomitanti alle forti e persistenti emozioni negative che vengono percepite come sintomi e ne sono la causa, è il primo importante passo per provare a correggerli, a modificarli, ad integrarli con altri pensieri, più oggettivi e funzionali per il benessere della persona.

Quando sono combinate queste due forme di trattamento diventano un potente strumento per risolvere, in tempi brevi, anche forti disagi psicologici.

Alla base si identifica una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, evidenziando come i problemi emotivi siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel tempo, a dispetto della sofferenza che il paziente sperimenta e delle possibilità ed opportunità di cambiarle, a causa dei meccanismi di mantenimento.

Individuando gli aspetti cognitivi e comportamentali disfunzionali è possibile definire le modalità di funzionamento del disturbo e quindi gli obiettivi su cui lavorare sistematicamente e costantemente.

Quindi è una terapia che, oltre ad essere scientificamente provata, ha i suoi maggiori punti di forza nell’essere orientata allo scopo, ovvero la risoluzione del problema, è pratica e concreta poiché utilizza tecniche ed esercizi, è breve (solitamente dai 4 a 12 mesi con una seduta settimanale da un’ora circa) e prevede la collaborazione attiva tra paziente, reale esperto di sé e del problema, e terapeuta che fornisce strumenti e competenza.

 

Quali tecniche e strumenti utilizza lo psicoterapeuta?

Parlando del nostro orientamento specifico, di cui abbiamo consapevolezza, oltre al classico colloquio terapeutico abbiamo a disposizione numerose tecniche che possiamo utilizzare finalizzate a modificare comportamenti, emozioni e cognizioni non funzionali.

Tra questa possiamo parlare di esperimenti comportamentali, il monitoraggio e programmazione delle attività, distrazione e rifocalizzazione dell’attenzione, tecniche di rilassamento, desensibilizzazione sistematica, esposizione graduale, flooding, rinforzi, estinzione, modellamento, anticipazione delle risposte, tecniche avversative, e ancora training assertivi, problem solving, decision making, role playing e tutte le tecniche di ristrutturazione cognitiva.  

Insomma ne abbiamo davvero tante. Tutte le tecniche utilizzate aiutano a gestire gli stati emotivi dolorosi e i comportamenti problematici della persona. Non c’è un pacchetto standard ovviamente, ma l’intervento va “vestito” sul singolo paziente, le tecniche utilizzate possono variare in base al tipo di problema, alle caratteristiche della persona che abbiamo di fronte e al livello di collaborazione, sia durante le sedute che nella vita quotidiana.

Molto importanti, ai fini dell’efficacia del percorso sono gli homework, ovvero esercizi a casa che vengono concordati di volta in volta. Rispetto alle altre tipologie sicuramente si utilizza il colloquio e poi tecniche specifiche del singolo approccio.

 

Leggi anche Falsi psicologi e pseudo professionisti, come difendersi? >>

 

A chi sono rivolti gli interventi psicoterapeutici?

A chiunque percepisca di avere una difficoltà e decida di volerla risolvere. A tutti coloro che desiderano aumentare il proprio benessere, prevenire alcune difficoltà della vita, gestire problematiche ormai conclamate o semplicemente migliorare alcuni aspetti della propria quotidianità.

È utile per bambini, adulti e anziani. Il lavoro con i bambini viene affiancato al lavoro con gli adulti attraverso percorsi informativi, Training e formativi rivolti ai genitori e alle altre figure di riferimento.

È possibile un miglioramento della qualità della vita a tutte le età. Recentemente (dice la dott.ssa Raffognato) ho ricevuto una donna di 88 anni che mi ha detto “ma secondo lei alla mia età posso farcela, non sono un’illusa?” … la mia risposta è stata “se lei vuole cambiare, lo faràio metto a disposizione la mia professionalità, competenza ed esperienza, lei è la vera esperta di se stessa. Insieme formiamo un team per raggiungere il suo obiettivo in tempi ragionevoli!

 

In quali contesti lavora lo psicoterapeuta?

In tutti i contesti che hanno a che fare con la salute, la qualità della vita e il benessere. Dalle strutture ospedaliere agli studi privati, dalle scuole alle aziende, in contesti di emergenza, nel mondo sportivo, con interventi sul singolo o gruppo. Insomma ovunque sia richiesta una figura che operi per il benessere psicologico dell’altro.

Ad esempio, una psicoterapia definita breve come la nostra può lavorare in qualsiasi situazione possa essere necessario partire dalle risorse per migliore, correggere, modificare e potenziare.

Un valore aggiunto, nonché una ricchezza personale oltre che per il la persona, è sicuramente il lavoro in equipe, che rende possibile integrare competenze e professionalità per offrire all’individuo un aiuto a 360°.

 

Quali sono le differenze tra psicologo e psicoterapeuta per formazione e competenze?

Sicuramente il percorso di studio: lo psicologo è laureato in psicologia, ha sostenuto l’esame di stato ed è regolarmente iscritto all’Ordine degli Psicologi Nazionale e della propria regione.

La facoltà di psicologia prevede diversi orientamenti che aprono le porte a differenti competenze tra cui: psicologia clinica e di comunità, psicologia del lavoro e delle organizzazioni, psicologia dello sviluppo e nel contesto scolastico, psicologia generale e sperimentale, psicologia del benessere, ecc.

Master e corsi post laurea possono dare ulteriori qualifiche. Uno psicologo può fornire consulenza e supporto alla persona, formulare diagnosi e praticare, per esempio, tecniche di rilassamento e training su abilità specifiche, ma non può fare terapia.

Praticamente, dopo aver fatto la sua diagnosi, se, per esempio riscontra un disturbo d’ansia, depressione o altro, deve inviare la persona ad uno psicoterapeuta, o a uno psichiatra se ritiene utile il trattamento farmacologico.

I suoi strumenti di lavoro sono essenzialmente il colloquio clinico, l’eventuale utilizzo di test psicologici, materiali per training e potenziamento di abilità, nonchè l’osservazione e la valutazione di elementi non verbali e relazionali.

 

Quali sono le caratteristiche di un buon psicoterapeuta?

Molto importante è che sia una persona preparata e desiderosa di imparare sempre cose nuove e formarsi. Deve essere sicuramente capace di empatia e avere buone abilità sociali che permettano la costruzione di una buona relazione con la persona che ha di fronte, ma anche essere coraggiosa e al contempo umile.

A volte siamo messi di fronte a situazioni che richiedono tutta la nostra forza e caparbietà, ma dobbiamo anche essere capaci di riconoscere i nostri limiti. Inoltre bisogna saper far sentire a proprio agio il paziente.

Il professionista non dice cosa fare nella vita, ma aiuta a riflettere e acquisire i giusti strumenti per essere autonomi nelle decisioni e scelte. Non dà soluzioni preconfezionate, ma spiega i meccanismi che sottendono ad alcuni funzionamenti della nostra mente.

Un buon terapeuta non giudica, ma si mette in una posizione di ascolto, comprensione ed accoglienza!

 

Che ruolo ha la relazione tra terapeuta e paziente nel trattamento?

La psicoterapia è basata sulla costruzione di un rapporto di fiducia e di empatia definita alleanza terapeutica, tra paziente e terapeuta, grazie al quale è possibile comprendere più chiaramente i problemi e le loro radici, esplorando modi alternativi per risolverli e affrontare la vita.

La si costruisce fin da subito e quando si percepisce mancanza di fiducia o di relazione è bene fermarsi un attimo e riflettere sui bisogni della persona che abbiamo di fronte per capire come poter agire per il bene del paziente.

Una cattiva relazione può infatti compromettere il corretto svolgimento della terapia stessa e la sua efficacia.  La terapia dovrebbe fornire un luogo dove rilassarsi e parlare liberamente, dove ottenere il sostegno e l’incoraggiamento di un ascoltatore attento che può mostravi un’altra prospettiva, di fiducia reciproca, pur nel mantenimento dei ruoli e un distacco professionale adeguato.

 

Quando richiedere l’intervento psicoterapico?

Forse siamo un po’ di parte ma diremmo che sì, è sempre funzionale. Cito sempre una frase che mi piace molto: “A volte il modo migliore di chiarirsi le idee è quello di parlarne con un'altra persona” (dice la dott.ssa Michaela Fantoni).

Se poi questa persona è preparata e competente, non possiamo che ricavarne un vantaggio. Non dobbiamo pensare che rivolgersi a uno psicoterapeuta significhi per forza iniziare un lungo percorso. Come dicevamo prima ci sono terapie che vengono definite brevi e situazioni che si possono sistemare con pochi incontri.

Riteniamo che sia importante e una grande scelta di maturità, rivolgersi a un terapeuta ogniqualvolta qualcosa nella nostra vita o nel nostro modo di affrontarla o interpretarla rappresenti dei limiti. È bene ricercare aiuto quando il malessere interferisce con il proprio funzionamento lavorativo, relazionale, sociale creando sofferenza e disagio non gestibili.

Chiedere aiuto significa avere il coraggio di mettersi in discussione per capire le proprie difficoltà e, con umiltà e consapevolezza, cercare una soluzione.

È una scelta di salute che permette di conoscersi meglio, individuare e rinforzare le proprie risorse, affrontare in modo più adeguato le proprie tensioni, l’infelicità e le insicurezze.

Se non siamo liberi di poter essere noi stessi rivolgiamoci con fiducia a un esperto che possa aiutarci, agendo con autenticità e responsabilità verso noi stessi. Fare di tutto per stare e vivere meglio è un dovere-diritto delle persone!  

 

Michaela Fantoni: Responsabile Centro Elpis. Psicologa, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e membro del Comitato Direttivo  AIAMC, responsabile Bollettino Newsletter Aiamc Psicologa dello sport, consulente atleti di alto livello, ha fatto parte Team Olimpico Londra 2012, Commissione Sanitaria per la Federazione Italiana Canottaggio. Ha seguito i 7 atleti del Progetto AcquaRio alle Paralimpiadi di Rio De Janeiro con ben 7 medaglie conquistate. Attualmente è Psicologa per la FINP, Federazione Italiana Nuoto Paralimpico. Terapeuta EMDR (Eye Movement and Desensitization Reprocessing), per la rielaborazione degli eventi traumatici e Hig Perfomance. Formatore in ambito scolastico, sportivo e aziendale. Consulente in ambito scolastico su progetti educativi, esperto DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). Responsabile equipe n. 17 ASL Varese, Regione Lombardia, soggetti autorizzati a effettuare prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici secondo quanto previsto dalla L.170/2010. Tutor Asipse Scuola di Formazione in Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva. Responsabile, docente e membro della commissione didattica Master in Psicologia dello Sport e alta specializzazione De Michelis MindRoom.

Chiara Raffognato: Psicologa, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, collaboratrice del Centro Elpis,  socio AIAMC. Formatore in ambito scolastico e aziendale. Consulente in ambito scolastico su progetti educativi, esperta DSA, Disturbi Specifici dell’apprendimento, plusdotazione e disturbi attentivi. Consigliere d’orientamento scolastico, professionale e psicopedagogico. E’ stata Coordinatrice di asilo nido ed è membro dell’equìpe n. 17 ASL Varese, Regione Lombardia, soggetti autorizzati a effettuare prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici secondo quanto previsto dalla L.170/2010.

 

Leggi anche Psicoterapeuta, psicologo, psichiatra: chi sono, cosa fanno, a chi rivolgersi >>

 

Foto: Wavebreak Media Ltd  / 123rf.com

 

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