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EMPATIA TRA TERAPEUTA E PAZIENTE

Lo psicologo e lo psicoterapeuta non leggono nella mente, ma attraverso l’empatia entrano in sintonia con il mondo interiore del proprio paziente.

Uno degli stereotipi più comuni sullo psicologo è che in qualche modo riesca (o dovrebbe) saper leggere nella mente.

Questa sembra una sciocchezza, ma nella quotidianità sono tante le persone che, una volta saputa la mia professione, mi chiedono: “e cosa sai dirmi di me?”.

Uno psicologo sa quanto il proprio interlocutore decide di svelare e forse pone più attenzione a certi particolari, ma non legge il pensiero. In realtà è l’ascolto, attivo e completo, di ciò che arriva dall’interlocutore che fa la differenza e che piano piano, porta l’altro ad aprirsi sempre di più.

Ciò è tanto più vero nel rapporto tra terapeuta e paziente dove questo ascolto unito all’empatia diventa il ponte tra due persone che cercano una nuova via per il benessere.

 

Carl Rogers: la centralità della relazione terapeuta-paziente

Il primo a descrivere l’importanza dell’atteggiamento del terapeuta come base per una guarigione del paziente è stato Carl Rogers, uno dei massimi esponenti della prospettiva umanista.

Secondo Rogers l’individuo spontaneamente è alla ricerca della propria autorealizzazione e quando essa non si compie ne soffre.

Ogni persona ha in sé le risorse per rimettersi in carreggiata, ma alcuni non riescono a riconoscerle e quindi ad utilizzarle; il ruolo del terapeuta non è quindi guarire, ma accompagnare il  paziente a riscoprire le sue potenzialità.

Tre sono i cardini del suo atteggiamento che, fungendo da cassa di risonanza, permetteranno al paziente di ritrovarsi: autenticità, considerazione positiva incondizionata ed empatia.

Il terapeuta non deve mai mentire, deve sempre dare appoggio al paziente e accettarlo così com’è e adottare un atteggiamento empatico.

 

Leggi anche Come scegliere lo psicologo? >>

 

L’empatia

La centralità del rapporto terapeuta-paziente inizialmente venne criticata, anche perché il modello Freudiano prevedeva un setting completamente diverso: Il terapeuta alle spalle del paziente offre la sua rilettura della situazione.

Basare la relazione sull’empatia significa invece creare una buona relazione umana con il proprio paziente. Il professionista per primo deve accettare anche la parte emotiva di questa relazione che lo coinvolge: Salsman arriva a dire che potrebbe essere necessario verbalizzare  le proprie reazioni emotive per rendere autentico questo rapporto.

L’empatia infatti è quella capacità di comprendere ed accettare il mondo cognitivo dell’altro in termini di pensieri/ragionamenti ed emozioni. Accetto che la lettura della realtà da parte del paziente sia reale e che sia degna di attenzione:

> Ciò che viene descritto come un problema (ad es. arrivare cinque minuti in ritardo), anche se non lo sarebbe per il terapeuta viene accettato come problema grave perché così è vissuto dal paziente.

> La tua reazione emotiva al problema (panico causato dal ritardo) è reale in quanto è reale il fatto che tale situazione sia problematica per il paziente.

 

L’alleanza terapeutica

L’importanza dell’empatia nella relazione tra terapeuta e paziente ha trovato dei riscontri nella ricerca psicologica.

Da una meta analisi del 2011 (Horvath, Del Re, Flückiger et al.) che ha messo in relazioni dati emergenti da diverse ricerche, emerge una tendenza ben precisa: l’alleanza tra terapeuta e paziente è un fattore predittivo dell’esito del percorso terapeutico.

Il risultato è ancora più interessante se si considera il fatto che la sua efficacia non cambia al variare degli approcci: esso si configura quindi come un fattore di successo trasversale.

 

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