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DONNE E UOMINI DALLO PSICOLOGO: COSA SI ASPETTANO

Uomini e donne si rivolgerebbero allo psicologo con aspettative differenti: più “pragmatici” i primi, più orientate a parlare dei propri sentimenti le seconde. Gli approcci psicoterapeutici dovrebbero tener conto di queste “differenze di genere”?

Uomini e donne si rivolgerebbero a psicologi e altri professionisti della salute mentale con aspettative differenti. Il “genere” degli aspiranti pazienti in psicoterapia farebbe dunque la differenza negli obiettivi e nel tipo di approccio terapeutico ricercato.

Queste almeno le conclusioni a cui sono giunti alcuni ricercatori inglesi dopo aver interpellato al riguardo un gruppo di psicoterapeuti.

 

La percezione dei terapeuti sulle aspettative di uomini e donne

L’indagine in questione è stata condotta dalla dott.ssa Katia Holloway e dal suo gruppo di ricerca dell’Università di Portsmouth in Inghilterra. I ricercatori hanno intervistato un gruppo di 20 terapeuti esperti chiedendo loro se avessero riscontrato differenze rilevanti fra uomini e donne nel proprio lavoro con i pazienti.

I colleghi interpellati hanno ammesso, non senza qualche reticenza, di percepire effettivamente differenze di un qualche rilievo nelle componenti motivazionali dei loro pazienti a seconda del genere di appartenenza.

Potrà non sembrare del tutto “politically correct” ammettere questo nel mondo accademico eppure, a detta dei professionisti intervistati, ciò che uomini e donne sembrano ricercare da una psicoterapia sembrerebbe differente dal punto di vista dei professionisti.

Le donne sarebbero percepite, dai terapeuti, come più motivate ad esprimere le emozioni e a parlare dei propri sentimenti. Più pragmatici invece gli uomini che, almeno nella percezione dei terapeuti, sembrerebbero più orientati alla ricerca di una qualche soluzione/consiglio per un’ immediata soluzione dei problemi.

 

Uomini e donne sceglierebbero approcci terapeutici diversi?

Le percezioni del gruppo di terapeuti intervistati per il sondaggio ora citato, appaiono non così discordanti dalle intenzioni dichiarate dagli stessi potenziali pazienti.

Un secondo studio, presentato contestualmente al primo in occasione della conferenza annuale del dipartimento di psicologia clinica della British Psychologycal Society of Liverpool, ha interpellato infatti un gruppo di 347 persone in merito al tipo di terapia che ritenessero più idoneo per loro in caso di bisogno. Gli uomini – confermando un certo “pragmatismo” - sembravano preferire approcci terapeutici più prescrittivi o gruppi di autoaiuto.

Le donne invece apparivano maggiormente orientate a terapie di stampo psicodinamico. Dovrebbero i terapeuti tener conto di queste differenze? Si tratta, lo ribadiamo, di differenze di genere riscontrate solo “empiricamente” da indagini svolte su gruppi ristretti e non omogenei.

Non è tuttavia un mistero che esistano differenze culturalmente determinate nell’espressione delle emozioni in uomini e donne. Gli stereotipi di mascolinità e femminilità che informano i modelli culturali dominanti vedono ancora come più “femminili” espressioni emotive come pianto e più appropriatamente maschili comportamenti inerenti la sfera della rabbia e dell’aggressività.

La donna sarebbe quindi più facilmente relegata nella sfera dell’intimità emotiva, dell’accudimento e della vulnerabilità passiva, l’uomo invece più vicino ad esprimere azione, forza, assertività e a reprimere aspetti di debolezza “emotiva”.

 

Uomini e donne e gli aspetti Anima e Animus della personalità

Eppure non mancano segnali da più parti di quanto – per fortuna – queste immagini stereotipali dei sessi siano inefficaci e vedano “strette” a uomini e donne che vogliano sentirsi anzitutto delle “persone” in senso globale.

Jung stesso affermava, appena agli albori della pratica delle psicoterapie, come nella psiche di ogni uomo albergasse una parte femminile e viceversa vi fosse una parte maschile in quella di ogni donna: Anima e Animus rappresenterebbero rispettivamente queste opposte energie psichiche.

E’ dall’incontro e integrazione di esse che risiede la realizzazione della persona sana. Ogni lavoro di psicoterapia, quale che sia il suo orientamento, non potrà che tendere, consapevolmente o meno, a una feconda integrazione della personalità riabilitando quegli aspetti rifiutati e “opposti” del proprio genere anziché avallare quelle rappresentazioni identitarie e stereotipali spesso responsabili di malattia e sofferenza psichica.

 

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