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TERMINOLOGIA E DINTORNI

Psicosi

Psicosi: definizione

La psicosi indica quel gruppo di disturbi che impediscono la normale funzionalità mentale e che, a differenza delle nevrosi, sono caratterizzati dalla perdita del contatto con la realtà. Il termine fu introdotto nel 1845 da Ernst von Feuchtersleben ed è la forma più grave di disturbo psichiatrico.
 I sintomi delle psicosi sono diversi e variano nel tempo. I più frequenti sono:
• Stato confusionario e cattiva esecuzione delle funzioni mentali quotidiani (difficoltà ad esprimersi, a ricordare, ecc).
• Presenza di ‘illusioni’ o false convinzioni, spesso di tipo paranoide.
• Allucinazioni (visive, uditive o olfattive).
• Stati emotivi alterati e fortemente variabili. Agli sbalzi d’umore si associa anche la sensazione di lontananza dalla realtà.
• Cambiamenti comportali associati ai sintomi precedenti (ad esempio, eseguire gli ordini delle ‘voci’).
Quando a causa dell’esposizione a forte stress si assiste alla manifestazione dei sintomi, si parla di episodio psicotico acuto.

 

Psicosi: tipologia

I sintomi della psicosi si combinano in patologie specifiche, di seguito ne verranno brevemente descritte alcune. Nella schizofrenia le competenze comunicative emotive e cognitive sono compromesse, inoltre il soggetto non è in grado distinguere tra immaginazione e realtà. I disturbi deliranti sono episodi invece che durano all’incirca un mese caratterizzati da allucinazioni tattili o olfattive. Il disturbo schizofreniforme si distingue dalla schizofrenia per la durata inferiore ai 6 mesi e per un buon livello di funzionamento sociale. Nel disturbo schizoaffettivo ai sintomi schizofrenici si associa un episodio di alterazione dell’umore, preceduto da deliri e allucinazioni. Non sono presenti disturbi nella sfera affettivo-emotiva. Si parla infine di disturbo psicotico condiviso quando i sintomi compaiono in una persona influenzata da un’altra con un disturbo simile.

 

Psicosi: trattamento

Ogni forma di psicosi prevede un trattamento terapeutico specifico. In generale, la prima opzione è quella dei farmaci antipsicotici, spesso in regime ospedaliero, prescritti da uno psichiatra. I farmaci riducono notevolmente la possibile ricomparsa di sintomi psicotici. Tra i sintomi collaterali a breve termine ci sono: sonnolenza, irrequietezza, spasmi e offuscamento della vista. A lungo termine invece, ci sono conseguenze più gravi che variano da persona a persona. 
In alcuni casi si affianca una terapia psicologica o psicosociale, in questo caso si pensa a una terapia cognitivo-comportamentale o familiare. Alcuni suggeriscono anche l’Animal-Assisted Therapy  ovvero l’uso degli animali da compagnia che dovrebbe contribuire al benessere e al riavvicinamento alla realtà dei pazienti.

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