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LA PSICOTERAPIA NEI MEDIA FRA PETTEGOLEZZI E COLPI DI SCENA

La rappresentazione della psicoterapia, nelle sue forme più caricaturali e grottesche o maggiormente veritiere e fedeli al reale, non smette di essere oggetto di attenzione e narrazione da parte dei media fino a film e serie tv interamente dedicati all’argomento. Una curiosità mediatica dissacrante e voyeuristica o l’intento di fare informazione e intercettare un cambiamento culturale?

Di recente è stata introdotta la versione italiana della serie tv In treatment che nel nostro Paese vede Sergio Castellitto nei panni del dottor  Mari, uno psicoterapeuta alle prese con i suoi pazienti e le proprie vicende personali sulla falsariga dell’omonima serie americana firmata Hbo ispirata all’originale format israeliano Be Tipul. Un successo insomma su scala internazionale che ha saputo incuriosire ed appassionare evidentemente anche un pubblico di non addetti ai lavori. La psicoterapia nei media ormai la fa da padrone?

 

La psicoterapia nella vita quotidiana

Viviamo in un’epoca in cui programmi come il Grande Fratello o trasmissioni dai fromat più vari (da Amici, ai programmi di Real Time) ci hanno abituato al fatto che qualunque aspetto o vicenda dell’esistenza e della vita può (se opportunamente “adattato” al pubblico televisivo) essere colto e fatto oggetto di narrazione mediatica. Dalle liti familiari, alle riunificazioni sentimentali, alle cause giudiziarie alle idiosincrasie personali più varie fino alle varie dipendenze e psicopatologie. La psicoterapia non poteva fare eccezione. Se fino ad alcuni decenni fa poteva rappresentare un tabù, oggi è oggetto di curiosità, banalizzazioni e falsi miti così diffusi che anche dal parrucchiere o dal salumiere  possiamo ricevere una sedicente lettura “psico” delle nostre vicende.

 

Banalizzazioni mediatiche

Troppo spesso la psicoterapia, per come incidentalmente appare sullo sfondo delle vicende di molti film e serie tv, è oggetto di banalizzazioni e mistificazioni ma, si sa, andare dell’analista (sul lettino per cairità!) è “trendy”: ecco che allora il commissario di polizia, così come l’investigatore dei servizi segreti non mancano, nel mezzo delle loro vicende, di andare a far quattro chiacchiere con lo psicoterapeuta, sempre che questo non si riveli un impostore o non intrattenga relazioni affettivamente ambigue (ma mediaticamente accattivanti) coi propri clienti! Come a dire che dai tempi di Terapia e pallottole (Harold Ramis, 1999) se ne è fatta di strada e a quanto pare non sempre in meglio…

 

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Rappresentazione verosimile della psicoterapia

La serie di In Treatment, per quanto tarata su esigenze televisive, sembra riabilitare la dignità della psicoterapia come oggetto di narrazione nei media. Ciò che la rende, seppur televisivamente, verosimile è da un lato la rappresentazione di quella che è l’interazione dialettica fra terapeuta e paziente (lontana da stereotipi psicoanalitici di bassa lega), dall’altro il fatto che si metta in evidenza quanto, anche lo psicoterapeuta, sia un essere umano “normale”, con i propri limiti e i propri problemi lontano dalla rappresentazione idealizzata o svalutante, e per questo riduttiva, che troppo spesso i media propongono. Certo, a Paul Western, così come al dottor Mari, ne succedono – per esigenze di copione - di “cotte e di crude” nel giro di pochi mesi… La vita normale, come sempre, è forse un po’ meno densa di colpi di scena

 

Immagine | Beobachtung

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