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IMPARIAMO A VIVERE BENE LA TERZA ETÀ

Come vivere al meglio la terza età? Quali sono i consigli utili? Quando chiedere aiuto a uno specialista? Lo abbiamo chiesto al dottor Luca Mazzucchelli, psicologo e psicoterapeuta, impegnato nella conduzione di gruppi di anziani per l'Auser, associazione di volontariato dedita a promuovere l'invecchiamento attivo degli anziani e la crescita del loro ruolo nella società

Il dottor Luca Mazzucchelli, psicologo e psicoterapeuta, opera a Milano e partecipa a progetti come lo "Psicologo di quartiere" e iniziative che coinvolgono ragazzi e bambini in situazioni di marginalità e di emergenza, prevenzione dei disturbi alimentari, stranieri senza fissa dimora. È psicologo per l'Auser, associazione di volontariato dedita a promuovere l'invecchiamento attivo degli anziani e la crescita del loro ruolo nella società; conduce gruppi di anziani volti ad aumentarne il benessere psicologico attraverso la condivisione di esperienze ed emozioni. Lo abbiamo intervistato sulla terza età: come affrontarla al meglio?

 

Tra le stagioni della vita, l’anzianità è naturalmente vista come quella più ricca di problematiche psicofisiche. Sta cambiando qualcosa nella percezione dell’anziano?

Molti sono gli stereotipi legati alla terza età come periodo in cui non si è più abili, utili o “capaci”, e non solo da un punto di vista fisico. Come spesso capita in questo tipo di generalizzazioni l’effetto è spesso devastante proprio per chi da esse viene rappresentato: alcuni anziani per primi, purtroppo, finiscono per aderire a questa visione lasciandosi andare ad un qualcosa che vedono come inevitabile. Secondo un altro punto di vista oggi molto in voga, se ci sforziamo di fare i conti con la realtà attuale, ci accorgiamo che l’Italia è considerata da molti una gerontocrazia: basti vedere le età delle persone nei posti di potere e ci si accorge che a decidere il futuro, oggi, sono soprattutto persone che vivono la terza età in maniera diversa da quella rappresentata dal primo stereotipo, e che permette loro di trovarsi a capo delle Università, di istituzioni politiche e di potenti imprese. Tra i due estremi dell’”anziano invalido” da una parte e di quello che occupa posizioni strategiche e non accenna a fare largo ai giovani dall’altra, io credo vi sia una via di mezzo perseguibile che rimanda a una vecchiaia in cui l’anziano possa mostrare il proprio valore integrandosi con i valori ed energie portate dai giovani.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea l’importanza dell’invecchiamento attivo inteso come insieme di salute fisica e psicologica. C’è un segreto per invecchiare bene?

Grazie ad Auser Forlanini ho la possibilità di condurre un gruppo di anziani alle prese con i problemi tipici di questa fase di vita. Durante gli incontri si è affrontato anche questo tema e sono sempre molti i punti che vengono sollevati a questo proposito. Alcuni mettono al primo posto il prendersi cura di se stesso (truccarsi, vestirsi in maniera da piacersi, regalarsi ogni tanto qualche sfizio) altri puntano più sulla necessità di confrontarsi e parlare con altre persone. Leggere anche solo qualche titolo dei giornali è considerato importante perché permette di restare legati al mondo e alla quotidianità, così come fondamentale è il restare il più possibile in mezzo alla gente per tenere viva la propria curiosità verso il mondo e coltivare, magari, alcuni hobby. Un consiglio molto gettonato è quello di prendersi cura delle persone vicino a noi e, magari, anche di un animale domestico, utile secondo i più a restare giovani dentro e a dettarci dei tempi della giornata.

 

Secondo la sua esperienza di psicologo per l’Auser, quanto è importante per un anziano condividere le proprie emozioni guidato da uno specialista?

Dipende da quanto la persona anziana si senta sola e triste, ma in linea di massima la condivisione dell’esperienza e delle emozioni con uno specialista o comunque in un gruppo di persone attente ad ascoltarci, non è mai portatrice di effetti negativi. Il confronto con gli altri facilità la comprensione di se stessi e la propria crescita individuale, aumentando il benessere e promuovendo il cambiamento, che è possibile a qualsiasi età.

 

Come fare a capire quando è il momento giusto per chiedere aiuto?

Il momento giusto è quando si capisce che si vive al di sotto delle proprie possibilità, che si è infelici per la maggior parte del tempo, che l’insoddisfazione prende il sopravvento sulla curiosità nelle cose attorno a noi. Poi insieme all’esperto si può capire se e come muoversi verso un percorso terapeutico, che può assumere diverse forme, da una serie di colloqui individuali alla partecipazione a gruppi di auto muto aiuto o, ancora, all’inserimento in una serie di attività grazie alle quali potere ricostruire la propria rete di relazioni.

 

L’ingresso nella terza età come influenza il nostro percorso di crescita personale?

Immaginiamo il corso della vita come il percorso che compie il sole ogni giorno: una volta raggiunto lo zenit cambiano gli ideali, i valori e ci si rivolge più all’interiorità che all’esterno. È, questo, un passaggio non necessariamente doloroso: a quanti tramonti mozzafiato avete assistito nella vostra vita? L’ingresso nella terza età giunge al termine del corso di una vita, ed è proprio il percorso di crescita personale precedente ad influenzare il modo di invecchiare, non viceversa. Sono le nostre percezioni della vecchiaia, del disagio, delle perdite e della complessità che influenzano la nostra maturazione: alcune persone si sentono vecchie a 30 anni, altre a 40 o 80 anni, oppure solo quando si è sofferenti e dipendenti, e questo varia a seconda di come si guarda la vecchiaia, se come declino o come crescita.

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