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SOLITUDINE, PSICOLOGIA E VECCHIAIA

Solitudine, psicologia e vecchiaia tratteggiano i nodi di una problematica fortemente attuale: quella della solitudine e dell’isolamento degli anziani che, oggi più di un tempo, rischiano di ritrovarsi pericolosamente emarginati dalla vita affettiva, sociale e produttiva. Per altri versi, tuttavia, questi “nonni moderni” possono accedere ad opportunità e risorse del tutto impensabili un tempo e possibili grazie alla prospettiva di vita e ai mezzi tecnologici attuali

Oggi l’anziano rischia sempre più emarginato: solitudine, psicologia e vecchiaia indicano un nuovo disagio che, con il progressivo aumento dell’invecchiamento della popolazione, è tendenzialmente in crescita.

Anche se si parla sempre più spesso di invecchiamento attivo intendendo la vecchiaia come processo evolutivo facente parte del normale processo di sviluppo nell’arco di vita, le problematiche legate all'anzianità rimangono: vediamo quali sono.

 

Solitudine, psicologia e vecchiaia: i ritmi di una società che cambia

Nelle passate generazioni gli anziani occupavano un ruolo di primo piano all’interno della familgia dove gli venivano riconosciute autorità, esperienza e saggezza. L’attuale famiglia nucleare (costituita solo dai coniugi e i loro figli) è invece meno vincolata a legami con altri familiari, anche perché costretta ad adeguarsi ai ritmi lavorativi e produttivi che la società richiede.

Solitudine, psicologia e vecchiaia indicano appunto il rischio di una perdita di significato sociale e affettivo della vecchiaia: l’anziano, soprattutto dopo la morte del coniuge, rischia di rimanere fortemente isolato da figli, nipoti e altri familiari più giovani, troppo distanti in termini reali ed affettivi.

 

Anche internet può essere di aiuto agli anziani soli

 

Solitudine, psicologia e vecchiaia: nuove opportunità

Tuttavia gli anziani di oggi godono di una vita più lunga e molto spesso qualitativamente migliore in una società che, sebbene frenetica ed efficientista, offre numerosi vantaggi ed opportunità.

Apprendere è sempre possibile ad ogni età: ciò che frena l’anziano è soprattutto un atteggiamento pregiudiziale nei confronti delle proprie capacità o la scarsa motivazione a fare nuove esperienze. Solitudine, psicologia e vecchiaia non costituiscono tuttavia l’esito obbligato di questa fase della vita in cui, però, cambiano i bisogni e le priorità: dagli aspetti economici e “produttivi” a quelli sociali e psicologici delle possibili attività.

Infatti, il IV Rapporto Nazionale su bisogni e disagi degli anziani in Italia dell’Associazione Filo d’Argento AUSER evidenzia un gran bisogno di compagnia e di socializzazione fra gli anziani; bisogni, questi, che se la famiglia non riesce a soddisfare, possono essere appagati in molte altre attività oggi possibili per gli anziani.

Dalle attività di volontariato, alle associazioni che gestiscono le banche del tempo, alle università popolari e della terza età: mantenersi attivi mentalmente, fare nuove amicizie e ricostruire una rete sociale - anche per compensare i lutti frequenti nel corso di questi anni - sono i migliori ingredienti una serena e “moderna” vecchiaia.

 

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Immagine | codiceinternet

 

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