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COME CAMBIA IL RUOLO DEI NONNI?

Nonni ancora in forma e impegnati nel lavoro o alle prese con i loro genitori anziani, nonni in viaggio o in vacanza, nonni divorziati o messi a confronto con la rottura del matrimonio dei propri figli… Se fino a qualche generazione fa i nonni ricoprivano ruoli piuttosto univoci oggi il loro “mestiere” non è più così scontato: la terza età apre inedite opportunità e le relazioni familiari sono molto più fluide di in tempo; cosa significa essere nonni al giorno d’oggi?

Il ruolo dei nonni non è un dovere ma più propriamente un “dono” che la terza età concede loro una volta che, terminati i compiti educativi relativi alla crescita dei propri figli, sia possibile partecipare a quella dei nipotini conferendole un valore aggiunto che solo la loro età ed esperienza di vita può dare. I nonni non dovrebbero quindi mai sentirsi chiamati a sostituirsi all’autorevolezza di un genitore né vivere con obbligo il proprio ruolo che non è né quello di crescere i nipoti né di accudire i neogenitori nelle difficoltà.

 

Se i nonni non sono più a tempo pieno

Oggi non è affatto infrequente che i propri genitori non siano poi così anziani ma, nonostante la terza età, mantengano ancora impegni lavorativi, interessi sociali e attività che occupano gran parte del loro tempo libero, tempo che quindi non è più scontato che possa interamente dedicarsi all’accudimento dei nipoti. Alcuni neo-genitori, alle prese con impegni lavorativi ormai di non facile gestione, possono sentirsi “traditi” e spaesati a confronto con questi neo-nonni disponibili con riserva, affettuosi ma anche molto gelosi delle loro piccole e grandi incombenze quotidiane.

 

Dai nipoti non si “divorzia”…si continua ad essere nonni

A complicare la cose nel pretendere che il ruolo dei nonni sia sempre più “a tempo pieno” ci sono i frequenti casi di separazione e divorzio che impongono riassetti familiari e spesso anche abitativi che vanno ad incidere in maniera rilevante anche sulla vita dei nonni. Da un lato la rottura del divorzio impone ai nonni di fare i conti con il fallimento del matrimonio dei propri figli rimettendoli in discussione come genitori a loro volta (specie se hanno a loro volta esperienza di una separazione), dall’altro li vincola spesso a riunioni abitative con figli e nipoti che limitano nuovamente quel tempo libero che la terza età e l’esaurirsi della genitorialità avevano loro concesso.

 

Nonni per chi?

Un punto di equilibrio utile che può aiutare ad evitare confusività di ruoli fra nonni e genitori e a preservare l’autonomia dei nonni nella gestione del loro tempo libero è quello di ricordarsi che il loro ruolo è tale rispetto alla relazione affettiva che li lega ai nipoti, non ai loro figli ormai adulti e genitori a loro volta. Quello dei nonni non è un ruolo obbligato e condizionato dall’accudire e sollevare i propri figli dalle incombenze genitoriali, né fatto per sostituirsi o mettere in discussione la loro autorevolezza in tal senso o le loro scelte educative. Sta ai genitori educare e dare regole, ed è anzi proprio grazie a questo “punto fermo” che i nonni possono veicolare quell’affettività fatta di indulgenza, accondiscendenza e serena saggezza che li lega ai nipoti in maniera assolutamente peculiare a prescindere dalla quantità di tempo trascorso insieme.

 

Immagine | Stefan Kottwitz


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