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IL PERFEZIONISMO: PREGI E DIFETTI

“Il perfetto è il disumano, perché l’umano è imperfetto” scriveva Fernando Pessoa; il perfezionismo, ossia quella tendenza a prefiggersi mete e standard di prestazione piuttosto elevati in ogni ambito della vita, è un tratto di personalità che, se espresso rigidamente, può minare la fiducia in sé stessi e nei rapporti con gli altri. Cercare di fare del proprio meglio imparando dai propri errori permette invece di migliorarsi e accrescere il proprio senso di autoefficacia.

Pianificare fino all’estremo ciò che si intende di fare, controllare compulsivamente di non aver commesso errori, temporeggiare e procrastinare indefinitamente nel timore di prendere la decisione sbagliata, non riuscire a portare a termine un compito per l’eccessiva cura dei dettagli

Sono solo alcuni delle più comuni manifestazioni del comportamento improntato al perfezionismo che, se rappresenta un tratto stabile e rigido di personalità, può arrivare a compromettere il benessere psicologico.

 

L’era del perfezionismo paradossale

Viviamo in un momento storico, sociale e culturale fondato su principi e valori fortemente individualisti ed esposto a grandi incertezze e continui mutamenti.

Da un lato i mass media veicolano modelli di successo improntati a standard di prestazione fisica o lavorativa irrealistici a cui il singolo è chiamato ad uniformarsi; dall’altro si è esposti a continui imprevisti, mutamenti e incertezze che minano continuamente le nostre capacità di previsione e controllo sugli eventi.

Chi tende a funzionare secondo livelli di perfezionismo elevati può incontrare maggiori problemi proprio in momenti di stress e incertezza come quello attuale da cui si sente chiamato a combattere una battaglia persa in partenza.

 

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Quando il perfezionismo è adattivo…

Nel voler fare del proprio meglio ed essere rigorosi e scrupolosi nei compiti e negli impegni a cui si è chiamati non c’è nulla di per sé patologico o dannoso per il benessere psicologico se questa non corrisponde ad una tendenza comportamentale rigida e pervasiva che impedisce di riorganizzarsi intorno agli imprevisti e di imparare dai propri errori.

Una tendenza caratteriale al perfezionismo può essere anche adattiva e fonte di successo là dove essa coincida con il fare del proprio meglio piuttosto che “il” meglio possibile in assoluto.

 

…e quando compromette i rapporti interpersonali

Una tendenza rigida e pervasiva al perfezionismo rischia molto spesso di rendere altrettanto rigidi e difficili anche i rapporti interpersonali poiché, chi è fortemente severo e autocritico nei propri confronti tenderà facilmente da un lato ad attribuire agli altri pretese altrettanto elevate nei suoi confronti, dall’altro a pretendere altrettanta perfezione da loro.

In altre parole, se la fiducia in sé stessi e quella negli altri si basa sull’adesione a standard di perfezione, il venir meno ad essi alimenta il timore di non poter essere amati, accettati e apprezzati minando la propria autostima e il proprio senso di autoefficacia.

 

Il sollievo di riconoscersi imperfetti

Addomesticare il proprio perfezionismo, ammorbidirne alcuni aspetti per renderlo un tratto di personalità più funzionale e malleabile è un processo non sempre facile che richiede da un lato di riconoscerne i difetti, dall’altro di imparare a tollerare l’ansia dell’incertezza, del non poter avere sempre tutto sotto controllo né a priori una garanzia dei risultati, imparare, in altre parole, che ciò che si fa non si identifica con ciò che si è, che sono le imperfezioni e i difetti a renderci “umani” e a volte anche simpatici accomunandoci a quelle stesse persone di cui tanto spesso temiamo il giudizio.

 

Perfezionismo e scarsa autostima: quale relazione?

 

 

Immagine | ZeHawk's

 

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