Questo sito contribuisce alla audience di DeAbyDay.tv

OSTEOPATA, CHI È E QUANDO CHIEDERE IL SUO INTERVENTO

Un professionista del benessere ormai piuttosto famigliare ma di cui pochi veramente conoscono l'attività: l'osteopatia è una terapia complementare che ristabilisce l'equilibrio corporeo donando benessere e migliore qualità di vita. Scopriamo come lavora l'osteopata.

L’osteopatia è poco conosciuta e spesso confusa con altre professionalità dalle quali si discosta per finalità e modalità di intervento.

Lo scopo di una manipolazione osteopatica è in generale quello di ristabilire un equilibrio corporeo e donare benessere al paziente migliorandone la qualità della vita. L’osteopata è attento alla storia di vita e alle condizioni giornaliere al fine di agire con un intervento funzionale al garantire un buon livello di salute muscoloscheletrica, riducendo il dolore e permettendo maggiore fluidità nei movimenti.

In quanto terapia complementare si integra bene con altre come la psicoterapia e la fisioterapia al fine di donare un benessere a 360°.

Per scoprire il mondo dell’osteopatia e meglio definire il suo campo di intervento abbiamo intervistato Davide Cardazzo, Osteopata al Centro Elpis di Ispra (VA).

 

Chi è l’osteopata e qual è la sua formazione?

L’osteopatia viene riconosciuta dall’OMS come una terapia complementare e alternativa che va ad integrarsi con altri tipi di terapie come la fisioterapia piuttosto che altri interventi come la psicoterapia, in base al sintomo portato dal paziente.

L’osteopata è una figura professionale che in Italia, a differenza del resto dell’Europa e del mondo, non è ancora riconosciuta come sanitaria. La formazione è quinquennale con il rilascio di un diploma che solitamente in Italia viene abbinato, negli ultimi due anni del percorso di studi, ad una laurea inglese riconosciuta come Bachelor of Science, per dare maggiore valenza a livello internazionale al percorso di studi, poichè con solo il diploma italiano non si può praticare fuori dalla nostra nazione.

 

A chi si rivolge l’intervento?

Gli ambiti di intervento sono vari e cambiano anche e soprattutto in relazione all’età. Diciamo che tendenzialmente l’intervento osteopatico è rivolo a tutti, poi è il professionista che durante la raccolta anamnestica stabilisce se il paziente è sottoponibile al trattamento o no in base ai fattori di rischio rilevati. Ad esempio in caso di osteoporosi grave non è possibile trattare perché si rischia di generare ulteriori complicanze.

A livello macro l’osteopata può intervenire su bambini molto piccoli, fin dopo il parto, con bambini e ragazzi di diverse età, con adulti per problematiche quotidiane o per trattamenti post-traumatici e su anziani.

Alcuni interventi sono fatti anche su donne in gravidanza, nonché con pazienti affetti da disturbi psicologici al fine di migliorare la sintomatologia e ristabilire un equilibrio corporeo.

 

Leggi anche Gestione del dolore in psicologia >>

 

Vista la fascia di soggetti molto ampia, cosa è possibile fare ?

Certamente, restando a livello generale e facendo solo qualche accenno posso dire che partendo dall’età pediatrica o addirittura neonatale, si può intervenire per piccoli disturbi post parto, che sappiamo essere uno dei momenti più traumatici per il bambino.

Successivamente con bambini un pochino più grandi, di tre, quattro o cinque anni si può lavorare sull’appoggio del piede per supportare la funzionalità legata al movimento degli arti inferiori, piuttosto che sull’asma, non di tipo allergico ovviamente.

Con la crescita e il passaggio all’età adulta i trattamenti sono rivolti a persone con dolori che possono derivare da fattori occupazionali, quindi dal tipo di lavoro che può creare uno stress fisico o una sindrome da sovra-utilizzo, ovvero l’uso eccessivo di una parte del corpo fino al dolore.

Oppure in caso di situazioni post-traumatiche, come un incidente che va a cambiare l’equilibrio corporeo, ad esempio un colpo di frusta che colpisce la parte alta della colonna, quindi la cervicale andando a modificarne la corretta funzionalità.

Inoltre si possono trattare donne in gravidanza per preparare al meglio il pavimento pelvico e in generale la mamma al momento del parto o subito dopo la nascita per ristabilire l’equilibrio alterato durante la gravidanza.

Infine, i trattamenti rivolti gli anziani intervengono in caso di degenerazioni che possono sorgere con l’età, quindi con persone affette da artrosi che può limitare la vita di queste persone per il dolore e la funzionalità stessa o con degenerazioni discali a livello della colonna.

Quindi si agisce in modo preventivo, al fine di prevenire dolori e rigidità, oppure dopo che la problematica è sorta per cercare di ristabilire l’equilibrio nel corpo del paziente e un corretto funzionamento.

 

Come agisce il professionista e quali strumenti utilizza?

L’osteopatia non utilizza strumenti che non siano le mani del professionista. Si può integrare la professione ad esempio con il kinesio tape o con altri strumenti e interventi scelti dall’osteopata in base a come decide di integrare la propria pratica quotidiana.

Tuttavia alla base del trattamento osteopatico c’è solamente la manipolazione quindi si utilizzano le mani con diversi approcci e tecniche che possono essere adattate in base al paziente. Si possono ad esempio utilizzare tecniche più delicate e dolci magari sull’anziano e sul bambino, altre più forti se si tratta uno sportivo o comunque una persona fisicamente più importante.

Si agisce sulla parte muscolare, fasciale, legamentosa e articolare, approcciando spesso anche componente viscerale (stomaco e intestino), tutto utilizzando le mani e il corpo del paziente in modo attivo, passivo o entrambi. Quindi, ad esempio, posso chiedere al paziente di fare determinati movimenti o di aiutarmi, oppure richiedere la totale assenza di movimento e di restare il più morbido possibile assecondando le mie azioni e quello che sto facendo.

 

Hai detto che l’osteopatia è una terapia complementare, può quindi essere di supporto in caso di patologie psicologiche?

Allora partirei dicendo che in generale le patologie psicologiche non rappresentano un vincolo al trattamento osteopatico come invece possono esserlo altre patologie, come i tumori o l’osteoporosi grave.

Tuttavia può essere utile per migliorare la sintomatologia ristabilendo un equilibrio a livello del corpo che, tutti sappiamo, essere fortemente connesso alla mente nel determinare il benessere globale. L’osteopatia agisce sul sintomo fisico che può essere ulteriore fonte di disagio, stress, fastidio o può limitare la buona riuscita di tecniche terapeutiche, come nel caso dei disturbi d’ansia.  

Ovviamente l’osteopatia non risulta una terapia risolutiva del disagio mentale ma è molto utile come sostegno e appunto come intervento complementare della psicoterapia o altro trattamento psicologico.

 

Hai accennato ai disturbi d’ansia. Come il tuo intervento può essere d’aiuto in questi casi?

Solitamente nei disturbi d’ansia il paziente fatica a utilizzare la respirazione diaframmatica in maniera corretta, tecnica utilissima per controllare, regolarizzare e ridurre i livelli di ansia.

Pertanto oltre allo psicologo che spiega come utilizzare bene il diaframma e la tecnica, fa esercitare il paziente e gli fornisce gli strumenti in seduta, ci può essere l’osteopata che riduce e toglie i blocchi articolari e muscolari che possono esserci sulla gabbia toracica, addome e diaframma che possono ostacolare un pochino il funzionamento del diaframma stesso.

Inoltre si può lavorare ad esempio anche sulla parte cranica aiutando il paziente a rilassarsi dal punto di vista della tensione membranosa e muscolare. Questo perché spesso i pazienti lamentano dolori cervicali o gastriti fortemente legate ai disturbi d’ansia e allo stress associati a problematiche lavorative e non.

Diciamo che mentre la psicoterapia supporta la persona nella riduzione e controllo dei livelli di stress noi possiamo togliere questi malfunzionamenti osseo-muscolari e quindi dare benessere e agio al paziente, oltre che fornire una buona base fisica per una corretta respirazione.

 

In osteopatia pediatrica su quali disturbi specifici si può agire?

I primi trattamenti effettuati subito dopo il parto possono non essere specifici ma essere in generale un aiuto al bambino per affrontare i primi momenti della vita sistemando quelle piccole disfunzioni che possono derivare dal parto.

Questo perché il passaggio nel canale del parto comporta una compressione leggera del cranio da cui possono derivare piccole distorsioni, quindi si lavora sul bambino a 360°. Nello specifico i problemi possono essere legati alla deglutizione quindi magari il bambino ingerisce troppa aria durante la suzione che può derivare da un problema dalla base cranica soggetta a traumi durante il parto, con successive infiammazioni e coliche.

Con l’osteopatia si può ridurre l’infiammazione cranica e ripristinare il corretto funzionamento della suzione o agire direttamente sulla parte intestinale aiutando il transito di aria e diminuendo le coliche. Inoltre si può agire sui disturbi del sonno e sul rigurgito neonatale.

Con la crescita e quindi con gattonamento e primi passi si va ad agire sulla colonna e sugli arti inferiori, oppure si può agevolare il lavoro del dentista con trattamenti specifici, con l’inizio della scuola ed eventuali problemi alla vista derivati da atteggiamenti sbagliati del collo, possono essere ridotti con trattamenti a questo distretto corporeo.

 

Alcune ricerche parlano del trattamento osteopatico con bambini con disturbo dello spettro autistico. In che modo la tua professione si può integrare alle terapie più “tradizionali”?

Negli ultimi anni alcuni studi hanno rilevato nei bambini con disturbo dello spettro autistico una grande difficoltà nell’evacuare l’intestino e scaricarsi.

Tanti genitori hanno riportato come durante i giorni in cui il bambino faticava a scaricarsi, le manifestazioni tipiche del disagio si accentuassero e fossero più presenti rispetto a giorni in cui le funzionalità sfinteriche funzionavano adeguatamente. Quindi una sorta di relazione tra una difficoltà sfinterica e una difficoltà nel controllo dei sintomi.

Da qui, considerando che l’intestino è il secondo cervello per la grande presenza di innervazione, è nata questa sperimentazione che vede l’abbinamento della manipolazione osteopatica viscerale all’autismo. Grazie ad un questionario dato ai genitori prima e dopo il trattamento riferito ai sintomi osservati nel bambino, si è notato che dopo il trattamento osteopatico che aiutava il bambino a scaricarsi e i sintomi diminuivano per intensità e frequenza.

Inoltre si è visto che il contatto con le mani dell’osteopata i bambini riuscivano a creare una buona relazione di fiducia, nonostante le difficoltà di questi bambini nei rapporti interpersonali. Attraverso le manipolazioni comprendevano che il trattamento osteopatico era un aiuto per loro e quindi cercavano l’operatore riuscendo a stabilire anche un contatto visivo, aspetto molto raro nei bambini con autismo.

Sicuramente sono studi recenti che gettano solo le basi per nuove ricerche, però è possibile affermare che comunque il trattamento osteopatico può essere un valido aiuto a questi bambini, sempre tenendo in considerazione la natura complementare dell’osteopatia che non può e non deve essere il solo trattamento per l’autismo e per altre patologie psicologiche e non solo.

 

A livello generale su cosa agisce l’osteopatia?

In generale si può dire che l’osteopatia agisce sulla qualità della vita e sul benessere del paziente. Molte volte, viste le condizioni con cui le persone arrivano in studio è difficile risolvere al cento per cento la problematica.

Questo soprattutto perché vanno considerate altre variabili: ad esempio se una persona svolge un certo tipo di lavoro logorante, ad esempio il piastrellista che sta tutto il giorno sulle ginocchia, posso trattarla quante volte voglio ma non posso pretendere di risolvere completamente i suoi problemi poiché la sua attività lavorativa va a riattivarli.

Tuttavia posso dare una qualità di vita migliore e quindi ridurre magari il dolore portandolo ad esempio da tutti i giorni a uno o due giorni a settimana, riducendone l’intensità e limitando la sua localizzazione ad una sola area e non a tutta la zona corporea interessata. Quindi miglioro la qualità della vita perché riduco il dolore e il disagio nello svolgere l’attività quotidiana.

Inoltre più ad ampio raggio con la liberazione della zona diaframmatica da blocchi muscolari, associata all’insegnamento della respirazione corretta, posso migliorare lo stato di benessere. Infatti respirare correttamente ossigena maggiormente il sangue che così può portare maggiori nutrienti alle diverse zone del corpo garantendo un miglior funzionamento da tutti i punti di vista, viscerale e muscoloscheletrico.

 

Rispetto alla tua esperienza al Centro Elpis, qual è il valore aggiunto che tu con la tua professionalità può dare all’equipe?

Allora si può lavorare ad esempio sull’autismo, per cui c’è un’equipe interna formata da Neuropsichiatra, Psicologa, Neuropsicomotricista, Pedagogista, Logopedista e Osteopata che ha come scopo quello di fornire alle famiglie un supporto completo nell’affrontare i processi di valutazione e osservazione, nell’accettare la diagnosi e quindi durante il trattamento vero e proprio. Il mio intervento è prevalentemente con il bambino attraverso la manipolazione viscerale.

Diciamo che la presenza di diverse figure professionali al centro Elpis, quindi l’approccio multidisciplinare, permette di lavorare sul benessere globale della persona considerando sia gli aspetti fisici che psicologico.

 

Qual è la differenza tra osteopatia e fisioterapia?

L’osteopatia lavora molto sulla prevenzione quindi possiamo dire che la differenza sta nella tempistica di intervento.

La fisioterapia si occupa prevalentemente dell’aspetto post-traumatico e dell’acuto, grazie anche all’utilizzo di alcuni macchinari come la tecar o la laser terapia che permettono di ridurre l’infiammazione, ma anche della riabilitazione post intervento.

Ad esempio, la riabilitazione dopo una frattura al braccio la fa il fisioterapista così come quella dopo un’operazione di ricostruzione del legamento crociato. Questo sia dal punto di vista manuale che da quello degli esercizi che spesso sono in collaborazione con il paziente che deve svolgere dei movimenti sotto indicazione dello specialista e sua supervisione.

L’osteopatia invece è un trattamento passivo in cui il paziente riceve delle manipolazioni dall’operatore, che richiede più o meno cooperazione ma sempre sotto l’azione diretta del professionista. In caso di riabilitazione post-trauma l’osteopata agisce sul ristabilire l’equilibrio dell’intero assetto corporeo compromesso dal trauma e riportare benessere, piuttosto che sulla riacquisizione del funzionamento del singolo distretto, azione del fisioterapista.

 

Davide Cardazzo, Osteopata presso il Centro Elpis di Ispra (VA). Ha conseguito il diploma quinquennale all’Accademia Italiana di Medicina Osteopatica di Saronno con integrazione del Bachelor of Science per operare anche fuori dal contesto italiano. Nella sua professione lavora con pazienti dall’età pediatrica fino a quella geriatrica nel tentativo di donare benessere e migliorare la qualità della vita. Nello specifico il suo intervento è volto ad individuare e trattare disfunzioni muscolo-scheletriche e viscerali con particolare attenzione alla storia anamnestica del paziente e alle problematiche di natura psicologia oltre che fisica, migliorando la sintomatologia somatica associata ad esse.

 

Leggi anche Sindrome da stress post traumatico >>

 

Foto: karelnoppe / 123RF Archivio Fotografico

 

Iscrivendoti accetti le condizioni d'uso e l'informativa sulla Privacy


Ti potrebbe interessare anche: