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COME IL LEADER PUÒ INFLUENZARE L'ANDAMENTO DEL GRUPPO

Il leader è il capo, la guida e il punto di riferimento e può influenzare significativamente l'andamento del gruppo.

Il leader assume una posizione centrale e fondamentale all’interno di un gruppo. Ha la funzione di dirigere l’azione del gruppo, è un punto di riferimento e colui che rappresenta il gruppo sia nelle occasioni di successo, sia in caso di fallimento e difficoltà. È il capo e la guida e ha in sé la responsabilità del lavoro e della funzionalità dei sottoposti.

Tuttavia, se è certo che la tipologia di leadership e quindi non solo le abilità pratiche e conoscenze ma anche il modo di essere e porsi del leader influenzano il gruppo, è altrettanto vero che non tutte le tipologie di leadership sono funzionali in modo analogo.

 

Stile di leadership e andamento del gruppo

Lo psicologo sociale Kurt Lewin, ha eseguito differenti ricerche sullo stile di leadership e sulla sua influenza sulla produttività e funzionalità del gruppo. L’autore distingue tre tipologie di leader:

 

  • Autoritario: è il capo che non delega, non comunica apertamente e limpidamente con i sottoposti, non li coinvolge nelle decisioni e nel processo di pianificazione ma affida passivamente loro dei compiti. È una persona che accentra tutto su di sé, non è aperta al confronto e al dialogo, spesso genera timore e ansia, riduce le possibilità di espressione e crescita dei sottoposti e del gruppo stesso
  • Democratico: è il capo che coinvolge gli altri membri del gruppo e costruisce una collaborazione attiva con loro, fatta di scambi reciproci, di confronto, dialogo, suddivisione dei compiti esaltando le abilità individuali, esorta il gruppo, permette la comunicazione libera e la possibilità di crescita del gruppo e del singolo. È colui che definisce obiettivi e passi da compiere con il gruppo.
  • Laissez-faire: è il leader passivo, che non prende decisioni, non dà alcuna direttiva, non coordina il gruppo, delega pienamente ma in modo non ordinato e funzionale, lascia completa libertà al gruppo, non definisce obiettivi e non dona una progettualità. La comunicazione è caotica e priva di finalità comuni.

 

Nei suoi esperimenti eseguiti su gruppi di bambini impegnati in un compito semplice ha osservato che la produttività del gruppo aumentava sotto la direzione del leader democratico così come la cooperazione, la condivisione, le potenzialità del singolo e del gruppo.

Diversamente con gli altri due stili di leadership dove insorgevano conflittualità, si riduceva la collaborazione e la produttività.

 

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Leader democratico, perché funziona?

Il leader democratico è capace di coinvolgere attivamente i membri del suo team e far emergere da ognuno di loro il massimo delle proprie potenzialità.

La possibilità di mettersi in gioco e fare esperienza in un clima aperto e attento alle singole proposte aumenta l’autostima, il senso di autoefficacia e soprattutto la motivazione all’agire. Elementi che si ripercuotono positivamente sulla produttività.

Inoltre la possibilità di scambiare idee, di confrontarsi permette di risolvere insieme le eventuali problematiche e difficoltà e spesso di creare qualcosa di nuovo e di migliore qualità. “Come si dice due o più teste sono meglio di una”.

La condivisione crea legami che se basati sul rispetto reciproco e possibilità di azione, incrementano la forza del legame stesso e quindi la cooperazione nei diversi compiti. Nonché la delega ai membri fatta dal leader sviluppa fiducia e permette al singolo di crescere personalmente e professionalmente. Importante sempre il monitoraggio attento e la coordinazione da parte del leader che conosce i membri e i singoli passaggi del lavoro.

La leadership democratica è maggiormente efficace nel creare il gruppo, nel mantenerlo, nel creare legami duraturi ed efficaci tra i membri e quindi garantire maggiore produttività, soddisfazione lavorativa, motivazione e condivisione.

 

Un leader per ogni occasione

Se è vero che il leader democratico è per le ricerche quello più funzionale e positivo, non in tutti i contesti è possibile questo tipo di condotta.

Laddove infatti ci sono troppe idee e troppe teste da mettere insieme un’eccessiva condotta democratica può portare al caos e all’arresto della produzione con insorgenza di conflittualità. Pertanto è bene in questi casi favorire il dialogo, la condivisione e la partecipazione alle decisioni ma definendo limiti e regole e quindi i confini della condivisione.

Il leader autoritario è funzionale quando le decisioni devono essere prese in fretta, nelle emergenze o quando l’eccessiva discussione rischia di creare difficoltà e disagio per il troppo tempo, oppure quando la decisione non coinvolge il gruppo di lavoro o non è necessaria una condivisione dell’obiettivo.

Il leader lassez-fair è funzionale quando obiettivi, modi, regole e compiti sono ben chiari, definiti e ogni membro sa precisamente come agire e sono autonomamente motivati e informati.

Quindi il leader ha un ruolo fondamentale e può influenzare l’intero gruppo in tutti i diversi aspetti. Un buon leader è colui che sa adattare il proprio stile al gruppo e alle diverse fasi vissute da esso. È dotato di dinamicità e flessibilità mentale e operativa.

 

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Foto: Harish Marnad Narasimhan / 123rf.com

 

 

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