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BULLO E LEADER, LI DISTINGUIAMO GIÀ DA BAMBINI

Bullo e leader due ruoli apparentemente identici ma profondamente diversi nelle modalità, competenze sociali, scopi e abilità di coinvolgimento.

Bullo e leader sono spesso confusi e l’utilizzo dei termini avviene senza discriminazione e consapevolezza delle differenze.

Sono due condotte e ruoli apparentemente molto simili poiché volti ad orientare e dirigere il comportamento di altri individui, verso una meta o scopo desiderano, tuttavia ciò avviene attuando strategie e modalità molto differenti.

La distinzione già di per sé complessa, lo è ancor di più nei bambini. Le caratteristiche personali e sociali non ancora definite nei più piccoli, ma estremamente soggette a cambiamenti in relazione al contesto, alle circostanze e agli altri individui dell’interazione, porta spesso a sottovalutare o confondere i due comportamenti.

 

Leader

A livello generale il leader è un individuo carismatico, coinvolgente e capace di attrarre altre persone che considerano la sua autorità legittima e positiva.

Il suo atteggiamento è volto a guidare il gruppo verso uno scopo e una meta per lo più condivisa, o almeno accettata consapevolmente da gruppo, con entusiasmo, atteggiamento propositivo, ottimismo e motivazione costante.

Sono individui capaci di generare ammirazione, simpatia e sostegno in altri, senza utilizzo della prevaricazione e della forza ma creando un ambiente dinamico, empatico e capace di cogliere i bisogni e le difficoltà del gruppo, selezionare le azioni migliori e stimolare la messa in campo di risorse.

Ha spirito di iniziativa che coinvolge i gregari, i quali non vivono un senso di sottomissione ma scelgono liberamente di seguire il leader, si fidano e assolvono i compiti assegnati con impegno e sicurezza. Sa essere assertivo e comunicare efficacemente.

Nei bambini capita spesso che si creino dei piccoli gruppetti dove uno assume il ruolo di leader, sceglie le attività, i materiali, dispone i giochi da utilizzare ed è seguito da gruppo con serenità e accettazione.

Sono solitamente popolari, simpatici e conosciuti dal resto del gruppo perché capaci di prendersi cura degli altri, di mostrarsi sensibili e premurosi, di sapersi muovere nelle diverse circostanze. Hanno buon livello di autostima, autonomia e sicurezza e abilità relazionali e fiducia in se stessi.

 

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Il bullo

Per bullismo si intende un comportamento aggressivo, prepotente e prevaricatore agito intenzionalmente e ripetutamente nel tempo, con lo scopo di arrecare danno (fisico, psicologico, esclusione sociale, ecc).

Genera disequilibrio di potere tra il soggetto agente, il bullo, e il destinatario dell’azione, la vittima. La spinta è data dal desisiorio di raggiungere una soddisfazione personale, popolarità e creare sofferenza e sottomissione nell'altro. 

Nei bambini, fin dalla scuola dell’infanzia, è possibile notare comportamenti che nel tempo possono consolidarsi in atti di bullismo anche grave, grazie alla maggiore consapevolezza della possibilità di prevaricare su altri e ottenere quanto desiderato, ancora labile nei più piccoli.

Quindi anche nei primi gruppetti alla scuola dell’infanzia si osservano atti di esclusione costante di compagni, prepotenza nel gioco, scelta delle attività con la forza e l’imposizione, definizione delle regole e dei ruoli.

Sono tipiche affermazioni come “tu non puoi giocare con noi”, “non sei capace”, “il mio gioco non lo puoi provare”, “sei brutto”. Devono essere ovviamente ripetute nel tempo e costanti e non seguite da una riconciliazione e risoluzione.

In futuro se non appositamente corretti possono sfociare in comportamenti ben più gravi come minacce, esclusione sociale, prese in giro, attacchi violenti (calci, pugni…), calunnie, attacchi all’autostima e all’immagine corporea, e tanto altro.

 

Bullo o leader? Segnali precoci

Una ricerca condotta da Francesco Margoni e Luca Surian (università di Trento) in collaborazione con Renée Baillargeon (Università dell’Illinois) ha dimostrato che bambini prima dei due anni sono in grado di discriminare atteggiamenti di dominanza positiva o negativa.

Nello studio un gruppo di bambini da 20 a 22 mesi sono stati sottoposti alla visione di semplici filmati in cui erano mostrate situazioni di prevaricazione prepotente (bullismo) e situazione di obbedienza senza uso della forza (leadership). Usando il paradigma della violazione dell’aspettativa, secondo cui i bambini fissano più a lungo stimoli inaspettati, i ricercatori hanno osservato una maggiore fissazione per situazioni inaspettate.

Nello specifico, in un primo momento furono sottoposti alla visione di un bullo che con un bastone obbliga i compagni a farsi dare la palla e di un leader che gentilmente chiede e riceve la palla. Successivamente si osserva che i bambini si aspettano che i gregari obbediscano anche in assenza del leader e che ciò non avvenga in caso del bullo. Si ha maggiore fissazione se accade il contrario.

Quindi è possibile ipotizzare una capacità di discriminare i due tipi di dominanza, seppur non sia possibile inferire la reale capacità di agire in una o nell’altra direzione in futuro.

Troppo spesso i segnali di allarme sono sottovalutati da chi opera attorno ai bambini. C’è la tendenza a considerarli normali conflitti necessari per la comprensione delle regole sociali, morali e per la crescita.

Questo è in parte vero, poiché sperimentare il conflitto permette di comprendere aspetti del vivere sociale e la differenza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, ma devono essere situazioni isolate, che si risolvono con la ripresa del gioco condiviso e il “fare pace”.

L’ adulto deve essere in grado di cogliere i segnali e intervenire appositamente, creando gruppi strutturati, mostrando la negatività del gesto compiuto e lavorando sullo sviluppo di competenze prosociali e di leadership positiva e così via.

 

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Foto: Iakov Filimonov / 123rf.com

 

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