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LA MOTIVAZIONE ALLO STUDIO

Essere motivati nello studio favorisce l'apprendimento, migliora le competenze personali e scolastiche e aumenta l'autostima e la soddisfazione.

Molti studi, ma anche l’esperienza quotidiana, dimostrano che la motivazione gioca un ruolo fondamentale nell’esecuzione di compiti di qualsiasi genere e nell’apprendimento.

Essa è infatti una spinta, una forza, qualcosa che fa iniziare un’azione, mettere in campo risorse, mantenere un certo livello di impegno e talvolta anche interrompere un flusso di comportamento.

Il suo ruolo nel raggiungimento di obiettivi e successo è fondamentale. Ha effetti, infatti, sulla quantità di energie messe in campo, sulla capacità di mantenere livelli elevati di attenzione, sull’impegno e anche sul coinvolgimento emotivo nella circostanza.

Questo mai come nel contesto scolastico e di studio risulta evidente.

 

Motivazione e studio

La motivazione gioca un ruolo fondamentale nello studio e nell’apprendimento perché oltre a favorire la messa in campo di energie, aumentare l’impegno e attivare lo studente, permette lo sviluppo di altri ingredienti fondamentali: tra questi il desiderio di apprendere, la ricerca di nuove informazioni, la curiosità, la ricerca di nuove strategie e una maggiore forza di volontà.

La motivazione allo studio renderà meno noiosa la lezione in classe e le “mille” pagine da ripetere a casa perché lo studio diviene sostenuto e spinto da uno scopo da raggiungere più profondo della sola performance nelle verifiche e interrogazioni.

Inoltre, essere motivati aiuta a superare le difficoltà, non abbattendosi davanti agli insuccessi ma cercando soluzioni nuove, arricchenti e quindi nuove strategie per favorire l’apprendimento.

Tuttavia nel contesto scolastico spesso si sente parlare di studenti demotivati, della poca voglia di studiare e dello scarso livello di coinvolgimento degli studenti.

Questo abbassa fortemente i rendimenti scolastici, fa insorgere problematiche nell’iter di apprendimento, portando a ricercare gratificazione e riconoscimento altrove, spesso con conseguenze gravi come abbandono scolastico e devianza.

 

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Perché motivare allo studio?

Una delle sfide degli insegnanti di oggi è motivare gli studenti, renderli partecipi e attivi nel processo di apprendimento, lottando contro una realtà piena di stimoli differenti, più accattivanti e interessanti dei libri di scuola e delle ore e ore di lezione.

Prima di tutto è bene considerare che studenti che incassano molti insuccessi e i fallimenti dovuti al basso impegno scolastico di certo non saranno motivati a studiare, e vedranno ciò come un obbligo e talvolta qualcosa di inutile.

Questo ovviamente si ripercuote su immagine di sé, autostima e comportamento. Bisogna invertire la rotta. Ma come?

Creare le condizioni per sperimentare successi, soddisfazione e realizzazione di obiettivi sempre più complessi, permette di aumentare la motivazione dei singoli e del gruppo e quindi l’impegno e il coinvolgimento nello studio.

Uno dei possibili tentativi è offrire agli alunni esperienze concrete di apprendimento dove possano sperimentare se stessi e le proprie abilità. Il coinvolgimento attivo permette infatti di mettere in campo risorse, provare, confrontarsi e aumentare la consapevolezza delle proprie abilità, competenze e potenzialità accanto ai propri limiti.

Sono momenti di apprendimento che, la maggior parte delle volte, si dimostrano più coinvolgenti e interessanti della spiegazione classica.

 

Motivazione: intriseca o estrinseca? 

La motivazione non sempre assume la stessa forma: possiamo parlare quindi di motivazione intrinseca ed estrinseca.

La motivazione intrinseca è una spinta ad agire per la gratificazione propria dell’agire stesso. Ovvero le azioni vengono messe in atto per gratificare se stessi, per mettersi in gioco, sentirsi competenti e trarre da questo soddisfazione e beneficio. Si agisce per sfida con se stessi, curiosità, interesse, desiderio ed espressione del sé.

Diversamente la motivazione estrinseca è mossa da gratificazioni e ricompense esterne. Si attua un comportamento per ottenere qualcosa, mostrarsi ad altri o evitare punizioni o rimproveri.

La prima ha maggiori effetti positivi poiché coinvolge maggiormente l’individuo. Uno studente che studia per il piacere di apprendere, per interesse, per la consapevolezza dell’importanza dell’apprendimento e dell’aumento delle competenze personali, sarà maggiormente coinvolto ed efficiente di un altro che studia e fa i compiti per ottenere buoni voti, far contenti docenti e non deludere le aspettative dei genitori.

Lavorare sull’aumento della motivazione allo studio è fondamentale ma deve partire dalle caratteristiche del ragazzo, dai suoi interessi e sue abilità, sfruttandole al meglio per offrire esperienze di successo motivanti.

Non è di certo una sfida facile per insegnanti, genitori e pedagogisti e profesisonisti del settore ma è sicuramente un campo su cui investire.

 

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Foto: dolgachov / 123rf.com 

 

 

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