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LE TEORIE COLLETTIVE SULLA FELICITÀ

Uno studio svedese pubblicato di recente illustra come le rappresentazioni e le teorie collettive nel web sulla felicità siano concordi con quanto già evidenziato da illustri studi di economisti e psicologi: il benessere delle persone, e quindi il benessere collettivo di un Paese, non è correlato tanto al possesso di beni materiali e di consumo, quanto alla possibilità di intrattenere relazioni gratificanti e soddisfacenti con gli altri e di sperimentare un senso di appartenenza e condivisione con la comunità di cui si è parte.

La Svezia è uno dei Paesi nordeuropei tecnologicamente più avanzati ma in cui si registrano fra i più alti tassi di suicidi e che è caratterizzato da criticità sociali non proprio d’avanguardia come violenza sulle donne e emarginazione sociale denunciate nella trilogia di Seig Larson Uomini che odiano le donne. Un Paese non proprio coincidente con le immagini patinate a buon mercato firmate Ikea. Anche qui, nonostante l’alto tenore di vita, la felicità e il benessere non sarebbero associate ai beni materiali, piuttosto a soddisfacenti relazioni sociali.

 

Le parole associate alla felicità

I ricercatori svedesi (Garcia, D. e Sikström, S., A Collective Theory of Happiness: Words Related to the Word “Happiness” in Swedish Online Newspapers, Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 2013, 16,6, 469-472) hanno svolto un’analisi testuale degli articoli pubblicati on-line da un quotidiano svedese nell’arco del 2010 ipotizzando che le notizie riportate fossero uno spaccato interessante degli argomenti più popolari nel pubblico svedese e che di conseguenza la modalità con cui venivano trattati indicasse qualcosa in merito a teorie e rappresentazioni collettive della felicità. Dall’analisi testuale svolta emergerebbe come i termini ricorrentemente più associati alla parola “felicità” fossero quelli più o meno direttamente rimandanti a relazioni personali, come i pronomi personali tu-me-noi-loro, o episodi collettivamente condivisi come il matrimonio reale svedese o il campionato della coppa del mondo.

Al contrario, la parola “felicità” non risultava associata a termini che indicavano oggetti seppur molto ambiti (come l’ I-Pad o l’I-Phone) o il denaro.


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La felicità interna lorda

Gli autori ne concludono come, questa indagine, sia in linea con la letteratura esistente che evidenzia una sorta di teoria collettiva condivisa sulla felicità o, meglio, su cosa la renda possibile: sarebbero i rapporti umani e non i beni materiali a rendere felici le persone e a sostanziare il benessere collettivo su ampia scala. Tanto che alcuni Paesi hanno preso in considerazione l’idea di utilizzare indicatori alterativi al PIL per misurare il grado di sviluppo e di benessere, caposcuola è il piccolo paese del Buthan che ha adottato l’indicatore della felicità interna lorda (FIL) che misura fattori come salute, benessere psicologico, educazione, diversità culturale, vitalità della comunità, bio-diversità ecologica o standard di vita.

Immagine | a4gpa

 

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