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SE IL CORPO INCUTE PAURA: LA SOMATIZZAZIONE DELL'ANSIA

Corpo e mente sono due facce della stessa medaglia. Nella somatizzazione dell’ansia il corpo produce segnali fisici molto potenti che possono creare ulteriore allarme generando un circolo vizioso. Il vissuto corporeo può diventare fonte di tranquillità invece che di preoccupazione?

L’ansia è un correlato psicofisiologico degli stati di stress in cui corpo e mente si alleano per cercare di far fronte a una situazione emergenziale che richiede tutte le risorse possibili. Quando però l’ansia diventa patologica, spesso è difficile da gestire e può innescare somatizzazioni importanti che, se non riconosciute come tali, possono causare ulteriore paura e preoccupazione innescando un circolo vizioso che è bene interrompere al più presto recuperando la tranquillità di sentirsi nel corpo.

 

La somatizzazione dell’ansia: il corpo come traduttore simultaneo

La somatizzazione rappresenta uno dei meccanismi di difesa più arcaici della nostra mente. Nei neonati, infatti, non esiste ancora una consapevolezza che consenta di distinguere corpo e mente, non esiste una capacità di pensiero e riflessione sui propri stati interni e men che meno la possibilità di distinguere fra malesseri emozionali e corporei. 

Se osservate un neonato di pochi mesi in quest’ottica vi renderete bene conto quanto, agli inizi della nostra vita, tutti noi esprimiamo i nostri stati di malessere e benessere in modi indifferenziati mediante modalità prettamente corporee

Sebbene con lo sviluppo e la maturazione cerebrale si impari a distinguere e ad esprimere i propri stati interni in maniera più consapevole e differenziata, il corpo rimane un traduttore più o meno simultaneo dei nostri stati mentali, specie in quelle situazioni di confusione e allerta che caratterizzano gli stati d’ansia

I muscoli si contraggono per preparaci alla fuga (o all’attacco), il respiro e il cuore accelerano all’impazzata, lo stomaco provoca dolore e a volte nausea, la testa si fa pulsante e confusa… Questi segnali fanno tutti parte della fisiologica risposta di allarme del nostro organismo, alcune persone però sono particolarmente sensibili a essi, li interpretano come possibili segnali di malattia e se ne lasciano turbare a tal punto da aggravare lo stato iniziale di ansia che li aveva innescati.

 

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La somatizzazione dell’ansia: superarla col Training Autogeno

Nei corsi di Training Autogeno si insegna a invertire questa sequenza fisica di allarme per aiutare le persone a riconoscere e smorzare i segnali di somatizzazione dell’ansia. Questo è molto importante perché spesso le persone più ansiose, coloro cioè che vivono stati di ansia disfunzionale per quantità o durata, non distinguono fra segnali psicologici e fisici dell’ansia.

Alcuni, ad esempio, non si rendono conto di essere in ansia, non riconoscono un vissuto soggettivo di allarme o paura, ma portano la loro attenzione esclusivamente sugli stati di malessere fisico ad essa correlati. Altri invece, magari perché hanno avuto già ricorrenti attacchi di panico, riconoscono tali segnali, ma non hanno imparato a gestirli; vivono quindi nella continua “paura di avere paura” (ansia anticipatoria), aspettandosi che da un momento all’altro possa arrivare un nuovo “attacco” e sentendosi completamente in balìa dei propri stati interni.

Come riprendere il timone della propria nave? Partendo dal corpo e imparando a non averne paura…

 

La somatizzazione dell’ansia: osservare senza giudicare

Nei corsi di Training Autogeno si insegna a prendere consapevolezza del vissuto corporeo e ad autoregolarlo in maniera autonoma senza preoccupazione o sforzo di volontà. L’atteggiamento da sviluppare è quello di un osservatore passivo e non giudicante: tutto ciò che sta avvenendo nel corpo in questo momento va bene, non c’è nulla da correggere, niente da dover controllare, il corpo funziona esattamente come deve funzionare…

Solitamente si diventa coscienti del proprio battito cardiaco o del ritmo del proprio respiro solo quando qualcosa non va, quando queste funzioni esprimono stati d’ansia e paura. Questo genera un meccanismo molto pericoloso: senza rendersene consto, la persona impara ad associare la consapevolezza delle proprie attività corporee a stati di malessere: se capita occasionalmente di notare il cuore che batte, il respiro che si fa affannoso o lo stomaco che dà dei segnali, questo viene in automatico interpretato come stato di potenziale pericolo, malessere.

Ne consegue che anche vissuti corporei essenzialmente benigni, come sono quelli della somatizzazione dell’ansia, vengono interpretati come possibili pericoli o segnali di malattia, la mente si concentra allora con maggiore attenzione su questi “sintomi” che, inevitabilmente, vanno ad aggravarsi e con essi lo stato di ansia e allerta.

Lo stato di concentrazione passiva del Training Autogeno consente invece di percepire le proprie funzioni corporee in condizioni di rilassamento, di affidarsi ad esse e accettarle in qualunque modo si presentino senza giudicarle.

Accogliere con fiducia qualunque cosa avvenga nel corpo, qualunque stato anche di tensione esso possa produrre, è il miglior modo per lasciare che esso trovi la via per autoregolarsi e rilassarsi spontaneamente (che è ciò che tutti noi sappiamo fare in maniera innata). Ne trarrà beneficio anche la mente che sarà via via più sgombra, rilassata e tranquilla.

"Tensione è chi pensi che dovresti essere.

Rilassamento è quello che sei."

(Proverbio cinese)

 

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Foto: Antonio Guillem / 123rf.com

 

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