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INCERTEZZA: È POSSIBILE VINCERLA?

L'incertezza è qualcosa che riguarda tutto e tutti, specialmente in questo particolare momento storico e politico ci sentiamo minacciati e privi di punti di riferimento che un tempo erano certezze. Esiste qualcosa su cui possiamo contare anche nei momenti di estrema incertezza?

Sembra che le certezze siano sempre meno e che si debba fare i conti con il suo contrario: l’incertezza, appunto. Leggendo qua e là noto che i disturbi legati all’ansia e al panico sono in aumento e che una delle parole più cliccate sul web è proprio “ansia”. D’altronde incertezza e ansia vanno insieme e sfido chiunque in questo momento particolare a non sentirsi, qualche volta, incerto e preoccupato. L’ansia può essere generalizzata o riguardare aspetti particolari della propria vita, ma le sensazioni fisiche e i pensieri che lo accompagnano sono piuttosto simili.

 

Il fatto è che quando si è preoccupati, per non dire sempre ansiosi, si tende a fare molti pensieri, a respirare meno profondamente e a “perdere il proprio centro”, ci si sente poco stabili, sarà anche a causa dell’incessante produzione di pensieri. È un po’ come vivere nell’affanno, incapaci di fermarsi un attimo per ritrovare un minimo di equilibrio o, se si preferisce, di concentrazione. Perché anche l’attenzione e la concentrazione sono funzioni disturbate dal senso d’inquietudine che accompagna gli stati ansiosi. Poiché gli eventi che ci causano incertezza non sempre possono essere modificati più di tanto, allora quello che possiamo fare è: trovare un centro dentro di noi. Un luogo sicuro, un rifugio. All’inizio nemmeno sappiamo di possedere uno spazio protetto, poi, una volta trovato, bisogna esercitarsi a entrare in quello spazio più spesso che si può. In questo modo diventerà un luogo accogliente per noi e potremo rifugiarci là ogni volta che vorremo e ne avremo bisogno.

 

Il centro di cui parlo in una parola, può essere chiamato grounding. Il grounding è il radicamento, il senso di essere a contatto con il terreno che ci sostiene. Avere grounding implica l’essere più consapevole del proprio corpo, del proprio respiro e di tutte le sensazioni presenti. Quando si è radicati, si vive nel qui e ora, i pensieri rallentano, il respiro si approfondisce e ci si sente finalmente fermi. Trovare il grounding significa spostare l’attenzione (l’energia) dalla mente al corpo, poiché quest’ultimo è l’unico elemento concreto e tangibile: è il nostro senso di realtà.

 

A. Lowen, ideatore dell’Analisi Bioenergetica, si è dedicato molto al concetto di grounding; esso si raggiunge attraverso un lavoro di consapevolezza attraverso il corpo. La posizione di base per fare l’esperienza del radicamento è in piedi, con le gambe leggermente divaricate, le ginocchia un po’ piegate e il bacino rilassato. L’attenzione è sui piedi, su come appoggiano sul pavimento e sulle gambe che, insieme ai piedi, costituiscono i nostri “supporti”, reggendo tutto il “carico”. Espressioni come “avere i piedi ben piantati” o “camminare con le proprie gambe”, esprimono molto bene il senso di sicurezza e di concretezza che deriva dall’essere in grounding. Il corpo è la nostra “ancora” ed è a esso che possiamo fare riferimento anche nei momenti di oggettiva incertezza e difficoltà, come modo per centrarsi e contenersi

 

Riferimenti:

Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica. Manuale di esercizi pratici (Scienze alternative) di Alexander Lowen e Leslie Lowen (Brossura - 1 gen. 1979)

Paura di vivere (Psiche e coscienza) di Alexander Lowen (Brossura - 30 ago. 1982)

La spiritualità del corpo. L'armonia del corpo e della mente con la bioenergetica (Psiche e coscienza) di Alexander Lowen e A. Menzio (Brossura - 29 lug. 1991)

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