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ESSERE MULTITASKING: RISORSA O LIMITE?

Il multitasking è stato spesso presentato come una conquista o una miglioria del nostro cervello supportata dall'uso delle Nuove Tecnologie. Oggi nasce una corrente contraria; ma allora il multitasking è una risorsa o un limite?

Il termine Multitasking non è di natura psicologica, ma afferisce al campo dell'informatica e fa riferimento alla capacità di un sistema operativo di svolgere più compiti contemporaneamente.

Oggigiorno questo termine viene usato anche per descrivere la possibilità di una persona di compiere più azioni, complici le Nuove Tecnologie.

Ad esempio, i nativi digitali dovrebbero essere molto a loro agio con il multitasking perché l'uso del computer sin dalla più tenera età dovrebbe aver modellato le loro capacità cognitive in tal senso.

Ma come sempre non tutti sono dello stesso avviso e dopo aver decantato le virtù del multitasking alcune recenti ricerche si chiedono: è davvero una risorsa o un limite?

 

Multitasking o monotasking?

Una prima cosa da chiarire è che la specie umana non è l'una o l'altra cosa! Sicuramente le attività cognitive sono "pesanti" per il nostro cervello che cerca sempre di andare a risparmio.

I meccanismi e i fenomeni legati all'attenzione selettiva o le euristiche ne sono un esempio. Ciò non significa però che non riusciamo a fare più cose contemporaneamente: guidiamo e chiacchieriamo, scriviamo mentre ascoltiamo buona musica e così via.

Di sicuro esistono delle inclinazioni personali ad essere più o meno multitasking e anche il tipo di azioni da fare contemporaneamente possono cambiare.

I ricercatori dell'indiana University, con a capo la psicologa Elizabeth Poposki, hanno presentato il Multitasking Preference Inventory, uno strumento con cui valutare l'inclinazione personale al multitasking.

Secondo la psicologa l'applicazione migliore sarebbe in ambito lavorativo e, più nello specifico, durante la fase di selezione per comprendere chi possa essere il candidato ideale per una data mansione.

 

Le donne e il multitasking

 

La posizione allarmista

All'interno del dibattito "pro e contro", attualmente sembra prevalere l'ipotesi allarmista che sottolinea le conseguenze del multitasking sulla struttura cerebrale.

Uno studio inglese della Oxford University ha coinvolto 75 adulti di 25 anni (età media) chiedendo loro di rispondere ad un sondaggio. Oggetto di indagine le loro abitudini di uso di 10 strumenti tra cui la carta stampata, gli sms, le app, ecc.

A 40 di loro è stata effettuata una risonanza magnetica da cui emerge che coloro che usano abitualmente più di un dispositivo presentano nella corteccia anteriore una minore densità di materia grigia.

Resta al momento una domanda: il multitasking è causa o conseguenza di un peggiore controllo cognitivo ed emotivo?

 

Due o più di due compiti?

Lo psicologo Francesco Albanese in un articolo online offre un interessante punto di vista descrivendo le basi neurologiche dei meccanismi mono e multitasking.

Il cervello viene presentato come dotato di due processori (gli emisferi). Il problema nasce quando ci sono più di due compiti da eseguire perché mancano gli emisferi. Il cervello si affida all'attenzione divisa cercando di seguire tutto, ma non siamo macchine e le risorse non vengono spartite equamente. Albanese sottolinea che tante sono le componenti che ogni momento spostano i nostri sforzi ora più su uno ora più sull'altro compiti: motivazioni, desideri, autoefficacia, gestione del tempo.

Allora non saremo mai del perfetti multi tasker, ma alla risoluzione perfetta di più compiti sopperiamo con il vivere i compiti e i problemi all'interno di una realtà complessa e non in modo univoco e sterile.

 

Le nuove tecnologie spengono la concentrazione?

 

 

 

 

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