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TEST DELLA FALSA CREDENZA: COS'È E A COSA SERVE

I bambini cosa sanno dei pensieri altrui? Ad un certo punto compare la capacità di comprendere il punto di vista dell'altro. Come scoprirlo? Con il test della Falsa Credenza

I test psicologici sono strumenti sofisticati per la misurazione del comportamento umano, ben lontani dagli esercizi di puro divertimento che troviamo belle riviste.

In genere si usano stimoli verbali, cioè delle domande formulate seguendo una strategia precisa e le cui risposte vengono elaborate numericamente.

Quando si tratta di fare delle rilevazioni sul comportamento infantile occorre usare metodi differenti, soprattutto per l'età prescolare. Uno dei test per l'infanzia più noti è il Test della Falsa Credenza che utilizza scenari visivi per comprendere se il bambino ha già sviluppato una Teoria della Mente.

 

La Falsa Credenza: il test della scatola ingannevole

Il test della Falsa Credenza è un paradigma sperimentale che offre degli scenari al bambino in cui si presentano 2 diversi punti di vista. Il bambino che osserva la storia deve poi rispondere a dei quesiti considerando una specifica prospettiva: se è in grado di scindere le informazioni allora possiamo supporre che abbia sviluppato la Tom. I

l test utilizza due compiti: la scatola ingannevole e il trasferimento inaspettato.

Nel primo caso si mostra ad un bambino una scatola di caramelle e gli si chiede cosa pensa ci sia all'interno. Dopo gli si mostra che in realtà dentro non si trovano dolci, bensì una matita.

Il test termina con un'ultima domanda: cosa credevi ci fosse dentro la scatola all'inizio? Il bambino di 3 anni in generale risponde "matita", mentre a 4 anni è in grado di considerare contemporaneamente ciò che sapeva prima e cosa sapesse dopo e quindi risponde: "caramelle".

 

Le tappe di sviluppo della teoria della mente

 

La Falsa Credenza: il test del trasferimento inaspettato

Un secondo compito del Test di Falsa Credenza è quello che propone il trasferimento inaspettato, anche conosciuto come il test di Sally ed Ann.

In questo caso si presenta uno scenario in cui due bambole Sally ed Ann giocano con una palla. Ann mette la palla in un cesto rotondo e poi esce di scena; a sua volta Sally prende la palla e la sposta in una scatola quadrata. A questo punto Ann rientra e al bambino viene chiesto dove cercherà la palla.

Il bambino che ha sviluppato una Teoria della Mente saprà che Ann cercherà la palla nel posto sbagliato, mentre i più piccoli danno la risposta in base a ciò che sanno loro.

 

Ma cosa di intende per ToM, la Teoria della Mente?

La Teoria della Mente o ToM (Theory of Mind) è uno dei obiettivi di crescita cognitivo-psicologica più importanti nello sviluppo. Il bambino osserva il mondo ed è in grado di spiegarsi la realtà e i comportamenti facendo riferimento a credenze (leggi sulla natura e su come vada il mondo) e desideri (io mi comporto in un modo perché voglio qualcosa).

Inizialmente questa valutazione viene fatta considerando solo il proprio punto di vista, cioè il bambino interpreta il comportamento altrui sulla base di ciò che sa lui. Ad esempio, i bambini di due anni che giocano a nascondino pensano di non essere visti solo quando solo loro a non avere il proprio compagno di gioco sotto occhio e non quando sono celati al suo sguardo. Non è infrequente che continuino a nascondersi nello stesso luogo convinti di non essere visti (e divertendosi un mondo).

Ad un certo punto però lo sviluppo cognitivo permette loro di considerare contemporaneamente più punti di vista: se io lo vedo può essere che l'altro non mi veda e viceversa! La Tom è alla base della vita sociale e della possibilità di interagire con gli altri: empatia, altruismo sono solo alcuni esempi di comportamenti associati ad essa.

 

La teoria della mente negli adulti



 

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