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RABBIA, 5 CONSIGLI PER NON DISTRUGGERE TUTTO

Martirizzare un bambola voodoo, tirare pugni a un cuscino o rimuginare sull'accaduto attribuendo la colpa a se stessi… Qual è il miglior modo per esprimere la rabbia? Forse sfogarci non è quello che ci farà davvero stare meglio.

Siete arrabbiati col vostro capo? Qualcuno suggerisce di prendervela con una bambola woodoo e sfogare così tutta la vendicativa aggressività che non potete esternare al legittimo destinatario (a meno che non vogliate perdere il posto).

La rabbia tuttavia non va sfogata ma trasformata: sapersi arrabbiare può essere un carburante motivazionale di grande importanza per portare avanti con assertività i nostri interessi. Attenzione dunque a non “bruciarla” in modo distruttivo. Vediamo 5 consigli per gestire la rabbia.

 

1. Non fare nulla: sfogarsi peggiora solo le cose

Primo punto: meglio rimanere fermi. La catarsi infatti non sembra affatto la strada migliore: sfogare la rabbia attraverso l’attivazione corporea non avrebbe altro effetto se non quello di alimentare tensione e aggressività.

Lo sostengono gli autori di uno studio che ha coinvolto 600 studenti universitari esposti sperimentalmente ad un’esperienza frustrante.

Gli studenti sono stati suddivisi in tre gruppi: ad alcuni veniva data l’occasione di sfogare al rabbia “prendendosela” con un pungiball; altri erano invitati ad utilizzare il medesimo strumento ma con lo scopo di fare esercizio fisico; mentre al terzo gruppo, quello di controllo, non veniva proposta alcuna attività.

Stando alle risposte riportate dagli studenti a dei test per valutare il livello di rabbia, solo l’ultimo gruppo, quello che non aveva avuto modo di “sfogarsi”, registrava una diminuzione dell’aggressività al contrario dei primi due nei quali lo sfogo fisico aveva alimentato la risonanza emotiva del proprio stato di frustrazione e risentimento.

Sfogare al rabbia fa stare bene sul momento, ma lascia uno stato di agitazione fisica e psichica (ruminazione rabbiosa) che peggiora solo le cose.

Non fare nulla invece evita di alimentare la rabbia e consente di attenuarla gradualmente, come qualunque reazione momentanea è destinata a fare.

 

Leggi anche Guidare distratti, l'effetto della rabbia >>

 

2. Imparare a dire “no”

Se il primo punto fa soprattutto al caso di coloro che alla prima contrarietà si infiammano facilmente; il secondo, al contrario, si rivolge a coloro che reagiscono nel modo opposto: reprimendo la rabbia, contenendo fra sé e sé stessi l’aggressività consumandosi in rimuginii della mente, ma non osando esternare nulla fin tanto che non “scoppiano” arrivando a dire la loro solo quando ormai la situazione è diventata intollerabile.

Vien da sé che aspettare il punto di esasperazione per esternare la rabbia porta facilmente a manifestare quest’emozione in modi distruttivi riconfermando paradossalmente proprio ciò che queste persone temono (in fondo è proprio per la sua potenziale distruttività che normalmente si astengono dal manifestarla).

Sono persone che probabilmente hanno difficoltà a dire di “no”, che si mostrano fin troppo accomodanti e accondiscendenti ponendo in secondo piano i propri desideri e bisogni a favore di quelli altrui finchè… “quando è troppo è troppo!”.

Imparare a dire “no” a tempo debito permette di manifestare la propria opinione prima che una situazione degeneri e consente di farlo instaurando un dialogo invece di un conflitto distruttivo.

 

3. Arrabbiarsi per non vergognarsi

Il terzo punto riguarda soprattutto quelle situazioni in cui la rabbia funge da maschera per un altro tipo di emozione: la vergogna. Una persona che senta di correre il rischio di venir umiliata può tentare, in modo del tutto involontario e automatico, di ribaltare la situazione, di riprendere il potere arrabbiandosi!

Più sente che il suo ruolo, la sua reputazione sono in pericolo e più si lascia andare all’ira addossando in alcuni casi ad altri la colpa dei propri insuccessi.

Sono i casi di rabbia narcisistica che si osservano in alcuni disturbi narcisistici della personalità (in cui la persona non ha la minima idea della vera natura della propria rabbia). Ma è un meccanismo che occasionalmente tutti noi possiamo adottare nella vita ordinaria.

Si pensi a quelle mamme che quando il proprio bambino fa i capricci davanti ad altri si arrabbiano ferocemente acuendo lo stato di agitazione del piccolo e innescando un’escalation di urli e strilla dell’uno e dell’altra.

Nessuna dovrebbe potersi sentire una madre meno buona a causa di qualche capriccio del proprio figlio: i figli non sono perfetti e neanche le madri e non è necessario esserlo.

Tuttavia a volte davanti agli altri, specie nei momenti di stress come avere un figlio piccolo può essere, possiamo diventare estremamente vulnerabili a qualsiasi forma di giudizio.

 

4. Comunicare in modo assertivo

Al quarto posto non potrebbe mancare un “evergreen”, un elemento che non è mai troppo ribadire e specificare: la comunicazione.

Eh sì, perché ci son delle regole per saper litigare bene incentrate soprattutto sull’assertività: la capacità cioè di esprimere una contrarietà con fermezza, ma senza urlare né attaccare sul personale il nostro interlocutore. Senza generalizzare, ma rimanendo al punto della questione e portando avanti con risolutezza, ma anche con rispetto le proprie idee. Saranno molto maggiori le possibilità di venir ascoltati e rispettati.

 

5. Fare ordine

Ultimo ma non per importanza: fare ordine. Non agire sull’onda della rabbia del momento, ma darsi tempo per “sbollire” e riflettere su quanto è accaduto.

Se la rabbia è tanto forte da annebbiare le nostre capacità di pensare e ci porterebbe solo a reagire d’impulso non ne verrà nulla di buono.

Meglio aspettare e cercare di capire meglio cosa ci ha fatto infuriare, perché e quali sono i nostri obiettivi (quasi mai consistono nell’annientamento dell’avversario). Allora la rabbia diverrà un carburante motivazionale che potrà guidarci verso azioni “risolute” ma “pensate” che mirino più a tutelare i nostri interessi che ad agire una qualche vendetta.

Alcune persone trovano particolarmente utile, per mettere ordine nei propri pensieri, mettere ordine fuori di sé: rassettare casa, curare il giardino, sistemare gli armadi… È l’archetipo Estia a cui molte donne (ma perché no anche uomini) inconsapevolmente fanno rifermento nei momenti di turbamento emotivo.

“La rabbia è non solo inevitabile, è necessaria. La sua assenza indica indifferenza, la più disastrosa delle mancanze umane”. (Arthur Ponsoby)

 

Leggi anche Impulsività, le conseguenze alla guida >>

 

Foto: bowie15 / 123rf.com

 

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