Invidia e crisi economica

L’invidia è quel sentimento di sofferenza sollecitato dal confronto svantaggioso con gli altri che, a seconda di come è gestito, può sollecitare energie distruttive e malevole o attivare risorse maggiormente costruttive e promotrici di sviluppo e cambiamento. Questo sembra vero tanto a livello individuale quanto a livello collettivo dove i mercati fanno notoriamente leva sull’invidia e le insicurezze personali per sollecitare i consumi. La crisi economica potrebbe aver però mischiato un po’ le carte in tavola?

Invidia e crisi economica

Il confronto con gli altri, là dove altri sembrano possedere beni o qualità desiderabili che a noi mancano, attiva l’invidia quale penoso sentimento, innato e connaturato all’essere umano, coincidente con una specifica forma di dolore psichico (Roccato P., Invidia e assetto mentale invidioso: un nuovo modello, Psychomedia, 1999) che può alimentare reazioni fortemente distruttive là dove si mira alla svalutazione, annientamento o espropriazione del bene e del buono che l’altro possiede al fine di e operare una sorta di riequilibrazione fra vantaggi e svantaggi propri e altrui. Accanto a questa sorta di invidia “maligna” vi sono modalità maggiormente costruttive di gestire il sentimento invidioso là dove il confronto con l’altro promuove reazioni di emulazione, sollecita l’attivazione di risorse personali per raggiungere ciò che si desidera e consente di vedere l’altro nella sua interezza e profondità di persona distinta da sé.

 

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Comprare oggi per non morire di invidia domani?

Le strategie di marketing sfruttano notoriamente emozioni immediate e inconsapevoli per sollecitare i clienti all’acquisto, l’invidia sembra essere subdolamente tirata in ballo da tutte quelle campagne che tentano di sollecitare nuovi bisogni nei consumatori per promuovere l’acquisto di un prodotto. Secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Consumer Research, la crisi economica avrebbe per certi versi  messo in “crisi” questo meccanismo. Là dove, infatti, si sta trasversalmente abbassando lo stile di vita delle persone, si avvertirebbe meno l’urgenza di attenersi a determinati standard di consumi per “stare al passo” con i propri competitori sociali. La crisi economica, in altre parole, avrebbe attivato quello che può esser definito una sorta di “disarmo” da quegli oggetti di consumo tradizionalmente rincorsi per difendere lo status sociale anche in coloro che ancora possono permetterseli (Wagner A. Kamakura et. al., Why Are Wealthy Consumers Less Likely to Buy Luxuries During a Recession?, Journal of Consumer Research, 17, 2012).

 

L’invidia cosa ha a che fare con l’imprenditorialità?

Se sempre meno si parla di posto fisso ma si mette sempre più l’accento su un’iniziativa personale “il lavoro bisogna inventarselo” si sente dire, che rapporto c’è fra invidia e imprenditorialità? Secondo Sergio Lodde, professore all’Università di Cagliari (Lodde S., Invidia e imprenditorialità. Alcune note sul ruolo delle emozioni nello sviluppo economico, Crenos Working Paper, 1998, 98/5), esisterebbe un nesso là dove emozioni come invidia, colpa, indignazione o vergogna, combinandosi con altre motivazioni, influenzerebbero il comportamento sociale ed economico. Nello specifico le iniziative imprenditoriali, quali individuazioni di nuove opportunità di profitto destinate a promuovere un cambiamenti economici e sociali, potrebbero essere incoraggiate o al contrario ostacolate a seconda del grado di apertura della società all’iniziativa individuale. In tal senso potrebbero prevalere a livello sociale due differenti atteggiamenti nei confronti dell’invidia per il successo personale che può essere riconosciuto e valorizzato là dove l’iniziativa e l’assunzione di rischio diventano modelli da imitare o, al contrario, interpretato come “inspiegabile”, immeritato e fortuito là dove comportamenti innovativi sono percepiti come devianti e pericolosi (si pensi alla cioccolateria di Vianne nel film Chocolat).

 

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