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I COSTI FINANZIARI DELLA TRISTEZZA

Recenti studi sembrerebbero confermare quanto probabilmente molti avranno già constatato da scene di vita vissuta: nei momenti di tristezza e di abbattimento si prendono le decisioni finanziarie peggiori perché più gratificanti nell’immediato ma poco vantaggiose a lungo termine. Dallo shopping compulsivo a investimenti economici di scarsa lungimiranza… tutta colpa di stati d’animo tristi e sconsolati? Dipende forse molto di più da come si gestiscono le emozioni prima ancora che il denaro che si spende.

Momenti “no” o stati d’animo di tristezza e amarezza comporterebbero non solo dei costi emotivi per la sofferenza che provocano in chi li vive, ma anche costi economici non trascurabili per decisioni finanziarie inoculate frutto dell’impazienza e dell’immediato bisogno di gratificazione. Come a dire: oltre il danno, la beffa!

 

Uno studio sui costi finanziari della tristezza

L’ormai storico Stanford Marshmallow Experiment di Walter Mischel del 1972 sull’impulso all’immediatezza della gratificazione nei bambini sembra continui a trovare conferme. Dallo studio di Meier e Sprenger che evidenziava come impulsività, l’impazienza e l’incapacità di posticipare la gratificazione sembrassero associati ad investimenti economici errati al più recente studio di Jennifer Lerner e colleghi (Lerner, J., et al., The Financial Costs of Sadness, Psychological Science, 13, 212) secondo il quale l’impazienza che caratterizzerebbe momenti di tristezza e sconforto di tradurrebbe più facilmente in scelte economiche non ponderate dai costi finanziari svantaggiosi.

 

Costi finanziari e sociali di tristezza e depressione

Ma perché mai stati d’animo depressivi, vissuti di scoramento o tristezza si traducono in maggior impazienza e impulsività e, quindi, in scelte e decisioni dai costi, personali, sociali e finanziari spesso elevati? La patologia ci insegna quanto frequenti siano sindromi depressive in cui le persone alternano momenti di inattività e apatia a momenti di eccitazione maniacale in cui allo stato d’animo esageratamente euforico possono associarsi attività eccessive ed investimenti economici sconsiderati. I costi sociali e finanziari di queste forme bipolari di depressione sono ovviamente elevati e non paragonabili ad un acquisto avventato da cui ci si può lasciar tentare in un momento di sconforto. E’ tuttavia caratteristico anche di comuni difficoltà emozionali che, per sfuggire a stati d’animo che non si riesce a gestire, si possa tendere a ricercare una fonte immediata di gratificazione alimentare, finanziaria, e via dicendo che in qualche modo aiuti a smorzare il proprio stato emotivo disturbante.

 

Contrastare i costi finanziari della tristezza

Per contrastare i costi finanziari della tristezza dovremmo allora sperare di essere sempre allegri e ottimisti? Certo che no. Le emozioni in realtà di per sé non sono né “negative” né “positive” dipende quanto siamo capaci di utilizzarle come segnali utili, riconoscerle in noi stessi e negli altri, esprimerle adeguatamente e, in altre parole, gestirle per prendere decisioni in linea con le nostre reali motivazioni. In mancanza di questo ne veniamo sopraffatti in preda ad un disagio diffuso e confuso i cui costi non solo finanziari, ma personali, sociali e a volte di salute fisica e psicologica possono essere elevati come accade in tutte quelle manifestazioni e patologie di natura psicosomatica.

 

Immagine | Nemo


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