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AUTISMO INFANTILE, LE ATTIVITÀ ADEGUATE

L'autismo infantile fa paura e spesso crea perdita di speranza. Eppure attività adeguate, costanza, amore e dedizione di chi ha a cuore il benessere del piccolo, porteranno a risultati positivi.

Il termine autismo solitamente spaventa e crea elevato allarmismo soprattutto nei genitori che hanno il timore di trovarsi un giorno a dover affrontare una serie di difficoltà a causa di questo disagio.

Sicuramente un bambino con autismo infantile vive un’esperienza di vita tutt’altro che semplice, così come coloro che si prendono cura di lui e hanno a cuore il suo benessere. Le complicanze sono molte così come anche le energie da mettere in campo, ma sicuramente i margini di intervento e miglioramento ci sono e danno un pizzico di speranza.

Tuttavia, come in molte altre patologie, vi è una scarsa conoscenza della possibilità di intervento e di successo di questi bambini e una diffusione di falsi miti e informazioni non vere ed estremamente negative.

 

Autismo infantile: alcuni elementi da osservare

Gli elementi caratteristici fanno riferimento a tre grandi macroaree: deficit nelle abilità sociali, nelle competenze comunicative verbali e non verbali e presenza di comportamenti ripetitivi.

Fin dai primi mesi e anni è possibile osservare assenza di grandi sorrisi, di suoni e gesti comunicativi o risposta ad essi, incapacità di mantenere il contatto oculare, il bambino non risponde al proprio nome, non ricerca l’altro per interagire e non imita il comportamento altrui, fa scarso uso del gioco simbolico e dell’immaginazione.

Successivamente si possono osservare un deficit nello sviluppo del linguaggio, nell’utilizzo e comprensione della comunicazione non verbale (gesti, postura, espressioni facciali…), presenza di ecolalie (ripetizioni di parole e frasi), difficoltà a conversare e comprendere ironia, metafore e l’interesse altrui.

Il bambino fatica nell’espressione di bisogni ed emozioni e non coglie quelli altrui, appare disinteressato e tende ad isolarsi, attiva spesso comportamenti bizzarri, stereotipati e ripetitivi e ha difficoltà ad uscire dalla routine.

Iperattività o passività, difficoltà motorie, alimentari e di autonomia, ipersensibilità a rumori e al contatto, inconsapevolezza delle regole e dei pericoli, idee fisse e interessi ristretti, possono essere presenti.

Il quadro appare molto complesso e non sempre riconoscerlo è semplice anche perché alcuni comportamenti vengono letti, nei primi mesi di vita, come quelli di un “bravo bambino” che non richiede attenzione, non ricerca oggetti e non manifesta disagio.

Quindi i campanelli di allarme vengono rilevati solo più tardi (18-36 mesi), a volte in contesti extra-famigliari dove il piccolo fatica ad interagire con coetanei e adulti.

 

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Primo passo: Intervento precoce e specialistico

La base delle attività adeguate è intervenire tempestivamente. Ai primi segnali di allarme richiedere consulenza agli specialisti per effettuare una valutazione ed eventuale diagnosi e quindi allestire un programma di intervento adeguato.

Le attività a livello specialistico prevedono una terapia psicologica-psicoterapeutica, comportamentale e logopedica, fisioterapia e psicomotricità, intervento del nutrizionista in caso di necessità e del pedagogista.

Le terapie comportamentali sono tante (le più conosciute sono l’ABA Analisi Applicata Comportamentale e il programma TEACCH, Trattamento e l'Educazione di Bambini con Autismo e altra Disabilità della Comunicazione) e hanno lo scopo di modificare il comportamento attraverso attività specifiche e rinforzi.

L’intervento degli specialisti e la presa in carico della famiglia è fondamentale e l’azione oltre che precoce deve essere intensiva, continuativa e prevedere l’intervento diretto dei genitori e insegnanti.

 

Secondo passo: a casa? A scuola?

Viste le ampie difficoltà dei piccoli con autismo infantile è bene agire a 360°.

A casa e a scuola è importante allestire lo spazio in modo adeguato, riducendo gli stimoli, a causa della difficoltà a dirigere l’attenzione, pensando aree specifiche per le diverse attività (riposo, gioco, compiti…), pianificare la giornata e mostrarla al bambino con cartelloni e immagini, evitare cambiamenti improvvisi e non prevedibili.

Rivolgersi in modo calmo, semplice e servendosi di immagini e ausili visivi, rispettare i suoi tempi, dare al bambino elementi per mostrare il suo stato d’animo (es faccine con diverse espressioni emotive), leggere storie sociali in cui si mostrano episodi di interazione semplici e comprensibili, usare fumetti e video per mostrare aspetti della comunicazione non verbale. Allestire attività per lo sviluppo dei sensi e la loro integrazione.

Risorsa importante sono i coetanei perché sono modello di comportamento, quindi vanno stimolate le attività in piccoli gruppi e di tutoring, il saluto e le interazioni con altri, favorire la richiesta di aiuto e supporto.

Bisogna ricordarsi di agire sui punti di forza, dare rinforzi coerenti, immediati e adatti al bambino e premiare comportamenti adeguati e tentativi di interazione spontanea, cercare di mantenere una posizione che favorisca lo scambio diretto di sguardi e limitare il contatto se non gradito dal bambino.

Sono bambini che diventeranno ragazzi e poi adulti, che spesso generano preoccupazione e rassegnazione, ma è bene non perdere la speranza, mettere in campo tutte le strategie adeguate, saper chiedere aiuto e affidarsi ai professionisti. Con interventi corretti e costanza è possibile far fiorire quel mondo che si cela dietro a grandi difficoltà. Importante ricordarsi che non esistono attività adeguate in assoluto, ma adeguate al singolo bambino, unico e speciale.

“Una diagnosi di autismo non è la fine... È un nuovo inizio”

 

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