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ANGOSCIA: SINTOMI E CAUSE DEL MALESSERE ESISTENZIALE

C’è molta confusione fra i significati di angoscia, ansia e paura. L’angoscia è tuttavia più prossima ad una condizione esistenziale, ad una penosa paura di dissoluzione del sé che può correlare con manifestazioni e stati d’ansia. Vediamo cosa la scatena e come riconoscerne i sintomi

"Angoscia" deriva dal termine tedesco Angst che allude ad uno stato di costrizione e oppressione; la sua natura è infatti proprio quella di essere un vissuto pervasivo e oppressivo per la persona che può associarsi a stati d’ansia ma non ridursi a questi.

L’angoscia potremmo dire che allude ad una condizione di malessere esistenziale, che coinvolge, a qualche livello, aspetti connessi all’identità e all’integrità del Sé delle persona o, comunque, contraddizioni che mettono soggettivamente in pericolo l’integrità e la coerenza della sua personalità.

Le cause, direbbero i filosofi, sono radicate e connaturate alla natura stessa dell’esistenza umana; come gestirla dipende dal grado di creatività e di maturazione psicologica: i grandi filosofi e pensatori ne hanno fato spunto e matrice per opere monumentali nella storia del pensiero occidentale.

Ma nell’angoscia può radicarsi anche un malessere che non trova modalità creative per essere gestito ed elaborato: la persona rischia allora di cadere vittima del panico o della depressione.

 

Le cause dell’angoscia

Heidegger in Essere e Tempo scrive: “… Nell’angoscia le possibilità fondamentali dell’Esserci, che è sempre mio, si mostrano in se stesse, senza l’intrusione dell’ente intramondano a cui l’Esserci innanzitutto e per lo più si aggrappa.

Se per i filosfi esistenzialisti come Heidegger, l’angoscia è una condizione di sfuggente e terrifica incertezza dell’essere nel mondo, per psicologi e psicoanalisti è un vissuto altrettanto pervasivo che, traslato su un versante psicopatologico, può mettere a repentaglio il senso di identità e di coesione della personalità e del sé.

L’angoscia è infatti una situazione di malessere che coinvolge le stesse condizioni per le quali riconosciamo la finitudine della nostra natura umana o, detto in termini più psicologici, le minacce al nostro, mai definito una volta per tutte, senso di identità e coesione.

L’angoscia è senza oggetto, non ha una meta definita – come il basilare sentimento della paura – e non è circoscritta ad una specifica situazione o all’anticipazione di un pericolo/minaccia preciso – come negli stati d’ansia e nei disturbi a questo correlati, vedasi ad esempio le fobie; l’angoscia è in un certo senso il terrore senza nome, il vissuto di una catastrofe già in atto che minaccia il nostro stesso senso psicologico di esistenza.

 

La fobia della morte

 

Come gestire i sintomi e i malesseri correlati all’angoscia

Molti sintomi psicopatologici e meccanismi di difesa, come mise in luce lo stesso Freud, hanno lo scopo di proteggere la coesione psicologica della persona e aiutarla a gestire l’angoscia: dalla rimozione ai disturbi francamente sintomatologici come ad esempio fobie o comportamenti ossessivi.

In un certo senso, almeno secondo questa ottica, tali sintomatologie impediscono alla psiche di confrontarsi con conflitti e contraddizioni motivazionali e affettive che non sarebbe in grado di gestire e che rischierebbero di mettere a repentaglio il suo senso di sicurezza e coerenza interna.

L’angoscia, nella misura in cui è espressione di una minaccia alla propria coerenza e sicurezza interna, richiede di essere gestita tramite un percorso psicologico perché non metta a repentaglio la salute e la possibilità della persona di vivere una vita piena e soddisfacente.

 

La frustrazione in psicologia

 

Per approfondire:

> I meccanismi di difesa, quali sono e a cosa servono

 

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