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IL NARCISISMO NEI BAMBINI: DA COSA SI ORIGINA?

Qual è l’origine del narcisismo nei bambini e in che modo questo aspetto della personalità può andare incontro a destini normali o patologici? Colpa di cure genitoriali troppo sollecite o troppo carenti? Forse, come sempre, non è così semplice…

Il narcisismo continua ad essere una dimensione della personalità umana, sana e patologica, che più fa parlare di sé date le indubbie ripercussioni che ha nel funzionamento della personalità globale, dell’identità, del senso di autostima e autoefficacia della persona.

In nome di una scarsa autostima o di un intollerabile senso di vergogna si possono fare o dire cose estremamente gravi o spiacevoli; l’apparente ipertrofica sopravvalutazione di sé che mostrano alcune persone con problematiche narcisistiche di personalità hanno contribuito a creare una sorta di stereotipo quasi vignettistico del narcisista.

Ma come si sviluppa il narcisismo? Cosa compromette o preserva lo sviluppo di questo aspetto della personalità nei bambini? Un recente studio olandese prova a rispondere alla domanda, anche se le cose non sempre sono così semplici come sembrano.

 

Il narcisismo nei bambini

Lo studio in questione arriva dall’Università di Amsterdam e l’obiettivo dichiarato dagli autori era quello di porre a confronto due ipotesi riguardanti lo sviluppo del narcisismo nei bambini:

  1. l'ipotesi dell’apprendimento sociale, in base alla quale sarebbe la sopravvalutazione dei genitori nei confronti del bambino a contribuire allo sviluppo patologico di tratti narcisisti;
  2. e quella psicoanalitica che, sempre secondo gli autori, abbraccerebbe la teoria opposta e cioè che una carenza di cure e di un adeguato rispecchiamento e conferma da parte dei genitori comporterebbe scarsa autostima e problematiche narcisistiche nei bambini.

Lo studio avrebbe preso in esame un campione di 565 bambini di età compresa fra i 5 e gli 11 anni e 705 dei loro genitori sottoponendoli ad un questionario per valutare il narcisismo dei bambini e lo stile delle cure genitoriali.

In base alle risposte fornite, secondo gli autori, sarebbe unicamente la tendenza a sopravvalutare le capacità dei bambini a correlarsi con tratti narcisisti in questi ultimi e non, come vorrebbe la psicoanalisi, una carenza di empatia e di calore affettivo nelle cure.

 

Il narcisismo fra salute e disagio psicologico

Lo studio in questione, per le finalità e il tema trattato è senza dubbio molto interessante e dà spunto per fare alcune considerazioni sull’origine del narcisismo nei bambini.

Anzitutto, è bene ricordarlo, il narcisismo è una dimensione importante della personalità, che si sviluppa e si mantiene anche nella vita adulta e che di per sé non è tout court sinonimo di patologia.

Il narcisismo è quella dimensione della personalità che risuona in situazioni in cui sentiamo messo in discussione o a repentaglio il nostro valore, il nostro senso di identità e la nostra autostima più profonda e che ci spinge in qualche modo ad agire per recuperare un sufficiente senso di integrità e di coesione garantendoci la sensazione di essere persone sufficientemente accettabili e stimabili da parte degli altri.

Questa rappresenta una necessità basilare della psiche, tanto dei bambini, quanto degli adulti. Tutti noi, per poter funzionare e riconoscerci come persone, abbiamo bisogno di sentirci riconosciuti e apprezzati dagli altri.

Le modalità con le quali ogni persona riesce a sostenere un senso stabile o fragile di identità e di autostima e le modalità con cui reagisce quando questi vengono messi a repentaglio fanno invece la differenza fra salute e disagio psicologico.

 

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Niente è come appare…

Detto ciò, non sembrerà dunque affatto strano il motivo per il quale è così importante interrogarsi sui destini a cui vanno incontro i bisogni narcisistici dei bambini nel corso dello sviluppo psicoaffettivo e in che modo diversi stili di cure genitoriali possano influenzarli.

Anche il narcisista apparentemente più grandioso, ipertrofico e pieno di sé nasconde, invece, un’estrema fragilità, un’altissima vulnerabilità alla critica, alla vergogna e all’umiliazione; queste persone, al contrario delle apparenze, nascondono un inconfessabile senso di vuoto. Questo il modello di narcisismo che sembra esser stato preso in considerazione dallo studio in questione: bambini ipertroficamente sicuri di sé cui sembravano corrispondere genitori intenti a sostenerne un’immagine falsa e ipertrofica per la quale spesso è stato chiamato in causa il concetto di falso sé.

Non per niente si è osservato come troppi complimenti possano paradossalmente minare una sana autostima in questi bambini perché sostengono un’immagine grandiosa non corrispondente alle loro effettive capacità.

 

Rispecchiamento empatico e bisogni di idealizzazione

Heinz Kohut fu fra i primi psicoanalisti a porre l’accento sulle diverse manifestazioni del narcisismo e a teorizzarne una linea di sviluppo nei bambini.

Quello che Khout e gli esponenti della corrente della psicologia del sé sostenevano era la necessità che durante le precoci fasi dello sviluppo dei bambini venissero soddisfatti alcuni bisogni narcisistici di base affinché potesse avvenire un sano sviluppo della personalità e delle relazioni con gli altri.

Il bambino sin da molto piccolo ha bisogno di avere dei genitori da idealizzare e da considerare onnipotenti, di potersi sentire amato, ammirato e riconosciuto da loro e, man mano, di ricevere conferme empatiche dei propri bisogni, dei propri stati emotivi e delle proprie capacità.

Solo così, avendo qualcuno di speciale che nomini e dia legittimità a ciò che sentiamo dentro di noi, possiamo formarci un quadro coerente e accettabile di chi siamo noi.

Col tempo gradualmente il bambino potrà formarsi un’immagine più realistica dei propri genitori e dei propri limiti, riconoscendo e tollerando pregi e difetti in sé stesso e negli altri mantenendo un sufficiente senso di autostima.

 

Impostori o bambini reali?

Non parliamo quindi di uno stile genitoriale genericamente affettuoso, ma di genitori che siano in grado di riconoscere e valorizzare le reali necessità emotive, aspirazioni, desideri e capacità del bambino.

Un genitore che non fornisce conferme e riconoscimenti sufficienti al bambino non è soltanto colui che ignora e non presta attenzione al bambino, ma lo è anche il genitore che sopravvaluta il bambino convincendosi che sia speciale e superiore a tutti gli altri.

I bambini hanno bisogno di sentirsi confermati, amati e apprezzati per quello che realmente sono, per quello che veramente amano fare, per ciò che loro, e non i loro genitori, amano mostrare.

Sostenere un’immagine ipertrofica e falsa di loro stessi, come avviene per certi bambini prodigio, equivale ad ignorarli nelle loro reali capacità e bisogni facendoli drammaticamente sentire degli impostori, non sufficientemente all’altezza e mai sufficientemente validi e degni di amore per come sarebbero veramente.

Stili genitoriali che sopravvalutano falsamente i bambini ne sottovalutano sistematicamente i bisogni autentici di riconoscimento e stima rischiando comunque di non fornire ai bambini la conferma più importante: che possono meritare amore e ammirazione per quello che sono con i loro limiti e imperfezioni.

 

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