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COME SPIEGARE IL LUTTO A UN BAMBINO

Il lutto è uno degli aspetti più duri della vita, ma come tale va spiegato anche i bambini quando ne vengano toccati. Trasmettere il senso della perdita senza eccessi è un compito arduo.

La nostra società è caratterizzata da molti tabù. Non per quanto riguarda i costumi, ma per tutti i generi di sofferenza.

Nelle pubblicità e in televisione difficilmente vengono rappresentati momenti difficili quali la morte, l’assistenza al malato o all’anziano come momenti “normali della vita”, anzi vengono spiati in modo intrusivo entrando nell’intimità di alcune famiglie senza vederle intorno a noi.

Per quanto riguarda i bambini questo allontanamento della sofferenza è ancora più accentuato.

Bambini senza ginocchia sbucciate che non affrontano i litigi, i momenti di esclusione, i fallimenti, la vergogna di aver dimenticato di fare i compiti, come se il compito del genitori non fosse più accompagnare i piccoli nel costruirsi una piccola corazza, ma semplicemente evitargliela.

Eppure questi momenti si fanno comunque sentire, come nel caso del lutto.

La morte di un parente, ma anche di una animale domestico è un evento che non va taciuto bensì spiegato al bambino, come parte di ciò accade nella vita.

Perché parlare della morte a un bambino

Certamente morte e lutto non sono argomenti piacevoli e a volte alcuni genitori possono chiedersi in che modo presentare questi eventi in modo comprensibile.

La psicologa Francesca Broccoli ci spiega perché questo sforzo non sia solo positivo, ma auspicabile:

> Da un punto di vista emotivo permette al bambino di comprendere che è giusto essere tristi e che si può esprimere il proprio dolore senza soccombere ad esso.
> Il dolore è associato anche alla comprensione e alla legittimazione degli stati d’animo altrui (posso stare accanto a chi soffre, anche se non sto male come lui)
> Il dolore è sostegno reciproco.

Ovviamente sia la comunicazione dell’evento, sia l’espressione di una carica emotiva tanto intensa vanno calibrati e spiegati al bambino facendo riferimento sia al tipo di rapporto con lo scomparso (io, adulto, piango diversamente per un nonno o per un animale) e in relazione alla sua età, senza pretendere che il bambino comprenda immediatamente che non vedrà più una persona.


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Ma cosa ne sa un bambino della morte?

Una delle tentazioni più forti è quella di pensare che siccome il bambino è piccolo, non capisce cosa stia succedendo e quindi si può evitare di parlargli. Ciò non tiene conto del ruolo di insegnamento dell’adulto. Il bambino può non comprendere cosa sia la morte, ma le espressioni dei genitori, i cambiamenti delle routine familiari (a cui dovrebbero partecipare) e l’emotività che emerge sono segnali che coglie perfettamente e che poi, se non spiegati, verranno interpretati autonomamente.

Che fare? Cercare un momento in cui si è calmi e spiegare al bambino in modo chiaro 3 concetti fondamentali: quella persone non c’è più, non tornerà più, ma non voleva lasciarlo solo e non è sua responsabilità. Il linguaggio deve essere concreto e privo di metafore, andate dritti al punto o il bambino sarà ancora più confuso.

Con ogni probabilità la prima reazione è quella di chiedere dov’è andato. La risposta dipende molto dal credo del genitore, ma sarebbe opportuno, soprattutto per bambini piccoli, fornire un’immagine concreta che li tranquillizzi perché l’idea del vuoto e della scomparsa potrebbe essere troppo vaga e spaventosa.

 

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