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IL BAMBINO ASOCIALE: COSA FARE A SCUOLA E IN FAMIGLIA

Se il bambino timido non è un problema, altra situazione è quella del bambino asociale. Un rifiuto del mondo esterno e degli altri che porta all'autoisolamento è un segnale che va ascoltato e compreso per superare insieme le prime difficoltà sociali.

Abbiamo già parlato della timidezza nel bambino, una forma normale di insicurezza ad affrontare immediatamente il mondo esterno che si vede in molti bambini, ma che non riveste un particolare problema se viene lasciato al bimbo la possibilità di sperimentarsi secondo i suo tempi.

Il bambino asociale non è però il bambino timido, è colui che rifugge i contatti perchè privo di competenze sociali che lo rendano adatto alla vita con gli altri. Se nel linguaggio comune "l'asociale" è associato ad una persona un pò scontrosa e ritrosa in psicologia occorre approfondire per comprendere meglio cosa possa accadere a questi bambini.

 

L'asocialità

L'asocialità non è una patologia, non si parla di fobie sociali, cioè di una paura irrefrenabile di qualsiasi contatto sociale, ma di un attitudine, o meglio di una scarsa attitudine al contatto con il mondo esterno e con le altre persone.

Essere asociale non è qualcosa che sfugge al controllo ma si tratta di una scelta o di una preferenza per cui un individuo preferisce isolarsi dal resto del mondo o perché inadatto o perché è il mondo a non essere alla sua altezza.

Può subentrare a seguito di forti delusioni, soprattutto nella sfera relazionale che porta la persona a non voler più esporsi per non soffrire nuovamente, ma come insorge nel bambino?

 

Bambino asociale o solitario?

 

 

Bambini asociali

Da adulti è bello osservare come i bambini riescano in poco tempo a diventare amici, a svolgere con naturalezza giochi ed attività insieme e questa capacità diventa sempre più importante con l'adolescenza quando, per staccarsi dai genitori, i ragazzi creare relazioni amicali sempre più profonde. Cosa spinge un bambino a rifuggire questi rapporti?

Uno studio interessante della Arizona State University, cerca di fare chiarezza coinvolgendo circa 2500 studenti della quinta elementare e distingue tra bambini ansiosi-solitari e bambini asociali: i primi sarebbero caratterizzati dal desiderio di interagire con gli altri, ma una forte ansia subentra in modo incontrollato impedendo questi contatti.

I bambini asociali invece presentano uno scarso desiderio, sebbene quando vogliano riescano ad avere poche ma solide amicizie che durano nel tempo. Questa possibilità li rende anche meno attaccati dai bulli rispetto ai solitari-ansiosi.

Sebbene questa ultima considerazione lasci uno spiraglio positivo alla vita dei bambini asociali resta il fatto che è importante spingere i bambini ad aprirsi verso il mondo.

Gli stessi ricercatori in calce al loro articolo consigliano di cercare di unire una passione del bambino con delle relazioni: musica, sport, attività artistiche, ecc.

Da un punto di vista psicologico sarebbe anche opportuno comprendere da dove nasce questa ritrosia, un po' per capire come fare leva positivamente sul bambino. Dall'altra parte è opportuno escludere che l'asocialità non copra qualche altra forma di disagio.

 

Come sviluppare l'empatia nei bambini?



Per approfondire:
> Disturbi dell'infanzia e dell'adolescenza

 

 

 

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