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L’USO DEI FILM NELLA FORMAZIONE

I film e in generale gli audio video sono un ottimo strumento nella formazione degli adulti. Ecco come e perché usarli!

Nella nostra società della comunicazione il formato audio-video ha decisamente “fatto carriera”; se prima poteva essere considerato come un mezzo prettamente votato all’intrattenimento oggi si fa portavoce di contenuti di altissima qualità.

È vero che non si può usarlo come un testo (mi ricordo le figuracce dei miei compagni di liceo che guardavo i film “tratti da” piuttosto che leggere il libro originale), ma bisogna apprezzarne le potenzialità.

Usare i film nella formazione non è solo un riempitivo, ma è uno stimolo che usato sapientemente sostiene l’apprendimento.

 

Film e narrazione

Un film è sostanzialmente una narrazione che usa dei codici propri per creare senso e dare forma ad una storia.

La funzione del film quindi è quella di ricreare degli scenari di significato che creano nello spettatore una certa “presa”: il desiderio di capire come finisce la storia (in qualcuno anche di anticipare le mosse), lo stupore di sentirsi dentro la narrazione e la scoperta del senso finale: la morale del film.

Il film nella narrazione sfrutta la potenza delle immagini (uno stimolo unico per tutti i partecipanti e un linguaggio che sta diventando preponderante) e il coinvolgimento emotivo per stimolare una riflessione  su quanto viene narrato.

Il formatore cioè usa lo stimolo visivo per proporre una riflessione metacognitiva narrativa che include, tra le altre, l’uso della metafora, la funzione enfatica e il contratto di finzione.

 

Leggi anche Il ruolo della narrazione secondo Brumer >>

 

Le funzioni formative

Il contratto di finzione, come nel libro, rappresenta una via narrativa privilegiata: chi narra si può sganciare dalla realtà e dalle sue leggi e chi ascolta si impegna a sospendere la sua “razionalità” o incredulità per addentrarsi nella fantasia.

Ciò permette ai film di aggirare gli ostacoli del reale e di trasporre dinamiche e temi “delicati” in atmosfere lontane, quasi fantastiche e trattare quindi temi senza che lo spettatore si senta offeso.

Pensiamo ai film per bambini in cui gli animali protagonisti possono rappresentare le paure e le sofferenze dei più piccoli, ma visti da lontano e in modo più sopportabile.

Un film sulla violenza domestica in un paese straniero a noi lontano è un modo per affrontare la tematica senza che nessuno si senta sotto attacco: parliamo di un altro paese!

Il contratto di finzione rende possibile usare più e più metafore per aumentare il coinvolgimento dello spettatore e diventa un ottimo “piede di porco” per sfondare alcune barriere in ambito formativo.

 

Dopo il film

Se il film è uno stimolo è ovvio che gran parte del lavoro formativo avvenga dopo la visione quando cioè viene stimolata la riflessione. Se le immagini smuovono dei significati questi devono essere poi esplicitati in modo tale da renderne i partecipanti consapevoli.

Il debrienfing è quindi un momento essenziale e fondamentale per: offrire ai partecipanti una prospettiva di analisi e per chiarire quali significati sono emersi.

A tale proposito Roberto Gris in “La pedagogia dei pop corn” invita ad utilizzare le mappe mentali quali strumenti a supporto.

La mappa mentale è un condensatore di riflessioni in cui si mette al centro il concetto fondamentale (la prospettiva d’analisi o il tema affrontato nell’audio-video) e poi si strutturano attorno le riflessioni o i concetti afferenti.

L’utilità della mappa mentale è data dall’assenza di una gerarchia di importanza aumentando la libertà di condivisione e  la possibilità di aggregare i concetti in modo differenti.

Se usiamo un cartellone e dei post it per segnare le riflessioni, possiamo continuare a spostarle e guidare così il debriefing  verso le conclusioni che più ci premono.

 

Leggi anche Identificazione e proiezione >>

 

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