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LA MEMORIA DEL DOLORE, COS'È

Il dolore è un’esperienza che coinvolge oltre alla sfera somatica, anche quella psicologica. Nella percezione del dolore cronico questi due fattori possono influenzarsi a vicenda nel mantenere una ”memoria” del dolore che aggrava la condizione del paziente.

Il dolore, se grave e ripetuto, è un’esperienza che può lasciare traccia sia nella memoria emozionale che in quella somatica rendendo la persona progressivamente sempre più sensibile a tale stimolazione. La memoria del dolore ha dunque un ruolo importante nel mantenimento del dolore cronico.

 

Memoria del dolore e dolore acuto

Il dolore rappresenta di per sé una risposta adattiva che dovrebbe aiutare il nostro organismo a proteggersi da minacce e pericoli di vario genere.

Lo vediamo, ad esempio, nelle prime fasi di esplorazione che un bambino fa dell’ambiente domestico: spesso dovrà imparare a sue spese che la manopola del forno brucia o che lo spigolo di un certo mobile è tagliente prima di osservare le opportune cautele comportamentali.

Può darsi che a nulla varranno le raccomandazioni preventive dei genitori e che egli abbia necessità di imparare per esperienza, depositando nella propria memoria prima a breve e poi a lungo termine, quali siano i rischi dell’ambiente.

Questa forma di memoria primitiva è costituita da un insieme di sensazioni nocicettive (il dolore somatico in senso stretto), sensazioni emotive (la paura associata alla percezione del pericolo) e memorie autobiografiche (i dettagli dell’episodio in sé).

Da situazioni di questo tipo derivano tutta una serie di ripetute esperienze più o meno dolorose che ci renderanno, a torto o a ragione, considerevolmente cauti verso le situazioni da cui avremo imparato ad attenderci di poter sperimentare uno stimolo doloroso (il dentista ad esempio).

Questa forma di dolore è il cosiddetto dolore acuto, adattivo per orientare l’essere umano nel mondo, e che ha una sua controparte psicologica. Un potenziale stimolo nocicettivo può essere ad esempio vissuto con più o meno ansia (pensate al famigerato dentista) e questo può concretamente incidere sulla soglia del dolore, e quindi, sull’intensità della stimolazione sperimentata.

 

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Memoria del dolore e dolore cronico

I fattori che influenzano la memoria del dolore dipendono quindi:

 

  • dall’intensità del dolore;
  • dallo stato emotivo (es di paura, pericolo) sperimentato;
  • dall’aspettativa che tale esperienza possa ripetersi nel tempo (Merskey e Bogduk, 1994; Silvestrini e Caputi, 2013).

 

Questi fattori diventano ancora più rilevanti nel mantenimento/aggravamento del dolore cronico sia esso a componente nervosa (dolore neuropatico) o nocicettiva.

Nel primo caso, il dolore cronico deriva da lesioni permanenti direttamente a carico del sistema nervoso che determinano quindi la cronicità della sintomatologia dolorosa.

Ma il sistema nervoso sarebbe coinvolto anche nei casi di dolore cronico non direttamente correlato a traumi di natura neuropatica. La percezione nocicettiva del dolore (il dolore di carattere somatico) coinvolge indirettamente il sistema nervoso anche se la lesione che lo ha originato risiede in una sede completamente differente.

È la parte relativa all’elaborazione delle emozioni che sarebbe infatti coinvolta nel processamento degli stimoli dolorosi e nel sovradetermiarsi, in molto casi di dolore cronico, di sintomatologie di tipo depressivo.

I dolore ripetuto infatti viene avvertito sempre più precocemente e violentemente andando a determinarsi una sorta di sensibilizzazione che determina una risposta del sistema nervoso anche a stimoli minimi o non più presenti.

La conseguenza è l’aggravarsi progressivo della sintomatologia dolorosa (la percezione del dolore aumenta) e delle componenti psicologiche a essa associate (pericolo, senso di impotenza/inabilità, vissuti depressivi, rabbia ecc). Pertanto, lo stress emotivo e le altre componenti psicologiche devono essere trattate parallelamente alla componente somatica del dolore (Simons, Elman e Borsook, 2014; Sturgeon, 2014).

 

Memoria del dolore e fibromialgia

Un esempio di quanto detto è costituito dalla fibromialgia, o sindrome da ipersensibilità centrale come è stata più olisticamente ridefinita, dove l’ipersensibilità agli stimoli dolorosi provoca il meccanismo di sensibilizzazione centrale responsabile dell’aggravarsi del dolore cronico e delle componenti psicologiche che ad esso si associano (Giesecke, Williams, Harris, et al. 2003).

 

Bibliografia

> Biesecke T, Williams DA, Harris RE, et al. Subgrouping of fibromyalgia patients on the basis of pressure- pain thresholds and psychological factors. Artritis Rheum. 2003; 48: 2916-22.

> Merskey, Bogduk. Classification of chronic pain. Description of chronic pain syndromes and definition of pain terms. 1994; Seattle: IASP Press

> Silvestrini M, Caputi CA. Storia delle teorie del dolore. Pathos. 2013; 3(20): 27-38.

> Simons LE, Elman I, Borsook D. Psychological processing in chronic pain: a neural systems approach. Neurosci Biobehav Rev. 2014;39:61-78.

> Sturgeon JA. Psychological therapies for the management of chronic pain. Psychol Res Behav Manag. 2014;7:115-24

 

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Foto: adamgregor / 123rf.com

 

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