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MALESSERE PSICOLOGICO E MORTE GIOVANILE

La vicenda della ragazza olandese Noa concentra su di sé questioni importanti: la depressione sempre più presente tra i ragazzi, le conseguenza della violenza sui minori e il dibattito etico sull'eutanasia.

La cronaca di questi giorni si stringe attorno alla dolorosa vicenda della ragazza Olandese Noa morta a diciassette anni, dopo una grande sofferenza che la condotta a ricercare la fine della vita. 

La presenza di fatti come questi, sempre più presenti nelle notizie giornaliere, apre la riflessione sul disagio giovanile, la depressione che colpisce molti ragazzi, gli effetti della violenza sui minori e come questi fattori spingano spesso i giovani a togliersi la vita, a ricercare la fine della loro sofferenza che risulta insopportabile. 

 

Depressione nei giovani

Una ricerca condotta dall’Organizzazione mondiale della sanità ha messo in luce come la depressione e il disagio psicologico tra i giovani siano fattori di malattia e cause di morte sempre più frequenti. Troppo spesso si identificano erroneamente i sintomi depressivi come manifestazione della consueta “crisi adolescenziale”, minimizzando e non cogliendo la loro pervasività nella vita dei ragazzi e la sofferenza vissuta dagli stessi.

È una condizione diffusa che spesso si associa a ritiro sociale, alterazioni dello stato dell’umore, ansia, aggressività, anedonia, mancanza di interessi e riduzione delle attività, alterazioni comportamentali, difficoltà del sonno, anoressia e bulimia ed altre manifestazioni che mostrano il disagio vissuto.

La sintomatologia può essere più o meno manifesta e insorgere gradualmente o a seguito di un evento traumatico o doloroso che slatentizza uno stato di apparente equilibrio e stabilità precedente con cause che possono essere molteplici.

Considerata la pervasività e la diffusione di questo disagio, che sempre più coglie i giovani di oggi e che spesso porta con sé conseguenze estreme condotte pericoloso, abuso di sostanze, fino anche alla ricerca di morte e suicidio, è importante conoscere i segnali, imparare a riconoscerli e attivare programmi di prevenzione, cura e supporto al giovane e sua famiglia, che spesso vive la sofferenza del minore non trovando i mezzi e i supporti per sostenerlo come desidera.  


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Conseguenze psicologiche della violenza sui minori

La violenza sui minori può manifestarsi in diverse forme: da quella fisica e sessuale a quella psicologica, anaffettiva, assenza di cura, di sostegno fino a quella sociale con maltrattamento, derisione ed esclusione sociale.

Essere vittime di violenza porta generalmente con sé sofferenza e conseguenze importanti sul piano, emotivo, cognitivo, relazionale e comportamentale. Questo assume delle peculiarità importanti se ad essere vittima è un minore, la cui identità è in via di sviluppo, il vissuto è animato da innumerevoli fattori impliciti nella crescita e il trauma rompe il flusso evolutivo, arrestando il suo proseguo.

Tra le maggiori conseguenze vi sono ansia, depressione, alterazioni della condotta alimentare, comportamenti aggressivi e di ritiro, abuso di sostanze ed alcool, condotte disfunzionali, impulsività riduzione del rendimento scolastico, ritiro sociale. L’individuo prova spesso senso di colpa e vergogna, assumendo una visione di sé come non degna di essere amata, fino talvolta a giustificare la violenza subita.

Fatica nella manifestazione delle proprie emozioni e nel vissuto empatico, vivendo difficoltà nelle relazioni future e nella “lettura” delle differenti manifestazioni affettive ed emotive altrui e delle differenti situazioni. In caso di forte trauma sono consueti forte stress, difficoltà emotive, disturbo post-traumatico da stress, attacchi di panico, diminuzione della concentrazione fino a fenomeni dissociativi e alterazione della realtà esterna e del sé.

Se la violenza è nel contesto famigliare e cerchia degli affetti vengono intaccate e compromesse i rapporti e le dinamiche relazioni, il legame di attaccamento, la fiducia nell’altro e la costruzione dell’immagine di sé, nonché lo sviluppo di abilità relazionali funzionali, per cui la violenza diviene spesso una consuetudine e una costante presente nella vita dell’individuo. 

 

Eutanasia per minori: quadro europeo

La vicenda di Noa ha riaperto il lungo dibattito etico e morale prima che politico e sanitario sull’eutanasia, come possibile intervento per porre fine in modo volontario alla sofferenza di un individuo malato cronicamente. Anche se ciò non è valso, come erroneamente riportato dai media, per il caso di Noa.

In alcuni Paesi l'eutanasia è ammessa e possibile, e tra questi è permessa anche con i minori. Per comprendere la situazione europea è importante distinguere tra eutanasia attiva, che consiste nel somministrare farmaci che inducono la morte del paziente che ne fa richiesta; quella passiva, che indica invece la sospensione delle cure necessarie mantenere un paziente in vita e il suicidio assistito in cui è il paziente che con l’ausilio di medici e altri compie le azioni per porre fine alla propria vita.

In Europa solo il Belgio e i Pesi Bassi ammettono l’eutanasia anche per i minori, senza limite di età per il primo e un limite per i neonati e i maggiori di 12 anni per i Paesi Bassi.

Negli altri Paesi invece è ammessa l’eutanasia attiva (solo Lussemburgo) e passiva (Olanda, Svezia, Svizzera; Spagna, Germania, Francia,ecc.  ognuna con le proprie specifiche direttive) o il suicidio assistito.

In Italia e Irlanda sono vietati.

Non è questa la sede per entrare in questioni etiche e morali, ma solo uno spazio per mostrare la realtà Europea e aprire una riflessione rispetto alla tematica di sofferenza e disagio dei giovani che richiede attenzione, prevenzione e attivazione di supporti psicologici, sociali, politici ed economici adeguati per prevenire il rischio di gravi disturbi, malattie fino al suicidio e alla morte in giovane età.

 

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Foto: lightpoet / 123rf.com

 

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