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LA DRUNKORESSIA: I NUOVI VOLTI DELL’ANORESSIA DA SANTA CATERINA ALL’HAPPY HOUR

Termine coniato dal New York Times, la drunkoressia è un fenomeno che si sta diffondendo in maniera allarmante fra le adolescenti che soffrono di disturbi alimentari di tipo anoressico: osservare il digiuno per l’intera giornata per poter poi “liberamente” eccedere in drinks e “shots” durante l’aperitivo serale senza paura di ingrassare. L’abuso “programmato” di alcol serve, in questi casi, per compensare fame, angoscia e difficoltà ad instaurare “reali” e soddisfacenti contatti con gli altri

Quella che i giornalisti del New York Times hanno ribattezzato come drunkoressia, mimando le etichette diagnostiche (di per sé già discutibili) utilizzate dai manuali psichiatrici, non è una nuova “malattia mentale”, ma, piuttosto, un fenomeno sociale che si sta diffondendo fra adolescenti e giovani donne che soffrono di disturbi alimentari di tipo anoressico.

 

La drunkoressia e l’anoressia nel passato

I disturbi alimentari e l’anoressia nervosa in particolare (di cui la drunkoressia è un’espressione), non sono problematiche esclusivamente dei nostri tempi anche se, certamente, diversi fattori socioculturali contribuiscono oggi ad aggravarli e a diffonderli maggiormente. Rispondere alla propria sofferenza interiore con la ricerca ascetica del totale controllo di sé e dei propri impulsi è stato, ad esempio, fin dal medioevo il triste leit motiv della vita di molte “sante anoressiche” che aspiravano a recuperare il proprio diritto ad esistere in una redenzione ultraterrena, in un contatto allucinatorio col Divino fuori dal tempo e dal corpo.

 

Drunkoressia e valori culturali

Le giovani e filiformi ragazze che oggi, invece di nasconderle sotto un velo di austerità, mostrano fiere le proprie ossa mentre affollano le serate “alcoliche” di bar e locali esprimono, al di là del termine “drunkoressia”, una propria difficoltà a riconoscersi in un essenza vitale, desiderante ed emozionata per questo coercitivamente emaciata e mortificata attraverso il corpo. Sono soprattutto le forme in cui questo disagio si esprime ad essere cambiate in assonanza con i valori e i dettami socioculturali. Se nel medioevo una vita di rinunce mondane e devozione religiosa erano i valori dominanti, oggi la magrezza è associata a successo personale e sociale, disinibizione nelle relazioni, culto del corpo e dell’apparire. Si tratta sempre di standard impossibili e contraddittori che precludono la possibilità di contattare realmente sé stesse o di instaurare genuini rapporti con gli altri.

 

Drunkoressia e relazioni sociali

I disagi che le giovani donne anoressiche oggi esprimono, anche nel fenomeno della drunkoressia, non sono certo assimilabili a quelli di Santa Caterina o di Sant’Orsola, sorprende però come valori socioculturali del tutto opposti, l’ascetismo da un lato e la mondanità a tutti i costi dall’altra, si prestino a sostenere la mortificazione anoressica del corpo e del desiderio in nome, ora di una beatitudine ultraterrena, ora di un apparire materialistico, vuoto e fine a sé stesso. Certo è che la drunkoressia non è una nuova etichetta diagnostica non tanto perché sia un neologismo coniato dai giornalisti, quanto perché i disagi psicologici non sono questioni solamente individuali, piuttosto di relazioni fra persone, relazioni che sostengono e creano le possibilità espressive di risorse o di criticità di ognuno.

 

Immagine | chisenefregart.blogspot.com

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