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CODIPENDENZA E MAL D’AMORE

Si può essere patologicamente dipendenti da sostanze, alcol, lavoro, sport…ma anche dagli stessi rapporti affettivi; è questo il significato della codipendenza, termine molto diffuso in certe correnti psicologiche per alludere ad un comportamento problematico che non riguarda i singoli individui ma le relazioni in cui sono “intrappolati” dove la dipendenza dai reciproci ruoli unisce a doppio filo i partecipanti…

Il termine codipendenza venne coniato negli anni ’80 a partire dalle osservazioni fatte nelle famiglie di persone con problemi di dipendenza da alcol là dove era evidente quanto la dipendenza del paziente fosse solo un elemento di un sistema relazionale più ampio nel quale il suo stesso coniuge risultava dipendere, per il proprio senso di identità, non dall’alcol ma dal ruolo accudente e salvifico che interpretava nei suoi confronti. La remissione dell’alcolismo rischiava quindi di creare un effetto paradosso andando a scompensare un sistema familiare, soprattutto di coppia, che fino a quel momento aveva funzionato e trovato il suo equilibrio sulla patologia.

 

La codipendenza e la dipendenza affettiva

Il costrutto di codipendenza evidenzia quanto coloro che mettono in atto comportamenti di dipendenza esprimano in realtà un più generale un modo di vivere le relazioni in maniera patologica; è in tal senso che si fa riferimento alla dipendenza affettiva nel famosissimo libro “donne che amano troppo” di Robin Norwood. Donne cioè che, pur riconoscendo il proprio partner come inadeguato o maltrattante (alcolista, tossicodipendente) non riescono ad allontanarlo rimanendo intrappolate in un rapporto di codipendenza dove entrambi sono inconsapevolmente legati a doppio filo in una relazione distruttiva.

 

La codipendenza e l’analisi transazionale

L’analisi transazionale, descrivendo le dinamiche dei rapporti umani mediante i ruoli “giocati” reciprocamente dai partecipanti, illustra il meccanismo della codipendenza mediante il cosiddetto triangolo drammatico di Karpmann. I due partecipanti sarebbero legati da un rapporto di codipendenza in quanto si scambierebbero alternativamente i ruoli di salvatore, persecutore e vittima là dove chi si dedica ad accudire e a proteggere l’altro, vissuto come bisognoso e sofferente (ad esempio un marito alcolista) inconsapevolmente non vuole che l’altro cambi pena la perdita del proprio ruolo identitario di salvatore che rischierebbe, appunto, di trasformarlo rivendicativamente in un persecutore tradito. Nei rapporti improntati alla codipendenza, in altre parole, non c’è spazio per “vedere” l’altro come persona diversa e separata da sé: egli viene emozionalmente e inconsapevolmente vissuto come estensione dei propri bisogni e strumentalizzato per riparare le proprie insicurezze identitarie.

 

La codipendenza e le moderne teorie in psicologia

Il termine codipendenza oggi in realtà va a sfumare in quelle che sono le più ampie e moderne concezioni costruttiviste e relazionali in psicologia che concettualizzano il disagio psicologico o il disturbo mentale non come aspetti individuali e intrapsichici ma come elementi critici che possono trovare senso, e quindi risorse di cambiamento, solo nel contesto di relazioni in cui il soggetto è inserito.

Rimane molto in voga il termine codipendenza in alcuni ambienti legati alla tradizione new age e alle pratiche meditative influenzati dalla psicologia umanistico-esistenziale e transazionale, dove gruppi di crescita spirituale sulla codipendenza mirano a risolverla riconnettendosi alle radici dello sviluppo del proprio bambino interiore e dei propri personali bisogni.

 

Immagine | geograph.ie

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