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SVILUPPARE LA RESILIENZA IN AZIENDA PER AFFRONTARE LA CRISI

Cos'è la resilienza in azienda? Si tratta di una somma di contributi individuali o di una qualità di gruppo? In ogni caso, la resilienza in azienda è sempre un utile strumento contro la crisi

Ha senso parlare di resilienza in azienda? E in che termini? Si tratta di una somma di contributi individuali oppure possiamo pensare ad una sorta di attributo della realtà organizzativa?

Questi quesiti non rispondono solo a delle curiosità generiche, perché se la resilienza è alla base della capacità di cambiare per adattarsi ad un cambiamento, in azienda potrebbe essere un elemento chiave per affrontare la crisi.

 

La resilienza collettiva

La resilienza è ben nota in psicologia, ma spesso se ne parla come attributo individuale che permette di uscire da una situazione di crisi in modo vincente, cioè attraverso un cambiamento/adattamento.

A livello aziendale va ripensata come una qualità collettiva, cioè la capacità di fronteggiare stress della crisi grazie alla mobilitazione delle risorse interne per favorire il benessere dell'organismo aziendale che poi si ripercuoterà anche a livello dei singoli.

La collettività si muove in nome della cooperazione e del mutuo aiuto attraverso una serie di azioni che aumentino e/o sfruttino la flessibilità dell'azienda.

L'obiettivo, o meglio, la possibilità è, attraverso un aumento della resilienza, quella di uscire indenni non solo dalla crisi, ma anche migliorati.

 

Come coniugare resilienza e autoefficacia?

 

 

La resilienza in azienda secondo Rangay Gulati

Rangay Gulati è autore di un libro che parla di come riorganizzare l'azienda per promuovere lo sviluppo della resilienza al suo interno. L'analisi parte dal constatare che, durante le ultime crisi finanziare, il 5%-10% delle aziende non solo non è andata in perdita, ma addirittura ha trovato la spinta per cambiarsi e crescere.

Secondo Gulati la chiave è concentrarsi sul cliente, metterlo al centro della nuova concezione aziendale, cioè coinvolgerlo attivamente nel miglioramento del prodotto.

La promozione sul web potrebbe essere un grande aiuto in tal senso, ma la realtà aziendale stessa non permette sempre questa notevole apertura all'esterno. Occorre quindi reinventare un nuovo equilibrio che tenga in considerazione vecchie e nuove esigenze.

Sempre secondo il suo modello tale cambiamento può essere implementato grazie ad uno sviluppo della resilienza in azienda che passa attraverso 5 leve:

  1. Il coordinamento tra le varie parti di azienda, coadiuvato da un scambio fluido delle informazioni.
  2. Una cooperazione resa tale grazie alla condivisione di obiettivi primari più che per una spartizione di compiti e di istruzioni.
  3. La condivisione di una certa porzione di potere decisionale.
  4. Lo sviluppo di skill trasversali ai diversi livelli organizzativi che promuovano lo scmabio di idee e vedute.
  5. La connessione con l'esterno, come i clienti, ma anche i collaboratori.

 

La resilienza dell'azienda familiare

In Italia, inaspettatamente, pare che il premio per la maggior resilienza vada all'azienda familiare. La ricerca dell'Osservatorio Aub guidata da Guido Corbetta ha coinvolto il bilancio di più di 4000 aziende familiari medio-grandi in Italia.

Queste aziende hanno registrato una grande resistenza, soprattutto tra il 2010 e il 2011 in termini di guadagno e anche di assunzioni e di solidità patrimoniale.

Cosa le differenzia dalle altre aziende? Il grande merito è quello di essere riuscite a coniugare la tradizione con le necessità del mercato contemporaneo sfruttando il ricambio generazionale. Il nuovo non ha soppiantato il vecchio, ma la necessità di andare avanti ha permesso ai giovani di dare il loro apporto modificando quanto basta l'assetto.

 

Gestire e far accogliere il cambiamento in azienda non è facile. Ecco alcuni suggerimenti

 

 

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