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AMBIZIONE SFRENATA, UNA STRADA PER L'INFELICITÀ?

L’ambizione sfrenata può essere la strada paradossale per infelicità e l’insoddisfazione, se è sganciata da valori e ideali non porta ad un’autentica autorealizzazione personale. Vediamo perché.

È un grande spreco di talento. Preferisce i soldi al potere. (…) I soldi sono come ville di lusso che iniziano a cadere a pezzi dopo pochi anni; il potere è la solida costruzione in pietra che dura per secoli. Non riesco a rispettare chi non vede questa differenza”.

Queste le parole di Frank Underwood, protagonista di House of Cards (Beau Willimon, 2013), celebre serie TV che racconta gli intrighi di potere che ruotano intorno alla Casa Bianca.

L’ambizione sfrenata è appunto questo: un’inarrestabile corsa per arrivare sempre più in alto, sono il potere e i traguardi raggiunti a diventare le spinte motivazionali a discapito di qualunque valore o ideale.

È questa la strada per la felicità?

 

L’ambizione sfrenata

Avere ambizioni non è in sé un male, anzi può rappresentare un aspetto importante della salute psicologica purché non siano irrealistiche e fini a sé stesse; quando l’ambizione diventa un’inesauribile competizione nella quale nessun risultato raggiunto fornisce soddisfazione e serenità può significare che si sta scambiando la forma con il contenuto o che il mezzo è diventato un fine…

Nella serie tv prima menzionata questo processo è ben rappresentato in uno scenario (probabilmente non così irreale) dove le strategie e i compromessi adottati per fare politica finiscono per mettere da parte qualunque dimensione di valore: la scalata al potere, la carriera, il raggiungimento dei consensi non è più funzionale ad attuare una vision politica ma diventa completamente fine a sé stessa, a raggiungere quanto più potere possibile, non importa a quale prezzo e per fare cosa.

In questo sovvertimento di mezzi e fini sta il dramma identitario di molti dei personaggi, a volte travolti, altre solo sfiorati, dalla percezione che quello che stanno inseguendo si stia svuotando man mano di un senso fino ad erodere il senso di loro stessi e della loro identità personale.

 

La società dell’ambizione e del narcisismo

Heinz Kohut è stato uno dei primi psicoterapeuti ad interessarsi esplicitamente di queste questioni ravvisando nei suoi pazienti molti più problemi legati all’autostima, al vuoto identitario e al narcisismo, pazienti quindi molto diversi dalle persone nevroticamente inibite dell’epoca vittoriana di Freud e molto più simili a quelli che possiamo vedere oggi come eredi dei problemi del nostro tempo (Kohut visse e operò negli anni ’70). Molti Autori dopo Kohut hanno confermato questo: la modernità “liquida” attuale lascia la persona più sola nel compito indefinito di costruire/inventare/reinventare sé stessa.

Tutto nella vita di una persona può cambiare o essere sovvertito molto più rapidamente di un tempo (lavoro, famiglia, luogo di vita ..) in assenza di istituzioni culturalmente forti che assegnino un ruolo predefinito nella società.

Questi cambiamenti hanno aperto inesauribili e insostituibili occasioni di scelta e autorealizzazione per le persone, ma le hanno anche poste di fronte al rischio si smarrire sé stesse con molta più facilità.

Non stupisce quindi, secondo alcuni, che il narcisismo sia il “sintomo” della nostra epoca fondata sul culto dell’immagine e spesso dell’ambizione sfrenata, vuota, priva di un valore/obiettivo sostanziale.

 

Quale nesso può esserci tra narcisimo e creatività?

 

L’ambizione sfrenata e il castello di carte

L’ambizione sfrenata dunque, non è sempre la strada per la felicità anzi, il dramma è che molto spesso chi la insegue può ritrovarsi a metà della vita, magari all’apice dei successi raggiunti e dei riconoscimenti ottenuti, e avvertire - a discapito degli elogi e dell’ammirazione che gli altri gli accordano – un profondo senso di disagio, come se in tutto quello che si è raggiunto ci fosse qualcosa che drammaticamente non torna: in qualche modo non ci si riesce a sentire mai realmente soddisfatti, mai realmente in pace, mai così sicuri che quei risultati siano durevoli e che bastino a dimostrare chi si è e quanto si vale.

La paura che tutto possa rivelarsi inutile e crollare come un castello di carte (“house of cards” appunto…) può lasciare un penoso senso di vuoto e aprire la strada alla depressione.

Kohut nel cercare di comprendere la sofferenza delle persone, specie di quelle con un disturbo narcisistico di personalità o disagi affini, modellizzò il problema dell’identità e della coesione del sé in questi termini.

Una persona, per sentirsi autenticamente coerente in sé stessa, di sufficiente valore e con una solida autostima deve poter adoperare le proprie capacità per raggiungere e mantenere un equilibrio interno fra due poli complementari: quello tra le sue ambizioni e i suoi ideali o valori.

Fra questi due poli dovrebbe stabilirsi un arco di tensione che li mantenga in un equilibrio sano in modo tale che le proprie attitudini e capacità personali possano mediare fra la grandiosità delle ambizioni e il perfezionismo degli ideali operando al servizio di mete realistiche, dell’espressione creativa e dell’autorealizzazione della persona (La guarigione del sé, Boringhieri, 1980).

“Tutti i veri successi nel lavoro dipendono da un genuino interesse nel materiale con il quale il lavoro viene fatto. La tragedia di molti uomini politici fortunati è la graduale sostituzione del narcisismo all'interesse per la comunità e per gli statuti che essi difendono”.

Bertrand Russell (La conquista della felicità, 1930).

 

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