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MASTER CHEF: SE L’ANTIPATIA IN CUCINA VINCE SULLA CREATIVITÀ

Chi, senza aver visto il programma originale, si fosse imbattuto nella satira che Maurizio Crozza faceva di Master Chef avrà bonariamente pensato che gli insulti rivolti al povero aspirante chef di turno fossero un’esagerazione caricaturale frutto della pungente ironia del comico genovese… Niente invece di più aderente alla “cruda realtà” là dove la scuola di cucina diventa show a patto di esser trasformata in svalutante competizione…

La cucina, con le trasformazioni e la creatività di cui si rende protagonista, può esprimere dimensioni creative e feconde dell’animo umano rimandanti ad energie tipicamente generative e femminili della psiche profonda. La cucina è per questo metafora di tante cose e quindi quasi assimilabile a un rito. Certi programmi televisivi, come Master Chef, hanno portato in tv una scuola di cucina dove l’antipatia e la competizione sembrano invece predominare trattando quello che Lévi-Strauss chiamava “il crudo e il cotto” alla stregua di un “oggetto” di performance soggetto a svalutazione e sempre meno a degustazione.

 

Narcisismo e antipatia in cucina

Pellegrino Artusi si starà probabilmente rivoltando nella tomba se “l’arte di mangiar bene” può esser ridotta ad un programma di addestramento scandito dalla costante e gratuita svalutazione degli allievi a favore dell’ineguagliabile eccellenza dei loro titolati maestri… Una scuola di cucina, quella di Master Chef, che sembra poggiare più che sul “sapere dei sapori” e sull’amore per la creatività, sul narcisismo dei propri protagonisti .

 

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La creatività e l’imperfezione in cucina

Dalla mania per il cake design alle sofisticazioni mediatiche dell’alta cucina, programmi come Master Chef o Torte in Corso sembrano intercettare una tendenza a fare della cucina una sorta di “moda” del momento, uno sterile esercizio di stile dove competere e dover dimostrare di essere all’altezza di ostentati e patinati standard di perfezione. Ma se la cucina, come scrive Massimo Montanari (Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo, Laterza, 2009), è metafora della vita e di quelle regole che governano l’animo umano e l’esistenza quotidiana (reale e non televisiva) converrà recuperare il piacere di “sporcarsi le mani”, di godere delle genuine imperfezioni che lasciano la nostra impronta personale ad ogni atto creativo rammentando che “non tutte le ciambelle riescono col buco”…Forse non si verrà promossi master chef, ma si sarà imparato molto di più sulla cucina, sulla la vita e su sé stessi.

 

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