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GESTALT COUNSELING: COMPRENDERE L’INDIVIDUO NELLA SUA UNICITÀ

La parola tedesca Gestalt abbraccia un’ampia varietà di concetti: figura, struttura, forma intera, configurazione. Essa denota l’entità strutturale che è differente e maggiore rispetto alla somma delle sue parti. Lo scopo del Gestalt counseling è infatti quello di far scoprire alla persona la sua propria forma, il suo modello e la sua interezza. In questo modo le persone possono permettersi di diventare quello che già sono e quello che potenzialmente possono divenire. Ma vediamo meglio come

Presenza, consapevolezza e responsabilità personale sono i presupposti fondamentali del processo di crescita. L’obiettivo principale del Gestalt counseling è proprio quello di elevare la consapevolezza del comportamento e facilitare le scelte coscienti e il vivere responsabilmente. È una pratica di consapevolezza per convogliare le nostre energie nel presente e nell’esperienza del contatto con gli altri, nel qui ed ora, la sola dimensione in cui l’essere umano ha potere. Infatti è in ciò che succede nella relazione attuale tra l’individuo e il suo ambiente che si trovano gli elementi che possono sostenere il cambiamento e la crescita, non nel racconto della sua storia, per quanto essa sia utile nel dare informazioni su quegli eventi che continuano ad essere importanti e non conclusi per la persona.

 

Il focus d’intervento del Gestalt counseling è la modalità specifica di interazione fra il soggetto e “gli altri” che fanno parte dell’ambiente di vita, poiché questo intervento si basa sul presupposto che l’individuo e il suo ambiente rappresentano un campo indivisibile e qualsiasi stato di sofferenza nasce dalla confusione e dal cattivo funzionamento al confine di contatto fra di essi. Secondo una struttura sistemica e dinamica del processo di contatto, la comunicazione interpersonale è un flusso continuo e inarrestabile di informazioni che influenzano e sono influenzate da qualsiasi stato di sofferenza/stallo o di eccitazione/cambiamento tra gli individui in relazione.

 

C’è da aggiungere che qualsiasi vissuto psicologico è in relazione con i processi corporei (la respirazione, le tensioni croniche, la relazione col cibo, ecc …), dunque il Gestalt counseling dedica ad essi la massima attenzione, intendendoli sia come elementi di comunicazione non verbale che come strumenti di consapevolezza. Alcune tecniche di sperimentazione esperienziale, partendo dalla consapevolezza sensoriale ed emotiva, aiutano la persona ad alienarsi qui ed ora dalle soluzioni relazionali inefficaci per identificarsi creativamente nell’intuizione della soluzione emergente e poi estenderla al proprio ambiente di vita. 

 

Gestalt counseling: riprendersi la responsabilità della propria vita

La Gestalt è una metodologia che nasce nel 1947 per voce di F. S. Perls che lavora sul funzionamento omeostatico dell’essere umano in relazione ai bisogni biologici, sociali ed emotivi. La ricerca di un equilibrio omeostatico avviene attraverso un meccanismo denominato figura-sfondo, meccanismo nel quale continuamente emerge in figura una necessità che mette il resto sullo sfondo, trova la soluzione e porta in figura altre necessità da affrontare. In altre parole, quando un bisogno viene soddisfatto subito ne nasce un altro in cerca di appagamento. Nel momento in cui questo ciclo viene ad interrompersi nascono delle problematiche. Perls parte dal presupposto che il disagio esposto dal cliente in sede di relazione d’aiuto rappresenta il segno di una difficoltà del vivere una specificità, propria dell’essere umano.

 

In un percorso di Gestalt counseling si passa attraverso la consapevolezza di sé, l’accettazione dei propri pregi e difetti e il riconoscimento di noi stessi per quello che siamo, esulando dalla mitizzazione dei vai “Io” che la società ci prospetta e che vorrebbe scegliessimo per farci identificare nelle aspettative sociali piuttosto che farci rispondere a noi stessi: il marito perfetto, la moglie ideale, lo studente modello, eccetera... maschere che impediscono di affrontare il rischio di essere noi stessi. 

 

Fonte immagine: Laura Gazzella

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