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COUNSELING MOTIVAZIONALE A INTEGRAZIONE PSICOCORPOREA: SECONDA PARTE

Connessioni tra il counseling motivazionale e l’approccio psicocorporeo. Le parole sono necessarie e insufficienti. Le strutture del cambiamento. Applicazioni cliniche. Bibliografia

Connessioni tra il counseling motivazionale e l’approccio psicocorporeo

Due esempi, per iniziare dal cuore del counseling motivazionale. Le radici rogersiane e i 3 fattori del cambiamento. Rogers esprime molto bene il ruolo del counselor: offrire al cliente il terreno fertile che gli è mancato, in altre parole un clima accogliente, empatico, congruente, accettante e non giudicante. I propri pregiudizi, siano essi caratteriali o determinati dallo stato emotivo del momento, prendono corpo nelle tensioni somatiche, gli strumenti dell’approccio psicocorporeo danno al counselor la competenza necessaria non solo per sentire queste tensioni/preconcetti ma anche per scioglierle e decondizionarsene. Egli può quindi raggiungere uno stato di consapevolezza, apertura e fluidità (che equivalgono alla congruenza così come viene descritta da Rogers) che gli consente di vedere l'altro e di stare veramente con lui (empatia) senza pregiudizi o comunque, se non è riuscito a lasciar andare la propria tensione, lo rende consapevole dei propri pregiudizi e lo facilita a prenderne le distanze, e a entrare quindi, con l'altro, in una forma di risonanza non filtrata (o relativamente filtrata) dalla propria visione del mondo. Di più, cosa significa essere empatici con un’altra persona? Significa assumere la prospettiva dell’altro rispetto ai suoi stati interiori. Nella relazione con il nostro paziente non saremo mai in empatia nella misura in cui non entreremo in sintonia, in consonanza psicocorporea con la sua esperienza interiore, mentre gli stati razionali sono per definizione nemici di ogni possibile empatia [1].

Rispetto ai tre fattori del cambiamento, per ora prendiamo il senso di autoefficacia. Bandura sostiene che l’autoefficacia intesa come convinzione e volontà autorealizzativa, agisce anche sulle stesse performance fisiche, dalla percezione del dolore ai successi atletici, dalle capacità di guarigione ai risultati scolastici e lavorativi. Dal punto di vista psicocorporeo l’autoefficacia, non è solo una dimensione cognitiva, ma si struttura a partire dal Sé corporeo (corrispondente al Sé profondo, alla soggettività della persona) la cui padronanza aiuta il soggetto stesso ad essere integrato e, quindi, ad integrarsi con la realtà esterna. Secondo questo approccio il soggetto si avverte tanto più efficace quanto più è consapevole:

  • della propria energia circolante e disponibile per la realizzazione dei propri obiettivi;
  • della propria percezione corporea, la sa esprimere e ha padronanza interiore (capacità di soddisfare i propri bisogni).

La persona autoefficace quindi sente il proprio corpo, ne accoglie le sensazioni e le emozioni correlate, le integra nella dimensione cosciente influenzando così i pensieri, quindi, i comportamenti. La regolazione degli affetti e delle emozioni costituisce un aspetto fondamentale del buon funzionamento della persona, in quanto è proprio nelle dimensione emotivamente coinvolgente che, soprattutto, le capacità interpersonali, sociali vengono messe alla prova. Secondo l’approccio psicocorporeo emozioni che creano disagio, accompagnate da un assente o lieve percezione corporea ostacolano la self efficacy, compromettendo l’efficace realizzazione delle proprie finalità e di sane relazioni interpersonali e sociali.

 

Per approfondire

Lo stile empatico e l’ascolto riflessivo hanno la possibilità di favorire l’insight, che è un’ottima fonte di elaborazione e di cambiamento. I comportamenti problematici e le criticità emotive resistono alle conoscenze razionali. Il sapere non basta per cambiare. Il cambiamento viene elicitato da tutti i livelli dell’esperienza: la parola, la ragione, le sensazioni, le emozioni e il corpo. Le parole chiave hanno risonanza interiore e mettono in contatto con le emozioni. Le emozioni sono esperienze psicofisiche: sono fatte cioè di rappresentazioni mentali, di sensazioni, di attivazioni biocorporee, in sostanza le emozioni sono radicate nel nostro corpo. Il counseling, così come oggi cerco di praticarlo, si muove fin da subito sull’onda dell’ascolto profondo, secondo lo stile del colloquio motivazionale. E non solo. Mettendo in pratica, secondo le ricerche di Iacoboni, di Laborit e di Liss, la riflessività e l’empatia corporea,  l’accoglienza e il rispetto della prossemica emotiva della persona, la ricerca, tramite domande sonda e riflessività, delle connessioni e dei luoghi in cui le parole e le emozioni prendono corpo, si affacciano timidamente o urlano di uscire dall’inibizione e richiedono di essere accolte profondamente.

Miller e Rollnick (2004), nel descrivere la comunicazione empatica ricordano un importante principio della psicologia della percezione, secondo il quale, l’entrare in una sintonia espressiva con l’interlocutore dipende non solo dal percepire e accogliere i vissuti che il suo parlare produce, ma anche dal fatto di restituirli rispettandone senso e forma. Vale a dire che nella comunicazione con il nostro paziente restituiremo sia le parole chiave con cui egli esprime il suo stato che i gesti e le posture significative che lo connotano e lo faremo con rispetto e delicatezza. La rappresentazione di sé che l’interlocutore riceve (che origina da tale rispecchiamento) ha il potere di attivare empatia e compliance. Entrare in sintonia con una persona vuol dire stare al passo con la sua esperienza. Stare al passo della sua esperienza implica non solo consentirgli di provare empatia nei nostri confronti, ma offre anche a chi restituisce di potersi porre nell’ottica dell’altro e di sentire le cose secondo la sua esperienza, di comprendere lo stato in cui questo si trova.

Quando siamo impegnati in una conversazione, noi esseri umani tendiamo reciprocamente a imitare le strutture sintattiche dell’altro, chi ascolta rispecchia con la propria lingua la persona che sta parlando. Il rispecchiamento del parlato dell’interlocutore è necessario per poter riconoscere il parlato stesso (Iacoboni, M. 2008). In una conversazione faccia a faccia vi sono altre forme d’imitazione e di allineamento interattivo: i gesti simultanei, l’orientamento degli sguardi, le rotazioni, la respirazione e i ritmi del corpo sono molto importanti nell’aiutarci a comprendere il senso di ciò che viene detto. Gestualità e linguaggio sono un unico sistema, i gesti, i ritmi del nostro agire sono parte integrante del linguaggio tanto quanto le parole. Il counselor motivazionale può integrare l’ascolto riflessivo e l’ascolto profondo per cogliere non solo i contenuti della narrazione, ma il complesso della persona, con l’attenzione volta a identificare dove nel corpo e quindi nel comportamento espressivo si colgono settori di azione o di inibizione.

 

Sinossi esemplificativa delle applicazioni cliniche

Stadio 1. L'accoglienza motivante: sintonia empatica, domande aperte e ascolto riflessivo, cogliere parole e gesti chiave.

Stadio 2. Ascolto riflessivo focalizzato sul sentire e domande sonda per approfondire la narrazione, sintonizzazione e profilo motivazionale/emozionale (i 3 fattori del cambiamento e il ciclo emozionale).

Stadio 3. Dare corpo alle parole, esperire la narrazione. Aiutare la persona a sentire dove risuonano le parole chiave, dove si collocano e quali sensazioni producono. Domande sonda, riflessività del sentimento e riflessività amplificata per far emergere dalla parola l’emozione  e le sue radici corporee. Si lavora sulla consapevolizzazione e prime modulazioni; uso orientato dell’ascolto riflessivo.

Stadio 4. Aiutare a intraprendere azioni per il cambiamento dentro il setting (costruire progetti, simulate, role playing) e fuori (le cose da fare per raggiungere gli obiettivi).

Stadio 5. Controllo ecologico. Ogni cambiamento rispetta l'ecologia interna se si armonizza con i criteri, i valori, le regole, i sentimenti, le finalità della persona, altrimenti nascono disagi, resistenze, insoddisfazioni, ritorni ai vecchi comportamenti. La persona viene invitata a fare una ricognizione: della qualità dei suoi stati d'animo, delle sue emozioni, delle sue condizioni di vita, di quanto si sente soddisfatto, della voglia di continuare e rinforzarsi nei propri cambiamenti.

 

Bibliografia

- Bimbo A., La Comunicazione, in La gestione del rischio clinico, McGraw Hill, 2011.

- Edelman G. M., (2007), Seconda natura. Scienza del cervello e conoscenza umana. Raffaello Cortina, Milano.

- Fernald P S.. "Carl Rogers: un terapeuta verbale centrato sul corpo" in ACP - Rivista di Studi Rogersiani – 20011.

- Fonagy, P., Stein, H., Allen, J., & Fultz, J. (2003). The relationship of mentalization and childhood and adolescent adversity to adult functioning. Paper presented at the Biennial Meeting of the Society for Research in Child Development, Tampa, FL.

- Gallese V., Migone P., Eagle M. N., (2006), La simulazione incarnata: i neuroni specchio, le basi neurofisiologiche dell’intersoggettività ed alcune implicazioni per la psicanalisi, Psicoterapia e Scienze Umane, 3: 543-580.

- Ibidem, (2007), Dai neuroni specchio alla consonanza intenzionale. Meccanismi neurofisiologici dell’intersoggettività, Rivista di Psicoanalisi, LIII, 1, 197-208.

- Gergely, G., Watson, J. S. (1996). The social biofeedback theory of parental affect-mirroring: The development of emotional self awareness and self-control in infancy. International Journal of Psycho-analysis, 77, 1181-1212.

- Iacoboni M., (2008) I neuroni specchio, Come capiamo ciò che fanno gli altri, Boringhieri.

- Laborit H., (1986), L’inibizione dell’Azione, Milano, Il Saggiatore.

- LeDoux J. (1996) The Emotional Brain New York, Phoenix.

- Liss J., (2006), Psicoanalisi e Neurofisiologia, in Ricerca Psicoanalitica, XVII, 3.

- Ibidem (2004), L’ascolto profondo, La meridiana, Molfetta.

- Miller W., Rollnick S., (2004), Il Colloquio Motivazionale, Edizioni Erickson.

- Piaget J., (1972), La formazione del simbolo nel bambino. Imitazione, gioco e sogno. Immagine e rappresentazione, La Nuova  Italia.

- Rizzolati, G., Sinigaglia C., (2006), So quel che fai. Il cervello che agisce  e i neuroni specchio, Raffaello Cortina.

- Stern D.N., (2005), Il momento presente. In psicoterapia e nella vita Quotidiana, Raffaello Cortina Editore.

- Ibidem (2011), Le forme vitali, Psicologia, psicoterapia, sviluppo ed espressione artistica dell’esperienza dinamica, Raffaello Cortina Editore.


[1] Gallese V., Migone P., Eagle M. N., (2006), La simulazione incarnata: i neuroni specchio, le basi neurofisiologiche dell’intersoggettività ed alcune implicazioni per la psicanalisi, Psicoterapia e Scienze Umane, 3: 543-580.

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