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LIKE DI FACEBOOK E ORIENTAMENTO SESSUALE

Non solo preferenze di acquisto, ma l’orientamento sessuale e altri dati sensibili potrebbero essere ricavati dal “targeting” di Facebook sulla base dei “Like” espressi dagli utenti. La situazione ci sta sfuggendo di mano?

"Houston, abbiamo un problema" diceva il comandante Jim Lovell in Apollo 13 (1970)… e a quanto pare anche noi che navighiamo nel cyberspazio non siamo da meno… Uno studio pubblicato su Big Data avrebbe evidenziato quanto sia sorprendentemente facile individuare l’orientamento sessuale di una persona utilizzando l’algoritmo con quale Facebook targetizza gli utenti sulla base dei loro “like”.

E se queste modellizzazioni predittive fossero affidabili anche per essere usate a scopi non commerciali? L'attualità, come la vicenda del coinvolgimento del social network nell'influenzare il voto americano su cui proprio ora è esploso lo scandalo di Cambridge Analitica. I ricercatori, non di meno, mettono in guardia…

 

Facebook e orientamento sessuale: uno studio

Lo studio è stato condotto su 164.883 persone di nazionalità statunitense i cui dati sono stati raccolti sia mediante sondaggio che dalla rilevazione delle informazioni disponibili sui loro profili Facebook.

Questo ha permesso ai ricercatori di categorizzare il campione secondo diverse variabili: età, genere, orientamento sessuale, appartenenza politica, religione, QI, consumo di alcol e droghe, varie dimensioni di personalità e stili di vita.

Questi dati sono poi stati analizzati statisticamente in relazione ai “like” cliccati dagli utenti dai propri profili Facebook. Quello che i ricercatori hanno studiato in particolare è la relazione tra le preferenze espresse su Facebook e l’orientamento sessuale.

Stando alle statistiche sarebbero appena tre i “like” in grado di segnalare agli inserzionisti di Facebook se un utente è omosessuale: aver messo “mi piace” a Lady Gaga, a Glee (serie tv del canale Fox) e a una Campagna per i diritti umani indicherebbe un’elevata probabilità che un utente statunitense sia omosessuale. Vi sembra un po’ riduttivo? È proprio questo il punto…

 

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Meglio occultare i dati sensibili sui social?

Sebbene si sia tentati di non prendere sul serio le conclusioni a cui giunge questo studio è pur vero che, a torto o a ragione, il “targeting” di Facebook una qualche idea su di noi se la fa e non solo sul tipo di automobile o di shampoo che potremmo preferire acquistare, ma anche su aspetti molto più intimi e complessi della nostra persona.

Poteri del marketing che, dicono i ricercatori citati prima, potrebbero cadere in mani sbagliate essere, ad esempio, venissero strumentalizzati da alcuni governi intransigenti per ostracizzare o criminalizzare chi ha un certo tipo di orientamento sessuale. Basterebbe, proseguono gli autori, che il social network di Zuckerberg introducesse un dispositivo di occultamento per impedire la rilevazione di alcuni dati “sensibili” a fini statistici e commerciali.

Non si finisce mai di dirlo: occorre cautela riguardo le informazioni che diamo di noi in rete... Già, ma quelle inconsapevoli? Quelle che neanche noi sappiamo di aver fornito ma che un algoritmo informatico può rilevare inferenzialmente?

 

 

Facebook rivela la verità o una finzione su di noi?

Ma davvero un algoritmo matematico può dedurre la nostra personalità o il nostro orientamento sessuale in base ai “like” che clicchiamo su facebook? “Like” che magari riguardano futili oggetti di intrattenimento come serie tv o personaggi dello spettacolo? Da quando poi l’adesione alle Campagne per i diritti umani sarebbe appannaggio di coloro che sono omosessuali?

Le statistiche probabilmente non possono tenere conto di altri aspetti, ad esempio del fatto che, se è vero che, protetti dall’anonimato di un profilo social, potremmo esprimerci secondo le nostre reali inclinazioni, inclinazioni che magari nascondiamo normalmente (ad esempio il nostro orientamento sessuale) è anche vero il contrario.

È vero infatti che i social network sono per larga parte anche teatro della messa in scena di un’immagine ideale di se stessi, tanto finta quanto riduttiva, con la quale cerchiamo di fornire agli altri un’impressione edulcorata di quella che è la nostra persona e il nostro stile di vita.

Tempo fa uscì ad esempio la notizia secondo la quale molti utenti italiani di Facebook pubblicherebbero false foto al fine di convincere i propri amici di essere stati in vacanza in mete da sogno… In barba a tutti gli algoritmi e le previsioni di marketing! Attenzione insomma non solo, certo, alle informazioni che veicoliamo, ma anche a non credere a tutto ciò che vediamo, specie su Facebook: la componente umana, per fortuna, è sempre più complessa di come appare a prima vista dalle statistiche.

 

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