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CHE SENSO HA UNA GIORNATA DEDICATA ALLE EMOTICON?

Il 17 luglio siamo stati sommersi dalle emoticon che festeggiano loro stesse. Ma ha senso dedicare un’intera giornata alle “faccine” di Internet?

Il 17 Luglio è un’altra delle innumerevoli Giornate Mondiali, questa volta però non è stata promossa dall’ONU come momento di riflessione: è la giornata dedicata alle emoticon.

In realtà si festeggiano le Emoji ed è una festività iscritta nell’iOS Calendar Emoji, ma è festeggiata anche su Facebook e via Twitter. Ma ha senso festeggiare un emoticon day?


Cosa festeggiamo: emoticon o emoji?

Cosa festeggiamo esattamente? Emoticon o Emoji? La prima espressione emotiva via CMC (Computer mediated communication) risale all’utilizzo e alla combinazione dei segnali di punteggiatura per formare volti ed espressioni riconoscibili solo ruotando lo sguardo di 90 gradi.

Il nome Emoticon è l’incontro tra emotion e icon, quindi si trattava di un espediente per dare una connotazione emotiva alla forma scritta.

Le combinazioni si sono moltiplicate e hanno cercato di raggiungere sfumature sempre più complesse sino alla nascita di programmi in grado convertire automaticamente il linguaggio dei segni di interpunzione in “faccine” grafiche. A questo punto il termine emoticon si è arricchito: per qualcuno è associabile solo alle combinazioni dei segni presenti sulla tastiera, per altri includono le classiche faccine gialle.

Ad oggi però non ci sono solo le faccine gialle, basta scorrere il dito sul nostro smartphone per vedere come ogni social network offra una vasta gamma di simboli a pagamento e gratuiti. Questi molto probabilmente fanno parte degli emoji, termine più vicino al giapponese: e(immagine) + moji (lettera).

L’emoji quindi si rifà alle immagini che possono essere derivate anche dalle lettere, ma che non si limitano ai volti o alle espressioni emotive. L’emoji si stacca dalla costruzione personalizzata di un’icona per fare riferimento a tutte quegli arricchimenti grafici che i programmi offrono.

 

Conversare e collaborare via Twitter, anche con le emoticon

 

Ma cosa comunicano le emoticon?

La vasta gamma di emoji ha ampliato le possibilità comunicative delle emoticon; Stefano Bartezzaghi scrive su Repubblica: "Le emoji non sono ventisei, come le lettere dell'alfabeto, né cinquanta o sessanta, come l'alfabeto più i principali segni convenzionali e di punteggiatura. Le emoji di limiti non ne hanno proprio, la loro babele è costitutiva”.

Questo potrebbe rassicurarci sulla possibilità di far pervenire il messaggio esattamente come lo avevamo pensato, ma d’altra parte, aumenta anche le possibili incomprensioni. Le mani giunte vanno interpretate come un  nipponico grazie o come simbolo di preghiera ? I mille possibili sorrisi si whatsapp sono ironici, strafottenti o ammiccanti? Non sempre è chiaro, quindi quanto ci hanno semplificato la vita.

 

W la giornata delle emoticon

Certo, oggi, ci sembra un po’ strano dedicare una Giornata alle emoticon, un servizio onnipresente e anzi, a volte fin troppo visibile rispetto al testo.

Se pensiamo all’evoluzione della CMC dagli albori ad oggi non si può non considerare l’introduzione di questi marcatori emotivi come un passaggio importante:

  1. Da una comunicazione apparentemente fredda, ad una calda e rassicurante.
  2. Da una comunicazione militare o accademica, ad un ampio respiro, accattivante anche per un pubblico più vasto.
  3. Da una comunicazione “monoforma” ad una possibile scelta stilistica che inizialmente il computer non consentiva.

Allora festeggiamo, non solo le emoticon, ma dedicando ad esse lo stupore di come l’essere umano sia sempre alla ricerca di comunicare al meglio se stesso, superando tutti gli ostacoli, anche quelli tecnologici.

 

 

I video e la condivisione in rete delle emozioni

 

 

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