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SAI COSA SUCCEDE SE NON MANGI CORRETTAMENTE?

Per un’educazione alimentare efficace è necessario che le persone abbiano chiare le conseguenze, positive o negative, associate ai propri comportamenti. Generiche raccomandazioni per la “salute” non bastano.

 

Le campagne per la promozione di corretti stili di vita e una sana alimentazione sono sempre più diffuse, eppure continuiamo ad assistere a un crescente aumento dell’obesità e delle patologie ad essa associate. Come mai?

Le sole informazioni non bastano: una corretta educazione alimentare deve rendere concrete, per gli utenti, le ripercussioni che determinati comportamenti hanno per la loro salute di ogni giorno.  

 

Educazione alimentare e conseguenze nella real life

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Psychological Science ad opera di tre ricercatori del dipartimento di Psicologia Clinica e Salute Sperimentale dell’Università di Ghent in Belgio.

Lo studio aveva lo scopo di esaminare l’efficacia di un programma di educazione alimentare che rendesse le persone consapevoli, momento per momento, delle ripercussioni che singoli comportamenti potevano avere per la loro salute.

Troppo spesso, infatti, le campagne per una corretta educazione alimentare puntano su raccomandazioni dietetiche piuttosto generiche o difficili, per le persone, da calare nella singola realtà di ogni giorno. Al fine di studiare, dunque, se e in che modo una corretta informazione alimentare potesse calarsi nella real life, i ricercatori si sono avvalsi di un sistema di realtà virtuale osservando subito dopo il comportamento alimentare “reale” tenuto dai soggetti.

 

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Comportamenti alimentari e conseguenze sulla salute

I soggetti coinvolti nello studio dovevano condurre la prova mediante un avatar virtuale regolandone i comportamenti di avvicinamento/allontanamento da particolari cibi (più o meno sani) mentre era loro possibile visualizzare le conseguenze che tali scelte avrebbero avuto o sulla salute in generale o sullo specifico avatar di cui avevano il comando.

Coloro che, con le proprie scelte, contribuivano direttamente al miglioramento della salute dell’avatar, si sono dimostrati più inclini, nelle 24 ore successive, a tener a mente le conseguenze del consumo di determinati alimenti sulla salute e, conseguentemente, a consumare cibi sani.

I risultati avrebbero evidenziato che, conoscere le conseguenze reali di determinati comportamenti, sarebbe associato in maniera significativa a scelte alimentari sane. Sia i programmi di educazione alimentare dunque, che gli interventi clinici, dovrebbero tener conto di questo nel veicolare informazioni e raccomandazioni per la salute.

 

Obiettivi realistici e comportamenti concreti

Lo studio pone una questione interessante: la Salute – quella con la “S” maiuscola appunto – troppo spesso viene veicolata come una dimensione valoriale, desiderabile come fine a sé stessa e, come tale, utilizzata per prescrivere/raccomandare alle persone quali comportamenti siano corretti e quali errati.

In questo modo, tuttavia, si rischia di utilizzare la salute come concetto prescrittivo, fine a sé stesso del tutto avulso sia dal reale stile di vita delle persone, sia dal loro senso di competenza e efficacia nel mantenere comportamenti salutari.

Un modello di educazione alimentare che prescriva comportamenti giusti o sbagliati a migliorare la salute in generale rischia di proporre obiettivi distanti dalla real life generando un controproducente stato di stress (prendersi cura globalmente di tutto il proprio stato di salute a 360° può essere paradossalmente demotivante per chi ha difficoltà ad essere costante anche in un minimo cambiamento comportamentale).

 

Autoefficacia e educazione alimentare

Meglio dunque poter conoscere le conseguenze concrete che anche un piccolo cambiamento alimentare può avere sul proprio stato di benessere, come suggerisce lo studio.

Questo è in effetti in linea con quanto spesso si propone oggi in percorsi dietologici o di educazione alimentare: lavorare per piccoli obiettivi a breve/medio termine che possano aiutare la persona a modificare piccole abitudini alla volta e ricevendo man mano gratificazioni e conferme della propria autoefficacia.

Non va dimenticato infatti che le persone, per essere motivare a sostenere cambiamenti alimentari a lungo termine, devono non solo essere persuase della loro utilità/efficacia, ma anche avere fiducia nelle proprie capacità e percepire di poter controllare le conseguenze del proprio comportamento.

 

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