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SEI NARCISISTA? FATTI UNA DOMANDA!

Per definire una personalità narcisistica basterebbe porre alla persona interessata un quesito semplice e diretto: è quanto suggerisce un recente studio. Ma davvero la complessità della personalità umana può essere ridotta ad un’unica domanda?

“In che misura sei d’accordo con questa affermazione: ‘io sono un narcisista. Nota bene: la parola ‘narcisista’ indica egoista, egocentrico e vanesio.”

Questa la domanda di screening che, secondo i ricercatori Brad Bushman, della Ohio State University, Sara Konrath dell’Università dell’Indiana e Brian Meier del College di Gettysburg, basterebbe a definire se la personalità di un individuo possa definirsi narcisistica.

A quanto pare infatti le risposte dei soggetti reclutati per la ricerca – articolata in realtà in più fasi – sarebbero risultate in sufficiente accordo con gli esisti di test diagnostici più tradizionali e complessi.

Tutto così semplice quindi? Come sempre la verità sta nel mezzo, tuttavia lo studio in questione solleva temi interessanti su alcuni aspetti narcisistici del funzionamento della personalità umana.

 

Perché ammettere di essere narcisisti?

Anzitutto la prima questione, decisamente non banale, è: perché le persone interpellate per la ricerca, riconoscendosi nella descrizione del narcisista loro fornita, non avrebbero avuto pudori o reticenze nell’autodefinirsi tali?

Apparentemente può sembrare un controsenso, la ricerca in psicologia è piena di questionari e scale autosomministrate che risentono inevitabilmente di quel fattore noto ai più come desiderabilità sociale.

Le persone infatti, se interpellate riguardo a loro stesse, possono tendere facilmente a non rispondere con sincerità, ma a fornire piccole o grandi distorsioni della propria esperienza nel tentativo, non sempre deliberato e consapevole, di fornire all’altro – in questo caso il clinico o il ricercatore – un’immagine maggiormente accettabile e buona di sé stessi.

Definirsi egoisti, egocentrici e vanesi potrebbe sembrare un azzardo per alcuni, eppure per chi si riconosce in tali caratteristiche non è necessariamente così, vediamo il perché.

 

Se essere narcisi è bello…

Da premettere che la domanda posta dai ricercatori non fa riferimento a tutte le caratteristiche della personalità narcisistica, né è sufficiente a fornirne una descrizione esaustiva di tale argomento.

Egoista, egocentrico e vanesio sono alcuni aggettivi che fanno riferimento ad un particolare stato del sé – non l’unico - sperimentato da coloro che hanno un tipo di personalità improntato ad un funzionamento narcisistico.

È quello stato che potremmo definire di fiera grandiosità in cui la persona trae e sostiene la propria autostima e il senso del proprio valore dal fatto di ottenere apprezzamento e riconoscimento, da parte degli altri, dei propri successi e delle proprie qualità positive.

Se questo bisogno viene soddisfatto adeguatamente dall’esterno, la fierezza e l’egocentrismo narcisistico vengono sperimentati come egosintonici, come cioè tratti di personalità utili e in accordo con il raggiungimento dei propri obiettivi. Tutti noi, anche chi non ha una personalità spiccatamente narcisistica, abbiamo occasionalmente bisogno di essere apprezzati e riconosciuti dagli altri e, nella misura in cui questo avviene, ne siamo gratificati e rassicurati.

Coloro che hanno un funzionamento di personalità orientato in senso narcisistico ritengono spesso, più facilmente di altri tipi di persone, che sia loro giustamente dovuto un certo tipo di apprezzamento e di riconoscimento da parte degli altri, dunque non hanno necessariamente pregiudizi o timori a definirsi tali.

La nostra società d’altro canto, come è stato scritto e detto da più parti, vive in quella che è stata definita la cultura del Narcisismo: determinati comportamenti individualisti, arrivisti e egoisti sono implicitamente incoraggiati e incentivati dai modelli di successo che ci vengono quotidianamente proposti.

 

Egocentrismo e narcisismo: l'io al centro della vita

 

Funzionamento sano e disturbo di personalità

C’è tuttavia, anche limitatamente al discorso sopra accennato, da sottolineare una differenza rispetto al livello di maturità psicologica e di consapevolezza introspettiva che una persona può avere e rispetto quindi al significato che la risposta alla domanda posta dai ricercatori può assumere per i soggetti interpellati.

Gli Autori dello studio parlano genericamente di personalità narcisistica, intendendo in tal senso qualunque tipologia di persona in cui i tratti narcisistici siano spiccati e centrali per il proprio funzionamento psicologico.

All’interno di tale categoria dobbiamo tuttavia distinguere coloro che risultano avere un disturbo di personalità e nei quali quindi il narcisismo caratteriale risulta essere, presto o tardi, un grave ostacolo al rapporto con gli altri e, a volte, al funzionamento sociale e lavorativo.

In questo caso l’ammissione della propria grandiosità e vanagloria può essere sostenuta e ritenuta giustificabile anche su basi assolutistiche e del tutto o in parte irrealistiche.

Invece un funzionamento narcisistico nel contesto di una personalità non patologica può risultare più realistico e l’ammissione della persona delle proprie caratteristiche può derivare non tanto da una cieca pretesa di riconoscimento, quanto dalla più matura consapevolezza di quelle che risultano essere le proprie caratteristiche di personalità.

 

Le drammatiche fluttuazioni dell’autostima

Da precisare, in ultimo, che la vanagloria arrogante e la grandiosa pretesa di riconoscimento sono soltanto gli aspetti più evidenti del funzionamento narcisistico.

Non tutte le personalità orientate in tal senso presentano questi tratti in maniera così eclatante, in altri casi tali desideri di riconoscimento e ammirazione sono misconosciuti e celati dietro un atteggiamento apparentemente opposto di vuota depressione, opprimente senso di fallimento e di marginalizzazione.

In realtà entrambi gli aspetti – la grandiosità arrogante e la vuota depressione -  possono coesistere, in porzioni variabili, nella personalità narcisistica.

Il soggetto può anzi sperimentare una dolorosa alternanza fra uno stato di grandiosità e soddisfazione e momenti in cui, anche per piccole banalità, percepisce che la propria autostima potrebbe d’improvviso crollare e andare in pezzi.

 Lo esprime bene, attraverso la poesia, questa citazione riportata da Gabbard (2007, p.493):

Avete la malattia dell’amor proprio,

Malvolio, e potete gustare i sapori

per quanto ve lo permette un appetito guasto.

Se si esercita un po’ di generosità e di larghezza di vedute,

quelle che per voi son palle di cannone

non fan l’effetto che d’innocenti volani.

(Shakespeare, La dodicesima notte)

 

Quando manca l'equilibrio "narcisistico" nel senso del sé

 

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