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ALTRUISMO: "SIAMO FATTI GLI UNI PER GLI ALTRI?"

La parola “altruismo”, che non fa rima con egoismo e di derivazione latina, indica la tendenza ad aiutare gli altri in modo disinteressato. Vediamo insieme come un gesto altruistico nasca da un tessuto sociale esterno e da un mondo emotivo ed emozionale interno.

Il comportamento altruistico

Elemento essenziale del comportamento altruistico, per essere definito tale, dovrebbe essere l’azione e l’agito disinteressato della persona la quale svolge un’azione volta al benessere dell’altro senza aspettarsi di trarne alcun beneficio personale.

Il comportamento altruistico dovrebbe nascere da una profonda motivazione interiore ad aiutare gli altri, senza pretese di ricompense da parte del beneficiario.

Secondo molti psicologi, forme di altruismo puramente disinteressato non esistono: la persona attraverso la sua azione di generosità potrebbe godere di un riconoscimento e di una gratificazione derivante da colui al quale ha offerto il suo aiuto.

 

Altruismo e norme sociali

La difficoltà maggiore nell’indicare se un comportamento è un comportamento altruistico “puro” o meno, è il potente rinforzo derivato dalle norme sociali.

Una norma sociale più o meno implicita è quella di aiutare qualcuno che si trova in difficoltà; pertanto può risultare complesso comprendere quanto quel comportamento altruistico sia effettivamente disinteressato e non piuttosto guidato dalla volontà di rispettare formalmente le regole implicite apprese a livello sociale.

E, ancora, quanto non sia dettato dal bisogno di ottenere rassicurazione, gratificazione e/o dalla possibilità di una ricompensa – più o meno tardiva – per le proprie azioni altruistiche.

Alcuni studi in psicologia sociale dimostrano che quando le persone sono poste davanti ad una situazione di pericolo ed emergenza in cui è richiesto un intervento, spesso le risposte sono inversamente proporzionali alla grandezza del gruppo delle persone presenti.

Questo fenomeno si chiama “diffusione di responsabilità”, e fa riferimento a quanto le persone possano non assumersi la responsabilità di intervenire in situazioni ove un intervento di aiuto è esplicitamente richiesto, poiché sono presenti altre persone che nella medesima circostanza potrebbero altrettanto tempestivamente intervenire, in conformità a un ragionamento del tipo “Siamo in tanti, perché dovrei intervenire proprio io?”, oppure per un confronto con il comportamento degli altri, se, infatti, nessuno interviene l’aiuto può sembrare inopportuno o come meno necessario.

In generale, il comportamento altruistico, così come la gran parte dei comportamenti sociali dell'uomo, dipendono sia dall'influenza del contesto sociale sia della situazione specifica.

 

Sul concetto di diffusione della responsabilità leggi anche L'effetto spettatore: il caso di Kitty Genovese

 

Altruismo e sintonia emotiva

Il comportamento altruistico è tendenzialmente associato al concetto di empatia (dal greco empatéia, a sua volta composta da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento"), cioè quell’immediata intuizione e partecipazione emotiva dello stato affettivo altrui. Ad esempio, possiamo sentirci empatici quando soffriamo per un amico che sta appena attraversando un lutto (di qualsiasi natura esso sia).

Il legame tra l’altruismo e l’empatia nasce giacché la persona che percepisce il sentimento e l’emozione sofferente dell’altro, è portata ad agire comportamenti supportivi e di aiuto, per alleviare il dolore; anche quando questo potrebbe causare danni o disagi personali.

Condizione fondamentale per riuscire ad attuare un comportamento altruistico è la sintonia con se stessi, con i propri bisogni e le proprie necessità. Riuscire a riconoscere i nostri desideri e riuscire a corrisponderli, a gratificarli, ci aiuta a fare altrettanto con i bisogni dell’altro.

Essere capaci di aiutare noi stessi ci abilita ad aiutare l’altro.

 

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