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I VIDEOGIOCHI COME NUOVO LINGUAGGIO PER L’APPRENDIMENTO

I videogiochi sono strumenti che usati correttamente stimolano l’apprendimento. La riflessione ora è su come inserirli correttamente nella didattica e come stimolare gli insegnanti perché colmino il gap tecnologico tra loro e gli studenti

Le tecnologie che nel corso della storia hanno ottenuto un ruolo importante nella società non sono sempre sono state accolti con favore.

È il caso dei videogiochi, che per lungo tempo sono stati ritenuti responsabili di generazioni di ragazzi cresciuti inermi e un po’ svogliati davanti ad uno schermo.

Quest’immagine è accompagnata da un giudizio negativo del gioco (poco importante e a volte stupido) e delle sue conseguenze (la passività dei giovani). Oggi assistiamo a un parziale riscatto e lentamente stanno emergendo esperienze educative e ricerche che dipingono i videogiochi come nuovi strumenti di apprendimento.

 

I videogiochi e le forme di conoscenza

I videogiochi sono il riflesso di una cultura specifica, sono strumenti complessi che usano dei codici comunicativi particolari in grado di attrarre fruitori sempre più esigenti e poco ingenui. Da un punto di vista psicologico le sollecitazioni sono molteplici.

Sul versante cognitivo, il videogioco presenta molti aspetti interessanti: innanzitutto coinvolgono il livello percettivo-motorio e la coordinazione occhio-mano. D’altra parte sono anche oggetti simbolici che narrano storie servendosi delle immagini e dei valori di una determinata cultura (l’amore per il calcio, l’attrazione della guerra, ecc.).

A livello sociale la possibilità di giocare in gruppo o contro degli altri porta i giovani giocatori a sperimentare in modo protetto le dinamiche sociali quotidiane, come la spinta competitiva, il lavoro di squadra o l’azione strategica.

 

I videogiochi a scuola

Questa svolta viene avvalorata da quegli esperti che supportano un uso sperimentale dei videogiochi a scuola, ovviamente in chiave educativa. Le nuove tecnologie sono strumenti e in quanto tali è possibile utilizzarli in modo critico incorporandoli così nelle attività scolastiche. Ciò permetterebbe di utilizzare strumenti graditi agli studenti e allo stesso tempo valorizzare le loro attività senza denigrarle a priori. Italo Tanoni, esperto del settore, sottolinea che sarebbe meglio parlare di una collocazione, piuttosto che di un inserimento del videogioco, all’interno di un modello di apprendimento moderno  in grado di sfruttare quegli strumenti che i discenti useranno in futuro.

 

Videogiochi e insegnanti

L’ultimo elemento da considerare, ma non per questo meno importante sono i docenti. La questione è duplice: innovazione e gap culturale. L’innovazione è sempre apprezzata, ma la costruzione di una didattica moderna costa molto lavoro e soprattutto un cambiamento di prospettiva. Non è detto che si trovino le risorse umane e finanziare per un cambiamento di questa portata.

L’altra questione è l’abisso che separa la classe docente dagli studenti per quanto riguarda le abilità informatiche. Non si tratta solo di colmare una mancanza: è la velocità con cui si evolvono le tecnologie che renderà sempre difficile portare degli adulti a competere con la curiosità e la spinta al nuovo della giovinezza.

 

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