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COS'È L'APPRENDIMENTO LATENTE?

Non tutto quello che apprendiamo si manifesta nel mondo, a volte rimane celato e custodito come un prezioso tesoro fino al momento opportuno.

 

Dare una definizione di apprendimento è un’impresa tutt’altro che semplice. Per molti anni i ricercatori hanno elaborato teorie per cercare di spiegare com’è e come avviene ma senza arrivare ad un pensiero comune e lasciando la questione ancora aperta.

In generale possiamo dire che l’apprendimento è un insieme di processi che permettono di acquisire conoscenza, capacità, competenza, atteggiamenti, modi di pensare e valori, ma anche di adattarsi all’ambiente mettendo in campo le risorse e le informazioni possedute per affrontare al meglio la realtà.

Spesso dà vita ad un comportamento o manifestazione nella realtà esterna, ma non sempre ciò è immediato.

 

Le forme di apprendimento: l’apprendimento latente

Le modalità di apprendimento sono molteplici, così come le teorie: c’è chi sostiene che si impari grazie ad un processo di condizionamento di uno stimolo irrilevante che diventa fondamentale per la risposta, chi dice che è necessario un rinforzo al comportamento messo in atto, chi parla di apprendimento per prove ed errori, per insight o intuizione oppure per imitazione, ecc.

In questa vasta distesa di teorie, Edward Tolman e Honzik (1930) hanno osservato che l’apprendimento può avvenire anche senza un condizionamento e un rinforzo, in assenza di un modello e può non essere seguito necessariamente da un comportamento immediato.

Stiamo parlando di apprendimento latente: ovvero che rimane celato fino a quando non si presenta un nuovo bisogno.

Ogni volta che esploriamo la realtà o facciamo esperienze raccogliamo delle informazioni che organizziamo in mappe mentali in cui rappresentiamo la realtà e possibili stili di comportamento da mettere in atto. Queste mappe vengono fatte riemergere dai nostri “cassettini mentali” e si attiva un comportamento in risposta a specifiche condizioni ambientali.

Sono qualcosa che rimane fermo, che non si manifesta ma che ci permette di dare una risposta a situazioni diverse, in momenti differenti.”Come dire impara l’arte e mettila da parte”.

È ben diverso dal “colpo di genio”, meglio definito insight, perché in questo c’è un’intuizione, mentre nell’apprendimento latente c’è un processo di apprendimento graduale, solo non definito da uno scopo preciso.


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Apprendimento latente: una prova scientifica

Tolman e Hoznik hanno eseguito un esperimento per testare l’ipotesi della formazione di una rappresentazione mentale e non una traccia specifica di un comportamento.

Tre gruppi di topi sono stati messi in un labirinto: il primo gruppo non riceve rinforzi all’uscita, il secondo sì fin dall’inizio e il terzo riceve rinforzi solo a partire dell’undicesimo giorno. I risultati mostrano che il gruppo sempre ricompensato impara velocemente a fare meno errori, e il gruppo rinforzato dopo 10 giorni diminuisce immediatamente e drasticamente il numero di errori dopo i primi rinforzi. Quindi deve aver costruito una rappresentazione latente del labirinto che prima non era necessaria.

I topi non hanno girato a vuoto nel labirinto ma hanno generato schemi possibili di azione, utili nel momento in cui c’è stato uno scopo da raggiungere: il cibo.

 

Dove si manifesta?

Ogni giorno facciamo tesoro di esperienze di apprendimento, spesso inconsapevoli e non volontarie. A tutti sarà capitato di assumere un comportamento mai attivato prima e farlo in modo corretto e funzionale. Strano vero? Quello che avviene è proprio la costruzione di uno schema del comportamento anche nel momento in cui lo osserviamo ripetutamente.   

Ricorda un po’ quelle situazioni in cui per “sopravvivenza“ si riescono a fare delle cose che nemmeno si immaginano. Non è magia e nemmeno fortuna, ma la capacità della nostra mente di rielaborare degli schemi mentali appresi e adattarli alla nuova situazione in cui è presente uno scopo.

È ciò che permette ai bambini compiere delle azioni, lasciando a bocca aperta gli adulti che non sanno dove e come possono essere state apprese. Attraverso l’osservazione essi hanno raccolto informazioni che, nel momento in cui fa capolino un nuovo bisogno, vengono riattivate nella traccia mentale, adattata alla nuova situazione.

L’apprendimento latente è la dimostrazione che ogni esperienza, anche senza alcuna nostra motivazione, intenzione, attenzione e reale coinvolgimento, ci plasma e ci insegna qualcosa, non importa se ne siamo consapevoli, l’importante è che lasci un segno nella nostra mente. Questo permette di adattarsi, di crescere, di creare cose nuove e di agire nel mondo in modo produttivo.

Ovviamente, poichè il motore che attiva la traccia in memoria e il suo modellamento in base allo stimolo è l’obiettivo da raggiungere o un bisogno da soddisfare, può capitare che il comportamento non sia positivo ma comunque funzionale allo scopo. Qui entrano in gioco diverse componenti che orientano l’azione e quindi il corretto uso delle informazioni apprese.

 

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