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CINEMA TERAPIA E MAL D'AMORE: INTERVISTA A MANLIO CASTAGNA

Pronto soccorso cinematografico per cuori infranti non è un semplice libro che si legge una volta e poi si abbandona nella libreria: è una guida, o meglio un manuale consultabile al momento opportuno, con le istruzioni dettagliate e precise, ma non prive di ironia, su come curare le proprie ferite d'amore attraverso la visione di un film. Abbiamo intervistato l'autore, Manlio Castagna, per saperne di più sul cinema come terapia dell'anima

Manlio Castagna, vicedirettore artistico del Giffoni Film Festival dal 2007, docente di Teoria e tecnica della sceneggiatura, Marketing neurosensoriale ed Event specialist, è anche autore di cortometraggi, sceneggiature per il cinema e documentari. Con Pronto soccorso cinematografico per cuori infranti è al suo esordio letterario.

 

In che modo un film può alleviare se non addirittura placare il "mal d'amore"?

Sarei disonesto se dicessi che un film può davvero guarire una ferita psicologica, un male interiore radicato e doloroso, ma alleviare una pena è possibile. Perché una storia al cinema può fare luce nel buio che si è insinuato nella tua mente.

La cinema terapia ci permette, se ben utilizzata di accedere agli strati più profondi del nostro territorio emotivo. Per far questo, come scrive benissimo Sergio Castellitto in una delle presentazioni al mio libro, lo spettatore "deve accettare la sfida di un coinvolgimento che lo metta in pericolo". Cioè deve guardare il film e mettersi in gioco, saperlo utilizzare. Per questo ho sentito il bisogno di scrivere il libro: per offrire una guida al corretto utilizzo del cinema a scopo terapeutico.

Con molta ironia, logicamente. Niente di nuovissimo o di eclatante, solo un vademecum per orientarsi meglio tra i tanti film a cui possiamo accedere e una chiave di lettura per utilizzarli al meglio.

 

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I film possono essere una cura più che altro per le pene d'amore o possono offrire una soluzione per affrontare altre piccole grandi difficoltà della vita?

I film possono essere utili in tutti i casi e per le più disparate afflizioni dell'animo. Da anni negli Stati Uniti, e ormai un po' ovunque, si è diffusa la pratica dell'utilizzo del cinema come supporto alle terapie psicologiche classiche.

 

Il principio di immedesimazione è senza dubbio un'arma potente attraverso il quale possiamo identificare la nostra esperienza con quella narrata nel film. Poi, quando il finale è positivo, ci consoliamo e abbiamo più fiducia che tutto possa risolversi. Non si corre però anche il rischio di rimanere ancora più delusi nel caso la nostra situazione non si evolva positivamente come nel film? Quali sono quindi le "avvertenze"?

L'avvertenza è che il film non è il ritratto fedele di un'esistenza. È solo una vita senza i tempi morti! E ogni vita ha un suo percorso. Dai film dobbiamo estrarre degli spunti di riflessione, delle dinamiche che possiamo comparare alla nostra, delle analisi emotive che possono aiutarci a sviscerare meglio i nostri problemi. I film non propongono soluzioni facili, ma sollevano fertilissime domande.

 

Nell'introduzione scrive che l'effetto cognitivo del cinema come terapia si spiega con la presenza in noi di "sette intelligenze": quali sono e come il cinema permette di attivarle tutte?

L'intelligenza logica viene stimolata seguendo la trama del film. Ricostruire l'intreccio (fatto di ellissi temporali, di salti nel tempo e sequenze di azioni) attiva questa prima intelligenza. Quella linguistica è messa in gioco dalla comprensione dei dialoghi, mentre quella visivo-spaziale è in azione sempre perché ha a che fare con immagini, colori e simboli (di cui un film è pieno).

L'intelligenza musicale entra in fibrillazione con i suoni e la musica, quella "interpersonale" con la narrazione della storia. L'intelligenza cinestetica trova la sua fonte a cui dissetarsi nei "movimenti" che il film propone e per finire, la settima intelligenza, quella intrapsichica (che si definisce anche “emotiva”) è sollecitata fortemente dalle componenti emozionali della storia stessa.

 

Vista la sua professione avrà visto migliaia di film. Quali sono stati i criteri per selezionare quelli riportati nel libro?

In effetti per lavoro e per piacere guardo in tutto circa 500 film all’anno e a volte sembra che nella mia testa sia così piena di cinema che resta poco per la realtà quotidiana.

Non mi è stato, però, difficile selezionare, mi sono lasciato semplicemente guidare da ciò che ho sperimentato direttamente o indirettamente (vedendo la reazione sugli altri) grazie alla visione di questi film. Non ho la pretesa di aver scelto assolutamente i film migliori e quelli più efficaci, ogni scelta impone di trascurare qualcosa che potrebbe anche essere meglio. L’importante è essere consapevoli di aver fatto un lavoro onesto.

 

Qual è il film, se ce n'è uno in particolare, che l'ha aiutata di più a comprendere e superare una situazione difficile?

A me ha fatto molto bene: Quel che resta del giorno (film del 1993, diretto da James Ivory, ndr).

Mi ha aiutato a capire che in amore non bisogna tirarsi indietro mai, perché non c’è nulla di peggio del rimpianto.

 

In che modo il cinema in generale aiuta la crescita personale dell'individuo?

Sarebbe lungo rispondere a questa domanda in maniera esauriente. Dirò soltanto che il cinema è un’occasione per mettere alla prova la nostra capacità di guardarci dentro. Un buon film acuisce il senso del “bello” e questo è già un passo importante per la crescita di un individuo. Chi sa apprezzare il “bello” di solito è incapace di inciviltà.

E dal mio punto di vista, una persona che ha valore è quella che sa apprezzare il valore degli altri e di ciò che ha intorno. In poche parole: una persona civile!

 

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