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AFFINITÀ DI COPPIA, COSA CI ATTRAE DELL'ALTRO?

Non è tanto la “novità” a farci sentire attratti da una persona, quanto la “familiarità”: percepire in maniera del tutto inconscia che certe caratteristiche dell'altro si accordano con i nostri modelli o esperienze del passato. L’affinità di coppia deriva da questo “riconoscimento reciproco”.

 

Il fascino della novità, l’ebbrezza della persona intrigante e misteriosa, l’eccitazione della scoperta… Sono tutti “ingredienti” dell’esplosivo cocktail dell’attrazione e della seduzione. Si gioca a mantenere il mistero, si tiene l’altro sulla corda, ci si svela solo in parte alimentando curiosità e interesse.

Ma la mente umana sa essere alquanto stupefacente e può lasciare “spiazzati” anche i Don Giovanni più accaniti.

Altro che fascino dell’ignoto: sono le aspettative e i modelli di relazione che ci portiamo dietro dal nostro passato a guidare in maniera del tutto inconscia la scelta del partner e l’affinità di coppia.

Non si pensi però che questo reciproco “gioco di specchi” sia necessariamente un male, può rivelarsi anche un potente fattore evolutivo per la psiche di ognuno.

 

L’affinità di coppia e i modelli di attaccamento

Abbiamo detto che ognuno di noi ha nella mente, in maniera del tutto “intuitiva” e inconsapevole”, un’idea più o meno precisa di come debbano/possano funzionare le relazioni affettive.

Ognuno, infatti, ha aspettative diverse relative alla fiducia che può riporre nell’altro, alle condizioni nelle quali potrà sentirsi amato e accettato, ai pericoli che potrà correre nel caso di perdita o separazione.

Tutto questo deriva dalle modalità coi le quali abbiamo instaurato i primi legami affettivi della nostra infanzia: se abbiamo percepito le nostre figure di riferimento come “basi sicure” avremo probabilmente più fiducia nella possibilità di incontrare un partner affidabile e ricercheremo istintivamente quel tipo di presenza nella nostra vita.

Al contrario, se l’esperienza con i nostri genitori è stata ambigua o distanziante è probabile che avremo imparato implicitamente ad aspettarci che l’altro possa essere imprevedibile, incoerente oppure distante e scarsamente disponibile.

Ci sembrerà quindi inevitabile doverci preoccupare continuamente di mantenere la vicinanza dell’altro oppure di dovercela “cavare da soli” evitando di investire affettivamente su chi pensiamo non sarà disponibile ad accoglierci.

Saremo quindi guidati intuitivamente verso quelle persone più affini a questi modelli di relazione. Ecco perché, ad esempio, potremo sentirci attratti solo da partner evanescenti e inaffidabili che confermino le nostre aspettative inconsce, ma annoiati e disinteressati da partner più affidabili e solleciti.

 

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La coppia come relazione “curativa”

I modelli di attaccamento che abbiamo interiorizzato non sono però sempre “assoluti” e non definiscono necessariamente un destino già scritto. Ognuno di noi può aver sperimentato elementi di maggiore o minore sicurezza con figure diverse, aver instaurato magari un legame insicuro con un genitore, ma maggiormente sicuro con l’altro o con altre figure di riferimento.

Tutto questo rende possibile che anche in età adulta una persona possa fare esperienza di “nuove” relazioni profondamente significative che possano “spostare” il proprio sistema di attaccamento in una direzione di maggiore sicurezza (Casibba, 2003).

Esempi in questo senso sono: la conversione religiosa, la psicoterapia e la relazione di coppia. Non a caso il matrimonio è stato definito anche come una relazione terapeutica naturale (Dicks HV. 1967).

 

Affinità di coppia, tradimenti e confini

Un altro fattore indiscutibilmente importante nel regolare l’affinità di coppia è quello relativo al modello di coppia che abbiamo interiorizzato.

Non, quindi, solo il modello delle relazioni di attaccamento in generale (quanto e come si possa far affidamento sulla presenza dell’altro come “base sicura”), ma, oltre a questo, il modello di relazione fra maschile e femminile entro quella che è (o dovrebbe essere) l’esclusività di una coppia.

La coppia per definirsi tale dovrebbe rappresentare un nucleo separato e distinto dall’esterno e fondare entro questa esclusività i rapporti fra uomo e donna (Kernberg, 1996).

È soprattutto la coppia genitoriale ad averci trasmesso questo modello. Si trattava di una coppia solida, dove i due coniugi arano complici? O tendevano a chiamare in causa i figli per agire i conflitti coniugali? Era una coppia segnata dal tradimento e/o da relazioni psicologicamente “incestuose” dove uno dei genitori cercava nel figlio una compensazione affettiva o un accudimento?

Situazioni di questo tipo in cui i confini fra la relazione coniugale e quella genitoriale si sono fatti eccessivamente “fluidi” e emotivamente interscambiabili possono influenzare il tipo di legame di coppia che si tenderà a costruire in età adulta.

Un esempio è quello della costante paura del tradimento – sia esso realmente accaduto o solo prefigurato – che ripristina, nella mente della persona, una situazione triangolare (l’ “altro” o l’ “altra” sono sempre in agguato) dove l’esclusività della coppia non è garantita né salvaguardata e con essa la sicurezza di poter essere oggetto di un amore adulto.

È fondamentale per un figlio poter vivere una “sana” esclusione dal rapporto di coppia dei propri genitori: sia per veder riconosciuto il proprio diritto a restare “dalla parte dei bambini” (e non prendere il posto dell’adulto come coniuge o genitore del proprio genitore), sia per fare esperienza di una coppia “sicura” a cui far riferimento tanto durante l’infanzia, quanto in età adulta come modello interno.

 

Animus e Anima nell’affinità di coppia

L’amore dunque può curare o far ammalare, l’affinità di coppia può essere sana oppure corrispondere a un incastro disfunzionale. Jung sosteneva che in ognuno di noi esiste non soltanto la dimensione psichica corrispondente al nostro sesso biologico, ma anche l’energia complementare, spesso nascosta in lati oscuri della nostra personalità.

Entrambi gli archetipi di Animus e Anima infatti sono presenti, seppur in proporzioni diverse, nella psiche di uomini e donne.

Un uomo serberà in sé un proprio lato femminile così come una donna nasconderà in sé un proprio lato maschile. Saper riconoscere e integrare il maschile e il femminile dentro di noi è fondamentale tanto per la crescita psicologica individuale, quanto per l’affinità di coppia.

Rifiutare o disconoscere le nostre controparti maschili/femminili ci porta a proiettarle sul partner attribuendo a lui/lei caratteristiche che non gli appartengono, ma che riguardano noi stessi.

Sono i casi in cui, ad esempio, si passa da una primissima fase di totale idealizzazione a una dolorosa disillusione non appena la realtà fa emergere la inevitabile distanza fra la proiezione ideale e la persona reale.

Per poter conoscere e amare una persona per come realmente è, è necessario aver prima compiuto questo processo in se stessi.

 

Bibliografia:
Casibba R. Attaccamenti multipli. 2003. Milano: Unicopoli;
Dicks HV. Marital Tensions. 1967. Trad. it. Tensioni coniugali. Studi clinici per una teoria psicologica dell’interazione. Roma: Borla 1992;
Kernberg OF Relazioni d'amore. Normalità e patologia. 1996. Milano: Raffaello Cortina.

 

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Foto: Oleksii Hrecheniuk / 123rf.com

 

 

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