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INSEGNARE LA GENTILEZZA AI BAMBINI

Insegnare la gentilezza ai bambini, una sfida per gli adulti che parte dal ritrovare il valore e la bellezza di questa modalità di azione e pensiero gratuito verso il prossimo. Ecco da dove incominciare.

Forse pochi sanno che il 13 di novembre è la Giornata Mondiale della Gentilezza, istituita a Tokio nel 1997 durante una conferenza e riconosciuta da differenti stati tra cui l’Italia. La domanda che forse sorge spontanea è perché istituire una giornata apposita su questo tema?

La risposta può vagliare differenti motivi, uno su tutti è forse il desiderio a livello mondiale di ripristinare questa caratteristica di comportamento e atteggiamento, riattivando alcuni valori e principi che nell’epoca dell’individualismo, della paura e del successo ad ogni costo, si sono persi anche nella quotidianità.

La giornata ha quindi come scopo quello di riattivare un pensiero e alcune iniziative che siano simbolo, punto di partenza e momento per confrontarsi sull’importanza di ritrovare la gentilezza ed educare i più piccoli a essa, per un futuro migliore.

 

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Il potere della gentilezza

Per gentilezza si intende una serie di comportamenti e atteggiamenti volti a fare del bene all’altro, a creare benessere, migliorare una condizione sfavorevole o semplicemente “strappare un sorriso” a qualcuno attraverso un gesto positivo e di apertura. Agire con gentilezza infatti apre alle relazioni positive e connotate da condivisione, supporto, reciprocità e accettazione dell’altro nel suo modo di essere. Tuttavia, a trarne giovamento non è solo chi riceve le gesta gentili o un pensiero, ma anche chi le compie, trovando soddisfazione nel fare del bene, nell’agire secondo principi morali e valori profondi, incrementando la consapevolezza di sé e delle proprie possibilità di modificare, anche se di pochissimo la realtà attorno. Genera uno stato di “leggerezza”, benessere, soddisfazione, sentendosi utile per altri.

 

Insegnare la gentilezza: una sfida per gli adulti

In questa società poche sono le manifestazioni libere di gentilezza al punto che le buone maniere e la vecchia e cara buona educazione, sembrano scomparse. Si vede gente andare dritta per la propria strada, non curandosi di cosa e chi si ha accanto, dei bisogni altri e della possibilità di fare un piccolo dono, anche solo con un sorriso o piccolo gesto. 

Questo è vero tra gli adulti, ma purtroppo anche tra i bambini, che risentendo e apprendendo dalle parole e gesta degli adulti, sono restii e faticano ad agire gentilmente. È raro trovare bambini che, “banalmente” dicono per favore, grazie, prego, chiedono permesso, guardano le persone che parlano con loro mostrando attenzione mentre ascoltano, hanno rispetto per l’adulto, chiedono scusa se sbagliano, condividono, ecc, ecc, ecc.

In sostanza di sono smarriti valori importanti del vivere sociale in cui agire con gentilezza, rispetto e attenzione all’altro, assumono un ruolo fondamentale e prioritario per il benessere collettivo. Genitori e insegnanti hanno il compito di insegnare ai più giovani ad essere gentili, nelle differenti forme, verbali e comportamentali, riattivando la condivisione e il supporto reciproco.

 

Come insegnare la gentilezza ai bambini

Insegnare la gentilezza parte dall’essere gentili. In poche parole, i bambini apprendono specialmente per modellamento ovvero dall’osservazione e imitazione di un modello, solitamente gli adulti di riferimento. Pertanto, il primo insegnamento passa dall’azione degli adulti, ancor prima delle parole e spiegazioni lunghe e spesso complesse: insomma date il buon esempio.

È importante rivolgersi ai bambini con gentilezza, mostrando attenzione ai loro bisogni, alle loro richieste, ascoltando e mostrando interesse. La gentilezza poi va estesa all’esterno, verso il prossimo, sia esso conoscente o meno, mostrando concretamente al bambino come essere gentili.

Oltre all’essere un modello è bene svolgere con il bambino attività o iniziative in cui l’altro sia al centro, come volontariato, o altre che possono stimolare il senso del rispetto e aiuto.

La gentilezza deve diventare elemento fondante del vivere quotidiano, quindi nelle piccole gesta famigliari in cui niente deve essere scontato, per cui, oltre ad aiutare nelle piccole faccende domestiche o assumersi via via le proprie piccole responsabilità, educare il bambino a mostrare gratitudine per quello che possiedono e per quanto genitori, fratelli, nonni, ecc fanno per loro. Ad esempio ringraziare la mamma per la cena, per averlo accompagnato a destra e a manca, riconoscendo nel gesto altrui qualcosa per sé che va retribuito almeno con un semplice “grazie”.

A scuola si può stimolare la condivisione, la collaborazione e il rispetto reciproco, supportando piccoli gesti come raccogliere il materiale del compagno se cade, ringraziare, dividere la merenda se a qualcuno manca e tante altre cose.

Le modalità per insegnare ai bambini ad essere gentili sono tante, sta all’adulto, che ha ruolo di educatore, cogliere quelle migliori e aiutare il piccolo ad agire con rispetto, gentilezza, attenzione all’altro e condivisione, per garantire un mondo futuro migliore. Il primo passo però ha radici nel ritrovare il valore della gentilezza a livello generale e sociale. Ecco allora che il 13 Novembre dovrebbe essere una buona occasione per smuovere animi e pensieri, ma che sicuramente e inevitabilmente non può fermarsi alle poche ore di quel giorno, ma proseguire ogni singolo istante.

 

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Foto: Evgeny Atamanenko / 123rf.com

 

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